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lunedì 30 settembre 2013

ATTIVITA' PROMOZIONALI AS.PE.I RIVIERA DEI CEDRI E STUDIO D'AURIA ANNO SCOLASTICO 2013/2014

DOPOSCUOLA INDIVIDUALE. NUMERO CHIUSO.
ISCRIZIONI APERTE TEL. 098543877 - 3334906617

Il servizio è rivolto a tutti e mira al supporto genitoriale e alla promozione della cultura.
E' prevista la possibilità di ottenere servizi aggiuntivi a costi ridotti per gli associati della Sezione As.Pe.I. Riviera dei Cedri. 
Per ulteriori informazioni sulle modalità di adesione rivolgersi alla sede sociale presso lo Studio di Consulenza e progettazione socio-pedagogica dott.ssa Giuseppina D'Auria, di cui si pubblicano i recapiti.
 

giovedì 19 settembre 2013

Il concetto di rete e la sua significatività per il lavoro sociale. Nasce la lotteria di beneficenza del Mar Tirreno.



La lotteria di beneficenza del Mar Tirreno, ha come scopo quello di sostenere i progetti sociali di cinque associazioni in rete e partenariato con la Fondazione Calabria Etica.

    Servizi e operatori sociali non sempre hanno consapevolezza sulla fondamentale importanza del lavorare all’insegna dell’integrazione e della concertazione delle risorse disponibili. Non sempre si prende coscienza delle tante possibilità di cura che possono provenire partendo dal "basso", cioè, partendo dai bisogni effettivi del territorio, facendo "rete" intorno al disagio sociale evitando, così, che possa trasformarsi in esclusione sociale.

    Le reti sociali sono al centro di un interesse crescente non solo da parte di chi si propone di fare ricerche e studi approfonditi ma anche da parte di chi opera e sperimenta le teorie sul "campo" - operatori sociali in generale e assistenti sociali in particolare. Infatti, i professionisti riscoprendo e valorizzando i reticoli sociali sono stimolati ad interagire con essi affinché le situazioni di bisogno non siano risolte solo attraverso lo sforzo tecnico e formale dei servizi ma anche attraverso l’azione congiunta di altre relazioni di aiuto formali ed informali.

    In generale per "networking" si intende quel processo finalizzato a legare tra loro tre o più persone tramite "connessioni e catene, significative, di relazioni interpersonali". In quanto tale, il lavoro di rete non richiama un processo inventato negli ultimi anni ma è qualcosa che fa parte della natura umana sin dalle sue origini, anche se "solo adesso" lo si sta sempre più considerando come una possibile strategia di intervento sociale.

    Nel discorso sul lavoro di rete è significativo ricordare la distinzione fra due tipi di sistemi di aiuto:

    - formale

    - informale.

Il primo è composto da assistenti sociali, psichiatri, psicologi, educatori, medici e operatori sociali di vario genere.

    Il secondo sistema di aiuto è costituito da amici, parenti, colleghi di lavoro, vicini di casa i quali possono incidere, in un certo qual modo, sulla vita delle persone affinché queste possano soddisfare i loro bisogni autonomamente.

    La differenza tra i due sistemi risiede nel fatto che gli operatori che svolgono una professione d’aiuto hanno delle competenze e utilizzano delle tecniche che permettono loro di svolgere il proprio compito mentre i natural-helper non hanno bisogno di strutturare il loro ruolo, in quanto, agiscono spontaneamente diventando una preziosa risorsa naturale di self-help.

    Questi due sistemi di aiuto - formale ed informale - si possono considerare elementi essenziali del lavoro di rete. Lasciati a sé stessi i due sistemi di intervento potrebbero andare uno contro l’altro non producendo, sicuramente, benessere sociale. Dunque, il modo più efficace di utilizzare i network sembra essere quello di coordinare gli interventi professionali con le risorse naturali che ogni comunità possiede. Per questo i professionisti dovrebbero accettare i natural-helper come validi collaboratori nella loro azione. Vista la continua diminuzione di investimenti e finanziamenti, da parte degli Stati moderni, nel campo dei servizi sociali, si rende sempre più necessario un coordinamento ed una maggiore valorizzazione delle risorse sociali che possono esistere in ogni comunità. Infatti, se è vero che i servizi sociali continueranno a funzionare a singhiozzo a causa dell’incostante sostegno dello Stato, è altrettanto vero che la fonte stabile di risorse è data dai network naturali di aiuto.

    Un’attività importante è l’esplorazione di rete; essa attiene all’intervento di rete e, quindi, implica un punto di vista più operativo. Chi svolge l’esplorazione di rete è un operatore sociale che interviene sul campo. Egli per capire i reticoli ed approcciarli cerca di rappresentarli e descriverli attraverso specifici indicatori, in funzione dell’ambiente e delle peculiarità sociali che si presentano. L’obiettivo dell’esplorazione non è di natura esclusivamente conoscitiva. Infatti, dal momento in cui l’operatore sociale entra nella rete con le sue tecniche, con la sua stessa storia e i suoi modi di essere produce una "forma" di intervento che ha un forte impatto sia sui singoli sia sulla rete nel suo complesso.

    Fra i diversi livelli di esplorazione è importante ricordare quello che riguarda la natura delle reti presenti. A tal proposito si possono distinguere i seguenti tipi di rete:

    • reti primarie

    • reti secondarie formali ed informali

    • reti di terzo settore

    • reti di mercato e reti miste.

    La differenza fondamentale tra le diverse reti sta nel diverso "medium" (o mezzo di scambio) attraverso il quale si realizzano i rapporti tra i membri delle reti e tra una rete e le altre. Questi mezzi di scambio possono essere: la reciprocità, il diritto, la solidarietà, il denaro o un mix tra gli stessi mezzi.



