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martedì 7 gennaio 2014

Carta dei Servizi Studio D'Auria



CARTA DEI SERVIZI - PUOI RICHIEDERLA ANCHE A MEZZO POSTA ELETTRONICA: GDAURIA@HOTMAIL.COM

Le Carte dei servizi sono strumenti ideati per fornire garanzie ai cittadini che utilizzano i servizi.
Attraverso la redazione delle Carte, le aziende si aprono al confronto con i propri utenti, stipulando una sorta di patto che le impegna ad assicurare determinati livelli di quantità e, soprattutto, di qualità nei servizi pubblici che vengono erogati.
Lo Studio di Consulenza e progettazione socio pedagogica Dott.ssa Giuseppina D’Auria ha avviato un progetto complessivo che punta al miglioramento della qualità in tutte le sue attività. Alla base di tale percorso vi è la consapevolezza che il cliente ha un ruolo di effettiva centralità nel rapporto con il consulente.
Il cammino verso la qualità dei servizi ha visto una importante tappa nel progetto "Carta dei servizi Studio D’Auria", che ha portato alla redazione del presente documento al termine di un articolato percorso.
Infatti, dopo che si è proceduto allo studio del livello di soddisfazione degli utenti, sono stati individuati i primi standard di qualità ed i primi impegni che lo Studio D’Auria è chiamato a rispettare.
La Carta dei servizi non è tuttavia la conclusione del percorso verso la qualità, ma ne rappresenta certo un primo importantissimo passo: è uno strumento dinamico, suscettibile di verifiche ed aggiustamenti, i cui risultati devono essere oggetto di periodici monitoraggi e di attenta riflessione da parte dello Studio D’Auria in una prospettiva di miglioramento continuo e graduale.
Il documento è così strutturato:
·       la prima parte è dedicata all'illustrazione dei principi che ispirano l'organizzazione dei servizi offerti dallo Studio D’Auria;
·       nella seconda parte viene illustrata l'organizzazione di ogni servizio;
·       nella terza parte sono indicati gli sandard di qualità e gli impegni che vengono rispettati a partire dall'anno 2009;
·       nella quarta parte viene illustrata al procedura per la gestione dei reclami finalizzata alla tutela degli utenti.