In tutta l’attuale normativa nella quale si tratta e assume rilevanza il binomio “salute e sicurezza”, dalla tutela della salute del cittadino alla salvaguardia dell’incolumità pubblica, dall’educazione al senso civico ed alle regole di vita sociale al rispetto dell’ambiente ed all’uso del territorio, dal miglioramento delle condizioni dei nuclei familiari disagiati al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, dal rispetto per le nuove regole in materia del codice della strada ai comportamenti coscienziosi da assumere nella guida e in tutto ciò che comporta l’uso quotidiano dei dispositivi di protezione individuale, ecc., ecc., incidono significativamente sull’andamento e mutamento della vita sociale, poiché comporta un giudizio di riflesso, un’immagine tangibile del suo grado di civiltà a seconda delle risposte che la comunità consegue all’interno di queste tematiche, concretizzando un miglioramento o un abbandono (o degrado) della qualità della vita urbana e sociale.

Ciò che risulta e risalta in maniera importante è che, ogni norma per conseguire gli obiettivi attesi, sottolinea incessantemente la necessità di promuovere e rafforzare la cultura della prevenzione, ovvero quell’istituto fondamentale attuabile per ridurre i fenomeni di abbandono sociale, concretizzabile mediante campagne di studio inerenti le tematiche precipue dei territori, promuovendo la diffusione degli argomenti attraverso forme di educazione sociale, didatticamente nelle scuole, coinvolgendo le famiglie, i genitori i ragazzi mediante attività di sensibilizzazione particolareggiate, con l’obiettivo centrale di mantenere integri e/o migliorare la qualità dell’ambiente, aumentando il senso di appartenenza ad una comunità ed ai luoghi della vita quotidiana.

Sentirsi “sicuri” e “tutelati” è per i cittadini un’esigenza primaria.

A tale bisogno occorre dare risposte concrete promuovendo la sicurezza in tutte le sue sfaccettature: sicurezza sociale, sicurezza stradale, sicurezza sul lavoro, sicurezza sul territorio, rispetto dell’ambiente, conseguimento dell’ordine pubblico, ecc.

Conseguire tale finalità, necessita di una importante fase iniziale: la conoscenza del territorio e dei suoi bisogni, poiché il territorio altri non è che la sede fisica delle risorse sulla quale ogni cittadino o comunità attinge per  soddisfare i propri bisogni esistenziali.



Le singole attività progettuali sono integrate in quanto condividono tematiche relative a:

Sicurezza e Legalità, Salute e Prevenzione, Informazione e Formazione. Tutte sono basate su una propedeutica analisi del fabbisogno territoriale e mirano a raggiungere la cittadinanza con particolare attenzione alle nuove generazioni.





sabato 14 settembre 2013

Calabria LR 18/95. Norme per il riconoscimento e per la promozione delle organizzazioni di volontariato.