PARTE I - I PRINCIPI


Lo Studio D’Auria definisce, all'interno di un sistema sociale specifico, interventi educativi e formativi miranti a promuovere e valorizzare, con il concorso e la reale partecipazione delle famiglie, un armonico sviluppo del bambino ad avviare un processo educativo integrato e coerente con la realtà sociale in cui sono inseriti.
La gestione diretta dei servizi pedagogici privati risponde all'esigenza di garantire e tutelare la possibilità di scelta, da parte delle famiglie, delle strategie di costruzione dell'identità culturale dei propri figli e del ruolo che esse stesse insieme alle altre istituzioni vogliono svolgere in tale processo.
A fronte dell'esigenza di attualizzare costantemente le proprie politiche di intervento pedagogico, per introdurre nel panorama formativo innovazione e qualità dei servizi in relazione ai diversi bisogni dell'utenza, la "Carta dei servizi dello Studio D’Auria" è uno strumento che, oltre ad assolvere una funzione di informazione, garantisce la qualità dei servizi erogati nel rispetto dei fondamentali principi etici e professionali.
Di seguito, in corrispondenza dei singoli principi, saranno indicati i rinvii alle schede contenenti impegni e standard adottati in attuazione dei principi medesimi e riportati nella parte terza della presente Carta.
1 – EGUAGLIANZA L'erogazione dei servizi da parte dello Studio D’Auria è ispirata al principio dell'uguaglianza dei diritti dei bambini e delle bambine e delle famiglie di provenienza. Nessuna discriminazione nell'erogazione del servizio può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni psico - fisiche e socio-economiche.
Lo Studio D’Auria si impegna a garantire la parità di trattamento a tutti gli utenti ed ad adottare iniziative per adeguare le modalità di prestazione del servizio alle esigenze degli utenti portatori di handicap e delle situazioni di disagio sociale ed economico.
2 – IMPARZIALITÀ L'erogazione del servizio è ispirata a criteri di obiettività, giustizia ed imparzialità. A tal fine lo Studio D’Auria si impegna a garantire sia una chiara ed estesa informazione sulle opportunità offerte sia la massima trasparenza nella definizione, nella applicazione e nel trattamento dei dati.
3 – CONTINUITÀ   Lo Studio D’Auria garantisce la regolarità e la continuità nell'erogazione del servizio nel rispetto dei principi e delle norme previsti dalla normativa vigente. Lo Studio D’Auria elabora strategie educative volte a garantire la continuità tra i diversi ordini e gradi di scuola ed offre una formazione ed aggiornamento costante del personale che vi opera.
4 - DIRITTO DI SCELTA  L'utente ha facoltà di scegliere tra più proposte pedagogiche e tipologia di servizio erogato. Tale libertà può essere esercitata nei limiti delle scelte alternative a quella considerata prioritaria da parte delle famiglie.
5 – PARTECIPAZIONE  Gli utenti, il personale, le istituzioni della comunità concorrono con lo Studio D’Auria nella realizzazione di un adeguato “sistema formativo” attraverso la partecipazione e la collaborazione nella determinazione degli standard di qualità del servizio. Al fine di promuovere una reale condivisione delle scelte educative ed organizzative viene garantito, nell'ambito delle norme e delle procedure stabilite dalle norme vigenti, il diritto di accesso alle informazioni in possesso del servizio, l'istituzione di procedure di reclamo e di tutela degli utenti, la verifica e la valutazione della qualità del servizio erogato.