L.R. 19 aprile 1995, n. 18. Norme per il riconoscimento e per la promozione delle organizzazioni di volontariato. (B.U. n. 46 del 26 aprile 1995). Art. 1. Finalità. 1. La Regione Calabria riconosce e valorizza le attività delle organizzazioni di volontariato che realizzano, senza scopo di lucro e a fini esclusivi di solidarietà, finalità di carattere sociale, civile e culturale per: a) contrastare l\'emarginazione; b) prevenire e rimuovere le situazioni di bisogno; c) accogliere la vita e migliorarne la qualità; d) concorrere al perseguimento dei fini istituzionali del servizio sanitario regionale; e) concorrere alla predisposizione ed erogazione dei servizi gratuiti a favore dei singoli o di gruppi di persone; f) assicurare la fruizione del diritto allo studio per tutti i cittadini, anche con particolari attività di formazione ed orientamento per minori e giovani, nonché di attività di promozione culturale ed educazione permanente per adulti; g) promuovere attività di protezione e salvaguardia dell\'ambiente e per interventi in situazioni di pubbliche calamità. 2. La Regione, attraverso gli strumenti di pianificazione, fissa gli ulteriori obiettivi e le conseguenti attività da valorizzare anche con incentivi di ordine economico. 3. La Regione promuove inoltre iniziative di studio inerenti al volontariato sociale. Art. 2. Attività di volontariato. 1. Ai fini della presente legge sono attività di volontariato quelle svolte dalle organizzazioni di volontariato o da singoli volontari esclusivamente per fini di solidarietà e senza remunerazione. 2. Ai volontari è possibile rimborsare le spese effettivamente sostenute, entro i limiti previsti dalle organizzazioni di appartenenza. 3. Sono organizzazioni di volontariato gli organismi liberamente costituiti, dotati o meno di personalità giuridica, le cui norme statutarie o i cui ordinamenti interni prevedano espressamente l\'esclusione di ogni fine di lucro e di remunerazione anche indiretti. 4. Le attività di volontariato devono essere prestate in aderenza ai principi fissati dall\'art. 2 della legge 11 agosto 1991, n. 266. 5. La qualità di volontariato è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l\'organizzazione di cui fa parte, mentre è compatibile con la qualità di dipendente pubblico, quando le prestazioni hanno luogo fuori dall\'orario di lavoro in servizi pubblici e privati diversi da quelli prestati come dipendente. 6. I funzionari di Enti locali preposti alla dirigenza di servizi per il volontariato, non possono appartenere ad alcuna organizzazione di volontariato in qualità di dirigenti. 7. La Regione Calabria favorisce inoltre, la qualificazione e formazione delle organizzazioni di volontariato, nonché la realizzazione di servizi innovativi e sperimentazioni particolarmente significative da parte delle stesse all\'interno del territorio regionale. 8. I lavoratori di Enti pubblici o privati che facciano parte di organizzazioni iscritte nell\'Albo di cui all\'art. 4 hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità dell\'orario di lavoro e delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l\'organizzazione aziendale e con le integrazioni di cui all\'art. 17 della L. 266/91. Art. 3. Organizzazioni di volontariato. 1. Le organizzazioni di volontariato devono costituirsi ai sensi dell\'art. 3 della legge n. 266/1991 e secondo quanto previsto dalla presente legge. 2. Le organizzazioni di cui al presente articolo, per garantire il funzionamento della struttura, possono assumere lavoratori dipendenti esclusivamente per finalità di supporto tecnico con esclusione di ogni attività di solidarietà. 3. L\'utilizzazione di prestatori d\'opera autonoma e specializzata deve avvenire nel rispetto del principio di cui al comma precedente. 4. E\' riconosciuto alle organizzazioni di volontariato ed ai singoli volontari il diritto di: - accedere alle strutture e ai servizi pubblici, ove ciò sia richiesto per l\'attuazione del servizio; inserirsi per integrare e collaborare con i servizi nell\'ambito dell\'attività proprie degli stessi senza sostituire personale dipendente; - partecipare alle attività di formazione e di aggiornamento organizzate dagli Enti locali o da terzi in rapporto al servizio convenuto; - partecipare alle attività di programmazione secondo quanto stabilito dalla normativa regionale vigente nei campi di applicazione della presente legge e della L. 5/87; - accedere alle informazioni e agli atti amministrativi concernenti i campi di applicazione della presente legge di competenza del Consiglio e della Giunta regionale e degli Enti locali; - partecipare nell\'ambito dei piani e delle finalità proprie degli Enti pubblici e delle Leggi Sanitarie e Sociali alla programmazione per le finalità sociali di cui all\'art. 1 di interventi pubblici con parere consultivo. 5. Le organizzazioni di volontariato debbono assicurare i propri aderenti, che prestano attività di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell\'attività stessa, nonché per la responsabilità civile verso i terzi, secondo le norme del Decreto del Ministero dell\'Industria e del Commercio del 14/2/1992. Art. 4. Registro regionale delle organizzazioni di volontariato. 1. E\' istituito, presso la Giunta regionale, il Registro regionale delle organizzazioni di volontariato (1) che può essere articolato in sezioni. 2. Le organizzazioni, riconosciute o meno ai sensi dell\'art. 12 del Codice Civile, che intendono chiedere l\'iscrizione, devono operare nel territorio regionale e presentare domanda al Presidente della Giunta regionale, corredata da: a) atto costitutivo o statuto o accordi degli aderenti; b) ordinamento interno, con l\'indicazione della persona cui è conferita la presidenza o la direzione; c) relazione degli interventi già attuati e programma di quelli che si intendono attivare specificando, per entrambi, le metodologie di intervento e la qualificazione dei volontari impiegati. 3. La Giunta regionale, entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della domanda, sulla base dei criteri individuati dall\'Osservatorio regionale sul volontariato di cui all\'articolo 5, lettera d), decide sull\'iscrizione dell\'organizzazione all\'Albo dandone comunicazione al Comune territorialmente competente. 4. I soggetti interessati devono richiedere, pena la cancellazione automatica dall\'Albo, la conferma dell\'iscrizione ogni tre anni, con la rinnovazione della documentazione di cui alla lettera c) del comma 2 e, qualora siano intervenute modificazioni, anche della documentazione di cui alle lettere a) e b) del medesimo comma. 5. La Giunta regionale verifica la permanenza dei requisiti ritenuti idonei all\'iscrizione e procede a saltuari accertamenti sulla regolarità della gestione delle organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo. 6. L\'iscrizione all\'Albo è condizione necessaria per poter fruire dei contributi eventualmente concessi da qualsiasi ente pubblico operante nel territorio regionale. 7. La perdita dei requisiti previsti dalla presente legge comporta l\'immediata cancellazione dall\'Albo. La cancellazione è disposta con deliberazione della Giunta regionale. 8. Ai fini dell\'applicazione del comma 5 dell\'articolo 6 della legge n. 266 del 1991, la Giunta regionale comunica alle organizzazioni di volontariato interessate le motivazioni dell\'eventuale rifiuto della iscrizione e della cancellazione dall\'Albo. Art. 5. Osservatorio regionale sul volontariato. 1. E\' istituito l\'osservatorio regionale sul volontariato. 2. L\'osservatorio è composto: a) dal Presidente della Giunta regionale o da un assessore suo delegato che lo presiede; b) da un rappresentante delle Province calabresi, designato dall\'Unione regionale delle province; c) da tre rappresentanti dai Comuni calabresi, designati dalla sezione regionale dell\'ANCI; d) da un rappresentante delle Comunità montane della Calabria, designato dall\'UNCEM calabrese; e) dal dirigente del dipartimento per i servizi sociali; f) dal dirigente del dipartimento per i servizi sanitari; g) dal dirigente del dipartimento piani e programmi; h) dal dirigente del dipartimento per la formazione professionale; i) da tre rappresentanti delle organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo di cui all\'art. 4, presenti ed operanti in almeno tre province della regione, indicati dalle organizzazioni medesime; l) da cinque rappresentanti - uno per provincia e con un massimo di due rappresentanti in totale appartenenti alla stessa organizzazione - delle organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo di cui all\'art. 4 che abbiano il maggior numero di aderenti, indicati dalle organizzazioni medesime; m) da tre rappresentanti di enti o istituzioni maggiormente rappresentativi che promuovono attività o cultura di volontariato, indicati dagli stessi. 3. Il Vice Presidente dell\'Osservatorio è eletto nella prima riunione tra i componenti indicati dalle organizzazioni di volontariato. 4. I componenti dell\'Osservatorio possono farsi sostituire di volta in volta da altro rappresentante a tal fine delegato. 5. In relazione alle materie trattate, il Presidente dell\'Osservatorio può invitare altri dipendenti regionali o studiosi o tecnici. 6. L\'Osservatorio è organo consultivo della Giunta regionale e, tra l\'altro, provvede a: a) esprimere parere sui programmi annuali di competenza della Giunta regionale; b) avanzare proposte alla Giunta regionale sulle materie oggetto delle attività delle organizzazioni di volontariato; c) esprimere parere sui disegni di legge e sulle materie che interessano i campi di intervento delle organizzazioni di volontariato di competenza della Giunta regionale; d) determinare i criteri e le modalità per la gestione e la tenuta dell\'Albo di cui all\'articolo 4; e) esprimere parere sulla tenuta e sulla gestione dell\'Albo di cui all\'articolo 4; f) esprimere parere sulla istituzione dei Centri di servizio regionali di cui all\'articolo 16; g) esprimere parere su progetti elaborati anche in collaborazione con gli Enti locali da organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo di cui all\'art. 4; h) promuovere e sostenere iniziative di formazione e di aggiornamento del personale volontario per la prestazione di servizi; i) promuovere ricerche e studi; l) fornire ogni utile elemento per la promozione e lo sviluppo del volontariato; m) diffondere la conoscenza delle attività svolte dalle organizzazioni di volontariato e dalle loro federazioni; n) pubblicare un rapporto regionale sull\'andamento del fenomeno del volontariato nella regione. 7. Alla costituzione della segreteria dell\'Osservatorio provvede la Giunta regionale. Art. 6. Funzionamento dell\'Osservatorio regionale sul volontariato. 1. L\'Osservatorio regionale sul volontariato è nominato dalla Giunta regionale, previa verificare dei requisiti posseduti dai rappresentanti indicati dalle rispettive organizzazioni, e resta in carica per la durata di tre anni. 2. Si procede alla nomina dell\'Osservatorio anche sulla base di una designazione pari almeno alla maggioranza dei componenti dell\'organo medesimo. 3. Le designazioni relative all\'articolo 5, comma 2, lettere b), c), d), i), l) ed m), devono essere effettuate entro sessanta giorni dall\'entrata in vigore della presente legge. Le designazioni di cui alle lettere i), l) ed m) dell\'articolo 5, comma 2, devono essere effettuate da tutte le organizzazioni interessate. 4. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma precedente provvede alla nomina la Giunta regionale, previa assegnazione di ulteriore termine di giorni 30. 5. Per la validità delle adunanze dell\'Osservatorio è necessaria la presenza di almeno la metà dei componenti. Le deliberazioni si prendono a maggioranza e, in caso di parità, decide il voto del Presidente. 6. La partecipazione alle riunioni è gratuita ed è ammesso il solo rimborso delle spese effettivamente sostenute per la partecipazione. 7. Nelle sedute di seconda convocazione, per la validità della seduta è sufficiente la presenza di un terzo dei componenti. Art. 7. Conferenza generale. 1. Il Presidente della Giunta regionale d\'intesa con l\'Osservatorio regionale sul volontariato indice una volta l\'anno la Conferenza generale delle organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo di cui all\'art. 4. 2. La Conferenza è presieduta e convocata dal Presidente della Giunta regionale o da un assessore suo delegato. 3. La Conferenza generale esprime pareri sugli strumenti generali della programmazione regionale relativi alle attività di volontariato. Art. 8. Convenzione. 1. Per la realizzazione di programmi relativi ai campi di applicazione della presente legge che consentano l\'apporto continuativo delle organizzazioni di volontariato, la Giunta regionale può stipulare apposite convenzioni secondo i criteri di cui all\'art. 9. Art. 9. Contenuti della convenzione. 1. La convenzione di cui all\'art. 8 è stipulata con le organizzazioni di volontariato che dimostrino attitudine e capacità operativa e che siano iscritte da almeno sei mesi all\'Albo di cui all\'articolo 4 o che siano iscritte ai sensi dell\'articolo 16, comma 2, per eguale periodo. 2. La convenzione, su cui deve esprimere parere l\'Osservatorio regionale sul volontariato di cui all\'art. 5, deve tra l\'altro indicare: a) l\'attività che è oggetto di essa e le modalità di svolgimento, anche al fine di garantire il raccordo con i programmi e le norme di funzionamento del settore; b) la durata del rapporto convenzionale; c) l\'entità delle prestazioni del personale volontario necessario allo svolgimento dell\'attività in modo continuativo; d) l\'entità del contributo assegnato all\'organizzazione per i costi di gestione e per le spese eventualmente sostenute e documentate dagli associati; e) l\'impegno a svolgere con continuità le prestazioni convenzionate; f) le forme di verifica delle prestazioni e di controllo delle loro qualità; g) le cause e le modalità di risoluzione della convenzione e di revoca dei contributi; h) le modalità di corresponsione dei contributi e di rendicontazione; i) l\'obbligo di fornire periodicamente alla Giunta regionale, su richiesta della stessa, dati conoscitivi inerenti l\'attività svolta; l) l\'obbligo alla copertura assicurativa per responsabilità civile verso terzi e contro gli infortuni e le malattie connesse allo svolgimento delle attività; m) le eventuali prestazioni specializzate fornite da terzi e retribuite; n) l\'obbligo del rispetto della dignità e dei diritti degli utenti. 