PARTE II
L'ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO


Nella presente parte della Carta viene illustrata l'organizzazione dello Studio D’Auria.
TARIDFFARIO E QUOTE DI COMPARTECIPAZIONE MENSILI *
·        Fare riferimento al Tariffario professionale ANPE

PARTE III
INFORMAZIONI - SERVIZI PEDAGOGICI
e-mail: gdauria@hotmail.com fax. 0985 43877
Lo Studio D’Auria apre al pubblico dal lunedì al venerdì dalle ore 09,30 alle ore 13,30 e tutti i pomeriggi su prenotazione dalle ore 15,30 alle ore 19,30.  Titolare: Dott.ssa Giuseppina D’Auria Sede: Corso del Tirreno n. 363 – 87020 Santa Maria del Cedro (CS), tel. 3334906617


PARTE III - STANDARD DI QUALITÀ E IMPEGNI -
 

La presente sezione della Carta enuncia gli standard di qualità che saranno garantiti agli utenti del servizio e gli impegni che il medesimo è tenuto a rispettare.
Gli standard, espressi in termini di obiettivi, sono stati costruiti come livelli minimi di qualità che il servizio è tenuto ad assicurare a partire dall'anno 2009.
Gli impegni, invece, sono obiettivi ugualmente vincolanti ma non esprimibili in precisi termini quantitativi oppure attuabili gradualmente nel tempo.
In entrambi i casi lo Studio D’Auria si impegna a verificare e monitorare periodicamente la congruità ed il rispetto dei valori individuati ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
È indispensabile precisare che sia gli standard che gli impegni si riferiscono ad obiettivi qualitativi ulteriori rispetto ai livelli di qualità già attualmente raggiunti dal servizio.
Infatti, le schede che seguono non intendono riassumere la qualità complessiva dei servizi erogati dallo Studio D’Auria, ma esplicitano i soli livelli qualitativi assicurati agli utenti.
Sia gli standard che gli impegni sono stati individuati partendo da uno studio del livello di soddisfazione degli utenti (2010) al quale ha fatto seguito un'analisi organizzativa del servizio condotta dal titolare.
Le criticità che sono emerse da tali analisi sono state tradotte in termini di migliorabilità del servizio ed hanno dato luogo, laddove è stato possibile, ad un lavoro di riorganizzazione che ha consentito la formulazione degli standard e degli impegni riportati nelle schede che seguono.
Nell'ordinare i dati è stato seguito il seguente schema, illustrato graficamente nel quadro riassuntivo: sono state individuate tre "fasi del servizio", corrispondenti ai principali momenti di contatto con gli utenti (informazione ed ammissione, permanenza nello stato di utente, partecipazione), a loro volta suddivise in ulteriori sottofasi.
Per ogni fase sono poi indicati taluni indicatori di qualità, ovvero caratteristiche del servizio particolarmente significative dal punto di vista della qualità del medesimo. Nelle schede vengono poi riportati, per gli standard, sia le unità di misura utilizzate che i valori veri e propri.
Per evidenziare il concetto che gli standard sono stati intesi in termini di parametri di miglioramento, nelle schede viene indicato anche il valore attuale di ogni indicatore di qualità, inteso come il dato misurato all'anno 2010, prima degli interventi di riorganizzazione.
 