3. La convenzione deve riservare alla Giunta regionale un potere di sorveglianza sulla permanenza delle condizioni di idoneità dell\'organizzazioni, sotto il profilo delle persone e dei mezzi, allo svolgimento dell\'attività. 4. La Giunta regionale, previo parere dell\'Osservatorio regionale sul volontariato di cui all\'articolo 5, dichiara la risoluzione della convenzione quando sia constatata l\'inadempienza delle principali clausole contrattuali o l\'inidoneità dell\'organizzazione ai sensi del comma 3. 5. Qualora la convenzione abbia durata pluriennale i contributi previsti nella convenzione vengono rideterminati annualmente dalla Giunta regionale. Art. 10. Prestazioni di volontariato e strutture pubbliche. 1. Le attività di volontariato all\'interno di strutture pubbliche o convenzionate con la Regione devono essere prestate da organizzazioni iscritte all\'Albo di cui all\'articolo 4. 2. Le prestazioni devono essere oggetto di convenzioni che possono essere stipulate direttamente dall\'ente pubblico titolare della struttura. Art. 11. Formazione ed aggiornamento dei volontari. 1. La Giunta regionale, nell\'ambito del programma di formazione professionale, sulla base di proposte inoltrate dall\'Osservatorio, dagli Enti locali e dalle organizzazioni di volontariato ed anche su richiesta delle organizzazioni medesime, è autorizzata a promuovere iniziative di formazione e di aggiornamento del personale volontario, predisponendo a tal fine un piano di corsi intesi ad offrire la conoscenza di nozioni e tecniche utili all\'esercizio delle attività di volontariato. 2. Le organizzazioni di volontariato possono partecipare gratuitamente ai corsi di formazione ed aggiornamento professionale organizzati dalla Regione attraverso le proprie strutture. Art. 12. Destinatari dei contributi. 1. Possono usufruire dei contributi previsti dalla presente legge le organizzazioni di volontariato, iscritte all\'Albo di cui all\'articolo 4, che svolgono attività previste dalla presente legge e che intendono realizzare progetti finalizzati da eseguire anche mediante apposite convenzioni. Viene riconosciuta priorità ai progetti che siano realizzati attraverso le prestazioni di più di una organizzazione. 2. I fondi sono ripartiti dalla Giunta regionale previo parere dell\'Osservatorio regionale sul volontariato. 3. I contributi previsti dalla presente legge possono essere assegnati anche ad organizzazioni che usufruiscono di altri benefici regionali, purché questi ultimi siano concessi per attività non previste dalla presente legge. 4. Lo stesso progetto o la stessa iniziativa convenzionata può essere finanziata dalla Regione e da altri enti pubblici, purché i contributi complessivamente non superino l\'80 per cento della spesa sostenuta. Art. 13. Presentazione delle domande. 1. Le domande, rivolte ad ottenere i contributi previsti dalla presente legge, vanno presentate unitamente ad un progetto delle spese necessarie alla Giunta regionale, entro il 30 ottobre di ogni anno. Trascorso tale termine le domande presentate vengono prese in considerazione nell\'esercizio successivo. Le organizzazioni di volontariato sono tenute a trasmettere copia delle domande al Comune in cui hanno sede o svolgono la loro attività principale. Art. 14. Erogazione dei contributi. 1. La Giunta regionale, in relazione alle priorità fissate dai documenti generali di programmazione, approva, entro il 28 febbraio di ogni anno, il piano di riparto dei contributi relativi all\'esercizio successivo, previo parere dell\'Osservatorio regionale sul volontariato. 2. Il contributo regionale può essere erogato anche con anticipazioni non superiori alla misura complessiva del 50 per cento. Il saldo è erogato soltanto dopo la presentazione del rendiconto. 3. Per impegni inferiori a tre milioni di lire la rendicontazione può essere sostituita da una dichiarazione sottoscritta dal responsabile della organizzazione di volontariato. Art. 15. Centri di servizio regionali. 1. I Comuni capoluogo di provincia istituiscono, entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, Centri di servizio regionali da mettere a disposizione delle organizzazioni di volontariato. 2. I Centri di servizio regionali sono gestiti da organizzazioni di volontariato che siano operanti nel Comune e che appartengano ad organismi presenti, al medesimo titolo, in almeno tre province della regione. 3. La gestione del Centro di servizio regionale deve risultare da apposita convenzione stipulata con il Comune competente per territorio. Art. 16. Norma transitoria. 1. Entro 30 giorni dall\'entrata in vigore della presente legge, le organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo di cui alla legge regionale 5 maggio 1990, n. 46 devono chiedere conferma dell\'iscrizione allegando la documentazione prevista dall\'articolo 4 della presente legge. 2. La Giunta regionale, sulla base della procedura di cui all\'art. 4, comma 3, decide nei successivi trenta giorni sull\'iscrizione all\'Albo. Le organizzazioni le cui domande risultano accolte vengono iscritte all\'Albo con decorrenza dalla data di iscrizione all\'Albo di cui alla legge regionale 5 maggio 1990, n. 46. 3. Trascorso il termine di cui al comma 1, la domanda eventualmente presentata viene considerata come domanda di nuova iscrizione. 4. Il periodo di due anni previsto dall\'articolo 8 della legge n. 266 del 1991, concernente le agevolazioni fiscali, per le organizzazioni di volontariato iscritte all\'Albo ai sensi del comma 2 del presente articolo decorre dall\'entrata in vigore della predetta legge n. 266 del 1991. 5. All\'entrata in vigore della presente legge le convenzioni di cui all\'art. 8, in attesa dell\'operatività dell\'Albo previsto all\'art. 4, possono essere stipulate con le organizzazioni di volontariato iscritte da più di sei mesi nell\'Albo di cui alla legge regionale 5 maggio 1990, n. 46. Art. 17. Abrogazioni. 1. La legge regionale 5 maggio 1990, n. 46 ed ogni altra disposizione legislativa in contrasto con la presente legge sono abrogate. Art. 18. Norma finanziaria. 1. Agli oneri derivanti dalla presente legge si provvede con i fondi di cui all\'articolo 16 della legge finanziaria 1995, per gli anni successivi, la corrispondente spesa sarà determinata in ciascuno esercizio finanziario con la legge di approvazione del bilancio della Regione e con l\'apposita legge finanziaria che l\'accompagna. Art. 19. Dichiarazione d\'urgenza. 1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. _____________________ (1) Espressione così modificata dall\'art. unico della L.R. 17 maggio 1996, n. 10.

giovedì 12 settembre 2013

Mangiar bene si può..


Progetti scolastici

ReteSicomoro ha promosso, nell’anno scolastico 2011/2012, Attenti al piatto, mangiar bene si può, iniziativa di educazione alimentare rivolta specificatamente alle scuole cattoliche dell'infanzia e primarie. Essa, sviluppata da esperti nutrizionisti e dietisti, ha avuto lo scopo di fornire agli insegnanti materiali educativi di supporto per coinvolgere i ragazzi in classe sul tema delle buone abitudini alimentari e dar loro semplici suggerimenti per metterle in pratica.
I materiali multimediali sono stati organizzati in moduli didattici, scaricabili dal sito nel corso dell'anno scolastico. Ogni mese gli insegnanti hanno quindi trovato quattro diversi contenuti per ogni modulo: un'introduzione scientifica al tema, schede di supporto e di attività pratiche, contenuti multimediali per stimolare ulteriori attività, anche a casa. Ecco i sette moduli:
  
 http://www.retesicomoro.it/Objects/Pagina.asp?ID=3958 
Qui l'intervista realizzata su Radio inBlu al direttore di ReteSicomoro dott. Enrico Albertini e alla nutrizionista di Avenance Italia Teresa Previtera sull'iniziativa di educazione alimentare Attenti al piatto, mangiar bene si può

So quel che mangio

 

Nell'anno scolastico 2011/2012 è arrivato nelle mense delle scuole cattoliche d’Italia So quel che mangio, un concorso di idee per la promozione e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari italiani. Questo progetto ha dato la possibilità ai giovani che frequentano le scuole cattoliche di approfondire l’importanza della tracciabilità alimentare come garanzia di qualità e unicità produttiva e nutrizionale, interpretandola con fantasia per ideare il logo, lo slogan, il messaggio di una proposta promozionale che valorizzi la qualità e la tradizione che stanno dietro ai nostri alimenti.

I giovani sono un interlocutore privilegiato perché costituiscono un importante veicolo di diffusione di informazioni e abitudini nelle proprie famiglie. Devono essere loro i destinatari di un’opera di formazione e avvicinamento alla cultura produttiva e alimentare, che contribuisca alla crescita di consumatori consapevoli, capaci di riconoscere la qualità e la genuinità. Tra tutti i soggetti attivi nel nostro Paese nella formazione dei giovani, un ruolo chiave è ricoperto dalle scuole cattoliche. Non solo perché gestiscono strutture e mense capillarmente distribuite sul territorio, ma soprattutto perché nascono e si sviluppano in forte relazione con esso, con le sue tradizioni e con le persone che al suo interno vivono e lavorano.
 
Suddivisi a seconda dei gradi scolastici, i partecipanti potevano utilizzare per i loro progetti diversi supporti, connessi alla tematica di riferimento: collage, disegni, pitture, fotografie, video, lavori di grafica e canzoni. Ecco le scuole vincitrici:

Categoria Scuole dell'infanzia  Scuola dell'infanzia paritaria, Cupello (CH)  
Categoria Scuole primarie  Scuola primaria "S. Antonio", Ferrara  
Categoria Scuole secondarie di primo grado  Istituto "Nostra Signora", Pescara

Il Giro d'Italia in 180 giorni


Antichi saperi, tradizioni culinarie, salute e benessere... Ecco gli ingredienti del concorso Il Giro d'Italia in 180 giorni, ideato da ReteSicomoro per insegnare ai ragazzi degli istituti cattolici italiani di ogni grado - dalle materne alle superiori - l'importanza della sana alimentazione e della cultura culinaria del nostro paese. L'iniziativa, svoltasi nel 2011, ha avuto come obiettivo quello di far scoprire agli studenti la ricchezza ed i valori che stanno dietro alle nostre tradizioni, l'antico sapere della terra di cui gli enti religiosi sono da secoli i depositari.
 
Per partecipare, i ragazzi delle scuole dovevano realizzare con maestri o professori, divertendosi e imparando, una ricetta tradizionale della loro regione, con un cesto di prodotti agroalimentari locali da loro scelti. Le ricette sono state votate on line dalla comunità di ReteSicomoro; ecco le più segnalate:
 
• Risotto con radicchio rosso e luganega (Scuola dell'infanzia "Giardino d'infanzia", Veneto)
• Tortelli di patate (Scuola secondaria di primo grado S. Orsola, Emilia Romagna)
 
• Carciofi ripieni (Scuola dell'infanzia parrocchiale di Cupello, Abruzzo)