PARTE IV -  PROCEDURE PER LA TUTELA DEGLI UTENTI -
Agli utenti è garantito il diritto di presentare reclami, proposte, osservazioni o richieste di chiarimenti su tutti gli aspetti del servizio.

I reclami sugli eventuali disservizi possono essere esposti telefonicamente presso i locali dello Studio D’Auria ai numeri 098543877 e 3334906617, e-mail gdauria@hotmail.com oppure per iscritto, recapitandoli al medesimo ufficio in Corso del Tirreno n 363 87020 Santa Maria del Cedro (CS).
Dei reclami presentati telefonicamente sarà redatto verbale scritto da parte del ricevente.
Il servizio risponderà per iscritto a tutti gli utenti che avranno presentato un reclamo nel più breve tempo possibile e comunque non oltre quindici giorni dal ricevimento.
I reclami saranno tutti registrati e custoditi unitamente alle risposte fornite da parte del servizio.
Annualmente il servizio redigerà una relazione sull'andamento dei reclami presenti dagli utenti e sugli interventi attuati al fine di eliminare i disservizi segnalati.

La cultura del dono


La cultura del dono

Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes

Negli anni Settanta Erich Fromm pubblicò il suo libro Avere o essere destinato ad un grande successo editoriale, anzi a diventare una vera e propria pietra miliare nella critica alla società ed alla ideologia del consumo, che si andavano in quegli anni affermando.
La posizione di Fromm era chiara: le persone avevano ormai rinunciato all’essere in favore dell’avere, del possesso, del consumo che diventavano i valori di riferimento di una società completamente orientata al mercato e al denaro.
Questa nuova ideologia peraltro rappresentava solo una faccia della medaglia: l’altra era costituita dal progressivo affermarsi, come prodotto della società dell’informazione, della cultura dell’apparire.
Fromm non l’ha fatto, ma avrebbe potuto benissimo scrivere un altro libro dal titolo “Essere o apparire”.
Se la chiave di lettura di Avere o essere poteva essere sintetizzata nella affermazione “consumo dunque sono”, quella dell’ipotetico libro si sarebbe potuta condensare in “appaio dunque esisto”. Le riflessioni di Fromm si sono rivelate profetiche, anzi, per certi aspetti superate da una realtà ancora più cruda di quanto paventato.
È evidente che una società che ispira i propri comportamenti a valori esclusivamente materiali finisce col considerare gli ideali, e spesso anche le idee, come inutili orpelli, intralci dai quali liberarsi appena possibile.
La nostra vita tende a ridursi alla sfera del privato, a rinchiudersi nella direzione del puro e semplice consumo nel quale si esaurisce ogni proiezione personale, ogni aspirazione culturale. Consumare e consumarsi in una società invasa dalle merci, dalle offerte ammiccanti, da una pubblicità sempre più maliziosa e subdola sembra essere diventata la nostra unica prospettiva.
Possediamo quantità incredibili di cose inutili, usate in poche occasioni e poi messe da parte alla rinfusa e sostituite con altre nella rincorsa continua della novità, dell’ultimo grido, dell’ultimo modello.
Il superfluo è diventato il tutto e nello stesso tempo tutto è diventato superfluo. Si sarebbe potuto pensare che una società in gran parte liberata dai bisogni materiali primari che ha, appunto, a disposizione grandi quantità di beni e di risorse potesse essere più attenta e sensibile nei confronti di quella parte, non irrilevante, di meno fortunati. Eppure, questo non accade. All’aumento della ricchezza non corrisponde quasi mai una volontà di redistribuzione. Quasi sempre, e specialmente nei momenti di crisi, i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Sembra un paradosso: tanto più cresce la ricchezza disponibile tanto più questa tende a concentrarsi in poche mani: i poveri devono accontentarsi di partecipare come spettatori agli sprechi e alle follie della “società dello spettacolo”.
Questi sono i frutti del modello liberista al quale ci siamo affidati e all’interno di questo modello si replicano ed incarnano nel privato i comportamenti sociali ed istituzionali generali. Lo spreco e la dissipazione pubblici vengono immediatamente mutuati e applicati dai singoli soggetti, l’incuria e l’indifferenza diventano il tratto distintivo di ogni comportamento, l’egoismo ed il possesso i segnalatori dello status di chi può fare a meno degli altri. L’identità si afferma non più attraverso l’umanità, la cultura, la capacità di ascolto e di farsi carico dei problemi e delle difficoltà del vicino più fragile, ma attraverso l’esercizio di un potere dato dal ruolo o dal possesso.
L’unica residua manifestazione di generosità è affidata alla carità, alla beneficenza amministrata con la quale si vorrebbero rattoppare le ferite visibili della società. «Gli uomini disapprendono l’arte del dono. Nel suo esercizio organizzato l’impulso umano non ha più il minimo posto. Anzi la donazione è necessariamente congiunta all’umiliazione, attraverso la distribuzione, il calcolo esatto dei bisogni, in cui il beneficiato viene trattato come oggetto». Scriveva Adorno nel suo Minima moralia.