sabato 7 settembre 2013

PROGETTO PER INTERVENTI DI EDUCAZIONE SOCIO-AFFETTIVA E SESSUALE PER LE SCUOLE MEDIE INFERIORI E SUPERIORI

Lo studio di consulenza e progettazione sociopedagogica dott.ssa G. D'Auria offre una serie di servizi. In collaborazione con l'Associazione di Sviluppo territoriale Form@Mentis si offre, agli istituti scolastici che ne facciano richiesta entro il 30 settembre, il Servizio di Educazione alla Salute (che prevede la progettazione di interventi di educazione socio-affettiva e sessuale rivolti alle scuole medie inferiori e superiori). Tali interventi vengono realizzati allo scopo di facilitare lo sviluppo psico-relazionale e sessuale di pre-adolescenti e adolescenti. Altro obiettivo importante è quello informare i giovani sulle opportunità offerte loro dalle strutture consultoriali presenti sul territorio in grado di rispondere ai loro bisogni anche in modo personalizzato.
Come in tutte le attività anche per il progetto di educazione socio-affettiva e sessuale si è manifestata nel corso del tempo la periodica esigenza di rivedere il progetto e l’impostazione generale delle iniziative, anche attraverso un percorsi formativi comuni rivolti agli esperti, finalizzati a condividere approcci metodologici e contenuti.
In tale ottica si colloca l'offerta dei corsi di aggiornamento in educazione socio-affettiva, (centrati in particolare sui temi dello sviluppo sessuale, emotivo e socio-psicologico), diretti ai professionisti con mandato di docenza scolastica. I corsi, oltre che permettere la condivisione delle linee generali degli interventi, hanno permesso anche un confronto sulle varie realtà scolastiche al fine di rendere l'operato dei consulenti maggiormente rispondente alle esigenze degli studenti. Non va infatti dimenticato che l’intervento dell’esperto non può e non deve essere vissuto dalle diverse componenti scolastiche come intrusivo o prevaricante il ruolo educativo dell’insegnante e della famiglia.
La anche creazione di un legame di collaborazione tra il consulente e l’insegnante risulta particolarmente importante poiché permette di sensibilizzare l'insegnante sui temi e i contenuti della sessualità consentendo una maggior efficienza ed efficacia dell'intervento nelle singole classi.
La sfera emozionale affettiva riveste una notevole importanza nello sviluppo dell'individuo, soprattutto nelle fasi di vita della preadolescenza e dell’adolescenza, in cui il ragazzo e la ragazza cominciano a definire le proprie scelte personali e sociali. Il ruolo che l'educazione socio-affettiva può svolgere è quello di facilitare gli studenti ad acquisire conoscenza e consapevolezza delle emozioni proprie e degli altri, insieme alla valorizzazione delle proprie risorse di gestione della comunicazione interpersonale e di autentici rapporti con i pari e con gli adulti. Tale approccio consente un pieno sviluppo della capacità di apprendimento non solo cognitivo, di risoluzione di problemi, di capacità di compiere scelte adeguate e di essere protagonista del proprio percorso di vita, ma anche di apprendimento emotivo che consenta all'individuo di realizzarsi pienamente come adulto.
La fase di vita della preadolescenza e dell'adolescenza comprende anche lo sviluppo della dimensione sessuale, coinvolgendo diversi aspetti della personalità, che, andando al di là dell'identità corporea del soggetto, coinvolge l'identità psicologica e sociale della persona nei suoi rapporti con gli altri. In questa direzione, educare alla sessualità non vuol dire solo stimolare nel ragazzo una graduale presa di coscienza delle caratteristiche somatiche e fisiologiche proprie dei due sessi, ma soprattutto estendere tale consapevolezza agli aspetti psico-sociali che la sessualità coinvolge. In questa prospettiva, è quindi fondamentale fornire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di confrontarsi e riflettere in un clima di fiducia e di ascolto reciproco attraverso l’educazione socio-affettiva. Questa atmosfera tende a evitare che i ragazzi si chiudano in modo difensivo, rigido e stereotipato nelle loro posizioni, soprattutto riguardo la sfera della sessualità, la cui consapevolezza è fondamentale per l'individuo in evoluzione.
Si ritiene perciò importante che un buon intervento di educazione alla sessualità utilizzi metodologie di tipo socio-affettivo, che cioè siano in grado di facilitare la creazione di uno spazio di dialogo e confronto all'interno del gruppo classe. Si tratta allora di aiutare i giovani a conoscere e riconoscere i vari aspetti di un problema, senza che l’adulto imponga norme e modelli di comportamento. La valorizzazione della dimensione sessuale va trasmessa attraverso il sostegno di competenze che hanno a che fare con il rispetto di sé e dell’altro, la responsabilità delle proprie azioni, la capacità di prendere decisioni in modo autonomo, quindi, più in generale ad avere un atteggiamento positivo e critico, non precostituito, nei confronti della sessualità.
Struttura del progetto
Il presente progetto rientra nel quadro generale degli interventi di promozione della salute di cui le parole chiave sono: sani stili di vita e benessere. Il percorso formativo deve riguardare le varie fasi della crescita ed essere un "intervento di rete" (coinvolgimento di esperti, scuola, famiglia), contestualizzato rispetto all'ambiente di vita e rispetto ai bisogni emersi. Il progetto generale risulta onnicomprensivo dei vari aspetti della sessualità (fisiologico, psicologico, culturale e sociale) ed è a struttura modulare con l'indicazione delle priorità e di un minimo comune (in riferimento ai vincoli temporali e di risorse di operatori delle specifiche discipline, che talvolta variano nelle diverse realtà territoriali).
Il progetto è strutturato in tre moduli, che rappresentano i filoni principali degli argomenti da trattare. Una prima parte introduttiva presenta la cornice teorica all’interno della quale il modulo si colloca.
Per ogni modulo, viene poi presentato un elenco di obiettivi in ordine di importanza.
I contenuti si riferiscono a ogni obiettivo e vi corrispondono per numero ordinale.
Nell’ultima parte sono suggeriti alcuni strumenti e tecniche specifici.
Obiettivi dell'intervento
Gli obiettivi di ogni progetto di educazione alla salute devono essere, oltre che chiari, fattibili e verificabili. I relativi contenuti (che devono risultare pertinenti) ci permettono una suddivisione degli obiettivi in: cognitivi, relazionali e sociali. Gli obiettivi generali (quelli specifici sono indicati per ogni modulo), che sottendono le finalità di informare, rassicurare, responsabilizzare, che il Servizio di Educazione alla salute si propone di raggiungere con il presente progetto sono:
- un atteggiamento positivo nei confronti della sessualità,
- il rispetto per i valori degli altri;
- il raggiungimento di uno sviluppo armonico della personalità
- la capacità di scelte autonome e responsabili.
Metodologia
In generale
Negli interventi verrà utilizzato un approccio educativo teso a valorizzare il confronto delle opinioni in un clima di rispetto reciproco. Le metodologie didattiche attive, come attivazioni, simulate, giochi di ruolo, saranno centrali nella conduzione del lavoro. Verrà favorita una gestione efficace della comunicazione, valorizzata dall'ascolto attivo, ossia in linea con l'educazione socio-affettiva. Il lavoro in piccoli gruppi e con le suddette metodiche attive favorirà la promozione di un atteggiamento rilassato e positivo nei confronti dei temi dello sviluppo sessuale.