Ma anche il dono privato è diventato routine, una sorta di impegno sociale da assolvere nel quadro del mantenimento di “buoni rapporti” al quale si destinano una quota del proprio bilancio e il minimo tempo e fatica possibili. Un tempo, quando tutti eravamo più poveri, e donare significava privarsi di qualcosa a favore di un altro, si era felici nell’immaginare la felicità del destinatario del dono.
Occorreva impiegare tempo per scegliere il dono, pensare all’altro come persona, agli eventuali desideri, magari espressi sottovoce mesi prima. Era un modo di partecipare alla vita dell’altro, di condividere i gusti, i successi, le attese. Era un modo per comunicare, per lanciare un messaggio di stima, di affetto o di attenzione.
Il dono restava. Veniva, anche gelosamente, conservato poiché rappresentava la memoria, il ricordo dell’occasione e del donatore. Tutto questo si è perso, smarrito nella grande massa degli articoli da regalo, pronti all’uso e all’occasione, tutti uguali a se stessi, vetrina del dono di massa, senza personalità e senza pretese se non quella dell’esercizio di un “dovere”: poteva essere quel dono o un altro e sarebbe stata la stessa cosa.
Quella del dono, dell’arte del dono perduta, come diceva Adorno, è la metafora di un mondo nel quale i rapporti umani si limitano alla semplice conoscenza superficiale che non impegna, non coinvolge. Un mondo nel quale si intessono relazioni e rapporti funzionali al conseguimento di un risultato, che si esauriscono così come si consuma il rapporto tra venditore ed acquirente al momento dell’acquisto. Le relazioni come merce da vendere o nel migliore dei casi da scambiare.
Un altro indicatore della caduta della cultura del dono è costituito dalla diffidenza ovvero dalla mancanza di fiducia: nessuno si fida più di nessuno.
Ognuno si rinserra nel suo piccolo mondo, nel proprio privato e finisce col disinteressarsi di ciò che lo circonda e che non interagisce direttamente con i suoi interessi e i suoi bisogni.
E allora le grandi questioni, i grandi problemi che affliggono l’umanità, la fame, la povertà, il dolore, la sofferenza diventano brevi e lontane rappresentazioni televisive tra uno spot e una sfilata di moda nei nostri telegiornali e ci sentiamo rassicurati dalla distanza e poi, chissà cosa c’è dietro queste tristi rappresentazioni e a quali logiche politiche o economiche rispondono.
L’utilitarismo e l’edonismo tendono a sostituire le tradizionali etiche politiche e religiose aprendo tra i giovani nuovi fronti di disagio e la faticosa ricerca di una nuova identità personale e sociale.
In chiave positiva questo processo, a sua volta, apre nuovi spiragli verso la ricerca e la sperimentazione anche di nuove forme di impegno e di solidarietà, dei quali il volontariato e il pacifismo sembrano essere le proiezioni migliori. Ciò sta a significare che non tutto è perduto e che non possiamo consegnare alla rinuncia di una visione nichilistica che non lascia spazio alla speranza.
Sappiamo bene che un albero che cade fa più rumore di tanti fili d’erba che crescono e le cronache ci hanno ormai troppo abituati ai fenomeni di bullismo, alla violenza negli stadi, agli omicidi in famiglia, agli sballi e alle morti del sabato sera. Tuttavia si scorgono nuovi segnali, che via via si fanno sempre più forti e interessanti, di una diversa ricerca di senso tra le generazioni più giovani.
Una ricerca affidata alla riscoperta di un sistema di valori dal quale trarre spunti di riferimento e di stabilità di fronte alla complessità di una società postmoderna che non propone una propria gerarchia di valori e costringe i singoli ad una elaborazione continua e personale.
Così si spiegano le tante “realtà silenziose” che occupano di giorno in giorno spazi sempre maggiori del vivere associato.
Piano piano vedremo emergere la novità di una crescita ulteriore del volontariato e di nuove forme di aggregazione giovanile (basta osservare ciò che sta succedendo nel mondo della scuola), ispirate e guidate dall’esigenza di risolvere i tanti problemi di giustizia sociale che affliggono i giovani, ma non solo loro.
La cultura del dono non è un’utopia, esiste e si perpetua attraverso tanti piccoli atti quotidiani che occorre apprezzare e valorizzare.
La generosità spesso non insegue il clamore, opera in silenzio, quasi con pudore. Quel pudore che deriva dalla consapevolezza di non essere in sintonia col pensare generale. Forse dovremmo imparare, tutti, a volere più bene a noi stessi e a liberarci dai vincoli e dai pesi che la società ci impone, recuperando la nostra soggettività e la nostra libertà di pensiero, solo così potremo finalmente amare il prossimo nostro come noi stessi.

(Eurispes 2009)

Studio D'Auria - Consulenza e progettazione pedagogica.


MISSIONE
Consulenza pedagogica individuale, di coppia e alla famiglia, consulenza educativa e didattica infanzia, programmi scolastici individuali, progetti educativi personalizzati per bambini con bisogni educativi speciali e disturbi dell'apprendimento, mediazione familiare, relazioni pedagogiche ed educative, progettazione sociale. 
INFO su preventivi e costi, prenotazioni appuntamenti: tel.fax: 098543877  -  cellulare 3334906617  - skype: giuseppina.d.auria  -  e-mail: gdauria@hotmail.com. 

  
1) CONSULENZA PER LA PROGETTAZIONE E AVVIAMENTO DI STUDI DI CONSULENZA PEDAGOGICA- supervisione di casi; CONSULENZA E PROGETTAZIONE DI CENTRI PER L'INFANZIA (NIDO, LUDOTECA, ASILO, PROGETTAZIONE DI SERVIZI INTEGRATIVI ALLE SCUOLE); PREPARAZIONE ESAMI MATERIE SOCIO PSICO PEDAGOGICHE, CONSULENZA TESI DI LAUREA. PREPARAZIONE TEST DI AMMISSIONE A PSICOLOGIA, SCIENZE DEL SERVIZIO SOCIALE E SCIENZE DELLA FORMAZIONE.  
Consulenze psicopedagogiche per l’infanzia e l’adolescenza - Sostegno nei casi di disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia,…) disturbi del comportamento (iperattività,..) dipendenze
Orientamento scolastico e professionale
Sostegno alla genitorialità, consulenze di coppia
Consulenza e Mediazione famigliare in situazioni di separazione, divorzio, ridiscussione tempi di affido
Consulenza di coppia nei casi di conflitto famigliare e di coppia
Formazione specialistica per insegnanti/educatori/genitori presso le scuole
Supervisioni pedagogiche/psicoterapeutiche per singoli o equipe
Pet Therapy (in collaborazione con Medico Veterinario e Cane Labrador certificati per le attività di Educazione e animazione attraverso la Pet-Therapy).
Consulenza PEDAGOGICA individuale, di coppia e di gruppo, orientata al miglioramento delle relazioni intra-familiari ed extra-familiari, con momenti di confronto e riflessione con altri genitori, sullo stile educativo, sulla comunicazione e sul dialogo in famiglia. Sostegno ai genitori nel percorso educativa e psicologico durante tutte le fasi dell’età evolutiva dei figli. Organizziamo seminari, incontri, dibattiti con la presenza di esperti in tematiche inerenti l’educazione dei figli e il "mestiere" di genitori.
2) CONSULENZA PEDAGOGICA:
• Consulenza psicologica e terapia individuale, di coppia e familiare
• Consulenza sulla violenza familiare, la violenza psicologica e fisica
• Orientamento scolastico e professionale individuale e in gruppo – bilancio competenze
• Consulenza individualizzata (bambini, adolescenti, adulti, anziani), nel contesto scolastico, finalizzata alla valutazione delle competenze, degli apprendimenti, delle difficoltà di individuazione e utilizzazione di strategie di analisi e soluzioni di problemi.
• Consulenza presso le scuole di ogni ordine e grado per la progettazione di interventi educativi individuali e in gruppo.

Consulenza di carattere orientativo e psicologico, individuale o di gruppo. La consulenza è rivolta principalmente agli studenti delle classi quarta e quinta ed ha l’obiettivo di chiarire gli elementi che concorrono all’elaborazione di un progetto personale di tipo formativo e professionale.
Prenota "Il bilancio di competenze": è da intendersi come un'analisi delle attitudini e delle competenze dell'individuo, che punta ai legami che ci sono tra i compiti e il ruolo che la persona deve o desidera ricoprire, ma anche compie un'analisi delle caratteristiche personali e delle capacità che sono funzionali per ricoprire efficacemente un determinato ruolo.
Lo scopo principale di questa tecnica è quello di accompagnare la persona a far emergere le proprie capacità, competenze e caratteristiche personali, rendendone possibile la trasferibilità e la spendibilità attraverso la ridefinizione e riprogettazione del proprio percorso di sviluppo professionale e/o formativo. Il bilancio di competenze è una metodologia di intervento e di consulenza di processo che si usa in ambito lavorativo e nell'orientamento professionale degli adulti ed è un percorso volontario. Esso è uno strumento che può essere definito di "tipo specialistico", "qualitativo", connotato da una triplice valenza:
1. valenza orientativa, per la definizione del progetto professionale;
2. valenza formativa, per il cambiamento e sviluppo della persona;
3. valenza di rafforzamento dell'identità personale e lavorativa.
3) MEDIAZIONE FAMILIARE e culturale:
Realizzare interventi di tipo sociale, psicologico e pedagogico a favore di coppie in fase di separazione, divorzio o in situazioni di crisi familiare, finalizzate al recupero di un rapporto relazionale positivo.
4) FORMAZIONE: ESSERE GENITORI OGGI. CORSO PER GENITORI CONSAPEVOLI: come affrontare i momenti più difficili della vita educativa dei figli.

mercoledì 20 novembre 2013

Percorsi di formazione. Suggerimenti per la scelta.