In particolare, il programma si articolerà in tre moduli che l’operatore potrà ridefinire e adattare alle specifiche esigenze del gruppo classe. Una seria e accurata analisi della domanda (nello specifico della scuola e del gruppo classe in questione), unitamente a un’analisi dei punti di forza e di debolezza degli studenti, consentirà all’esperto di organizzare adeguatamente il lavoro.
Pianificazione dell’intervento
Prima di cominciare il lavoro con le classi, il consulente attuerà un'accurata analisi della domanda e dei bisogni.
L’incontro preliminare con gli insegnanti e i genitori fornirà la chiave per analizzare la domanda di formazione posta all’operatore. Al di là di una semplice lettura della richiesta, in tale contesto sarà infatti possibile individuare la vera domanda posta dalla scuola unitamente alle necessità manifestate anche dai genitori. Tra le altre cose, è importante che il consulente si organizzi intorno ad alcune domande basilari: a quali esigenze delle diverse componenti scolastiche dovrebbe rispondere tale progetto? quali sono le loro aspettative rispetto all’iter formativo in questione? secondo gli insegnanti, quali sono le esigenze dei ragazzi? la richiesta si colloca all’interno di un più ampio processo o il percorso si esaurisce con il presente progetto? e così via.
Inoltre, attraverso i dati che emergeranno dai questionari di entrata, l’operatore potrà individuare i bisogni dei ragazzi e quindi “tarare” l’intervento su quella base. La lettura dei bisogni sarà facilitata dal contatto con insegnanti e genitori nell’ambito della riunione che precede l'inizio dell'attività in classe.
A completamento di quanto sopra, sarà fondamentale tenere in considerazione le caratteristiche specifiche del contesto ambientale in cui la scuola si colloca e su quelle del gruppo classe, sia dal punto di vista sociale (livello socio-culturale medio, zona urbana o extraurbana, uso o meno del dialetto, ecc.) che psicologico. Inoltre, verrà considerato anche il livello formativo dei ragazzi sulle tematiche della sessualità, tenendo anche conto del lavoro che gli insegnanti potrebbero avere svolto precedentemente in classe.
Prerequisiti
Un prerequisito fondamentale per una buona riuscita dell’intervento è che l’insegnante di scienze abbia affrontato e approfondito gli aspetti anotomo-fisiologici della riproduzione. In tal modo, i ragazzi avranno fin dal principio del corso una maggiore dimestichezza con il linguaggio della sessualità e in particolare conosceranno le parti anatomiche maschili e femminili e il loro funzionamento. Oltre a questo requisito, indispensabile per la realizzazione del progetto risultano le seguenti condizioni:
- garanzia di un incontro con almeno un insegnante della classe in cui viene realizzato il progetto (a tal fine il progetto prevede 3 ore per ogni istituto scolastico)
- maggior consapevolezza da parte dell’insegnante che l’eventuale richiesta della loro astensione dagli incontri in classe con l’esperto esterno non significa chiusura nei loro confronti ma una facilitazione al dialogo e al confronto per gli studenti dovuta al particolare tipo di progetto che mal di concilia con il loro ruolo di insegnanti che esprimono giudizi sulle diverse attività didattiche svolte dai ragazzi
- azione di informazione sui genitori da parte della scuola tramite la distribuzione del depliant predisposto dal Servizio educazione e che viene fornito alla scuola tramite gli esperti incaricati della docenza
- messa a disposizione della classe dell’opuscolo informativo sui metodi contraccettivi predisposto dai professionisti aziendali
- verifica, da parte della scuola, della disponibilità a partecipare agli incontri programmati per i genitori in modo da avere la presenza del numero minimo di partecipanti ed evitare un improprio utilizzo delle risorse aziendali.
Tecniche
Il coinvolgimento e la partecipazione dei ragazzi possono essere stimolati utilizzando tecniche di attivazione, di cui diamo qui di seguito alcuni esempi.
Schede di lavoro per il confronto delle opinioni
Ogni scheda contiene una lista di affermazioni che rispecchiano luoghi comuni e opinioni diffuse tra i giovani. Queste non sono né giuste né sbagliate, non si tratta di individuare la risposta corretta, ma di esprimere accordo o disaccordo. Le frasi formulate sono state tratte sia dall'esperienza diretta con i ragazzi che da ricerche e studi. Questo lavoro prevede una prima fase individuale, per facilitare la riflessione, una fase intermedia di discussione in sottogruppo e una finale in plenaria di approfondimento delle tematiche con la facilitazione del conduttore. Tale strumento consente ai ragazzi di esprimere le proprie idee confrontandosi con gli altri, avendo quindi modo di affrontare i diversi aspetti della sessualità.
Scale di autovalutazione
Le scale di valutazione sono costituite da un elenco di domande che mirano a mettere in evidenza atteggiamenti e comportamenti relativi a diverse aree tematiche della sessualità. Tali domande intendono proporre una riflessione sul proprio modo di pensare e agire. In quanto riflessione intima, essa deve essere svolta individualmente e in modo anonimo; a questa prima fase seguirà un confronto in plenaria sugli aspetti generali.
Gioco di ruoli
Si tratta della drammatizzazione di una situazione reale o fantastica: alcuni ragazzi recitano il ruolo di personaggi (scelti dal conduttore e istruiti sui ruoli da ricoprire sulla base di un canovaccio), mentre i compagni fanno la parte del pubblico e osservano. Alla fine della simulata, gli attori raccontano come si sono sentiti, mentre gli spettatori riportano le loro impressioni e "letture" del dramma. Nella discussione successiva il conduttore potrà facilitare i ragazzi a condividere i propri vissuti sui temi trattati.
Questa tecnica facilita l'esplorazione di vissuti e sentimenti e consente ai ragazzi di mettersi nei panni degli altri per poter quindi comprendere comportamenti e reazioni diversi dai propri, consentendo inoltre una maggiore consapevolezza dei propri sentimenti e di quelli degli altri.
Storie di vita
In taluni casi vengono utilizzate brevi storie di vita che vedono come protagonisti alcuni adolescenti in situazioni che i ragazzi possono riconoscere o che potrebbero realmente realizzarsi. I ragazzi lavorano in sottogruppo con il compito di inventare un finale. La discussione in plenaria consente di approfondire le tematiche stimolate dalla storia e di far emergere le diverse opinioni.
I ragazzi si possono immedesimare con i protagonisti e quindi riconoscere le emozioni proprie e degli altri. Queste storie consentono di far emergere contenuti personali, senza che i ragazzi debbano esporsi in prima persona, ma attribuendo ai personaggi i propri sentimenti e le proprie scelte.
Per ulteriori informazioni sul Servizio di Educazione alla salute offerto congiuntamente da studio D'Auria e AST Form@Mentis, contattare lo studio ore ufficio allo 0985 43877 oppure al 3334906617. La richiesta di informazioni può essere inoltrata anche a mezzo posta elettronica: gdauria@hotmail.com.


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