Chi si trova ad affrontare la domanda “Cosa faccio dopo la scuola media?” sa bene che non è sufficiente essere informato su quali sono le Scuole o le Agenzie Formative del territorio, né conoscere soltanto la qualità delle scuole o la quantità di “lavoro a casa” che richiede ciascun indirizzo di studio.
Ci sono molti altri aspetti sui quali è di fondamentale importanza soffermarsi a ragionare: questi aspetti riguardano le diversità di ogni individuo, che è fatto di interessi, valori, attitudini, capacità di decisione, desideri differenti, ma anche di esperienze scolastiche e famigliari molteplici.
Se consideriamo l’unicità delle persone, ci sembra abbastanza intuitivo che la scelta non può che essere “personalizzata” e in un certo senso “unica”, perché unico è il significato che ognuno darà alla propria decisione. Infatti, per parlare di scelta post terza media è necessario parlare anche di un concetto più grande, cioè di un progetto professionale - lavorativo. Per esempio se scelgo l’Istituto Tecnico, non lo faccio perché escludo le altre possibilità, ma perché mi interessa l’indirizzo che ho scelto ed ha un senso rispetto alle capacità che vorrei  sviluppare; oppure se scelgo il Liceo non lo farò soltanto perché “vado bene a scuola”, ma magari anche perché questa decisione può contribuire a realizzare il progetto che ho di iscrivermi all’Università in un certo ambito; oppure ancora, se scelgo un Corso di Istruzione e Formazione Professionale non lo farò perché mi può sembrare la scelta “meno impegnativa”, ma perché la considero la scelta migliore, confrontandola con le altre, ma soprattutto con il mio personale progetto di vita lavorativa.

La risposta alla domanda “come scelgo?” non ha quindi una risposta unica e immediata: la scelta è il risultato di un processo che tiene conto di tanti aspetti e, intrecciandoli, permette di elaborare un proprio progetto, in cui la scuola o la formazione professionale si inseriscono come uno dei pezzettini di un grande puzzle.
Per voler semplificare il processo di scelta, proviamo a individuare e sintetizzare alcuni passaggi significativi, che possono, in parte, condurci in questa fase di decisione. I passaggi riguardano la conoscenza/consapevolezza di sé e delle aspettative che gli adulti significativi hanno nei confronti di chi si trova a scegliere, la possibilità di raccogliere informazioni sulle professioni e sulle scuole, la capacità di fare un primo progetto formativo - professionale, considerandolo come un progetto in via di definizione, sapendo che potrà subire degli aggiustamenti o delle vere e proprie variazioni in corso d’opera anche molte volte nel corso della vita.

Per quanto riguarda le dinamiche di scelta, la prima fase di orientamento viene spesso seguita da insegnanti preposti che però si occupano dei loro studenti in quanto tali, non considerando la persona in tutte le sue dimensioni.

Il ricorso all’Operatore di Orientamento avviene quindi inevitabilmente nel passaggio tra scuola del 1° e del 2° ciclo e nelle situazioni in cui si rende necessario un”riorientamento”. Può capitare infatti che, pur avendo elaborato una scelta abbastanza consapevole, lo studente non si ritenga soddisfatto della scuola scelta, non trovi un ambiente “abbastanza accogliente”, non ottenga risultati positivi dal punto di vista profittuale vivendo esperienze di sconforto, disistima e disinteresse fino all’abbandono del percorso scolastico. In tali casi è fondamentale intervenire tempestivamente con un percorso di  “rimotivazione” e “riorientamento” mirato che, partendo proprio dalla situazione di “fallimento” guidi lo studente nella propria rivalutazione e nell’analisi di un nuovo percorso formativo (a volte non necessariamente scolastico, ma caratterizzato da diverse esperienze quali lo stage formativo, l’alternanza scuola-lavoro etc….).
 




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