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mercoledì 24 gennaio 2018

Alfabetizzazione delle emozioni in situazioni di malessere giovanile

Alfabetizzazione delle emozioni  in situazioni di malessere giovanile Disagio scolastico ed alfabetizzazione emozionale:  
L'analfabetismo emozionale e relazionale rappresenta sicuramente una forte dose  di rischio e pericolo per la società.  
L'esclusione o la marginalizzazione nei programmi scolastici di spazi da destinare  alla formazione emozionale, è un indicatore negativo che può spiegare, tra l'altro,   l’impotenza delle istituzioni scolastiche di fronte all'aumento delle difficoltà e del disagio, oltre all'insorgenza di alcuni disturbi fra gli adolescenti e i bambini  (Mariani, 2001). 

Il  disagio giovanile  rilevabile in ambito scolastico, utilizzando una definizione  abbastanza diffusa, è inquadrato come “uno stato emotivo, che non si ricollega  significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo”.  Le sue manifestazioni comprendono “un insieme di comportamenti disfunzionali  (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali". (Mancini e Gabrielli, 1998). 
Inoltre, la sofferenza psicologica, come evidenziato dalle ricerche in questo settore, può comportare stress, ricollegabile alle prestazioni scolastiche, comportamenti di angoscia e insicurezza, problemi di comunicazione, sintomi di tensione e assunzione di sostanze psico -attive (Baraldi e Turchi, 1990). 

Questi comportamenti disfunzionali sono facilmente rintracciabili nella  popolazione in età scolastica, distinguendosi come carenze riconducibili all’intelligenza emotiva.
Questi comportamenti se sono giudicati isolatamente possono non destare eccessiva preoccupazione, invece, valutati globalmente rappresentano un indicatore del mutamento in corso. “È un nuovo tipo di tossicità che si infiltra e avvelena l'esperienza stessa dell'infanzia e dell'adolescenza, rivelando 
impressionanti lacune di competenza emozionale" (Goleman, 1995). 

Nel mondo giovanile, le molteplici difficoltà indicate derivano dalla vita di relazione e rappresentano un fattore di rischio che può costituirsi, tra l’altro, come motivo di depressione (Braconnier, 1998). 
Quest’ultima, oltre a essere una condizione generale di tristezza, è caratterizzata da apatia, abbattimento, autocommiserazione paralizzante e senso di disperazione schiacciante. 
Generalmente, gli adolescenti che vivono episodi depressivi hanno scarsa propensione a definire i propri stati d'animo, e provano difficoltà a comunicare la tristezza manifestando, invece, con più frequenza rabbia e ostilità, inquietudine, nervosismo e irritazione, malumore, ecc. (Marcelli, 1994).
Diventa perciò problematico garantire da parte di genitori o insegnanti l'aiuto necessario, tanto più che spesso molti ragazzi pensano di dover lottare da soli contro la propria sofferenza.

L'analisi dei motivi sottesi alla depressione e al disagio nei giovani, fa rilevare carenze in alcune aree di competenza emozionale, principalmente nelle abilità relazionali e nel modo inadeguato di reagire alle sconfitte che induce al pessimismo e alla disperazione. 
L'esigenza di agire preventivamente nei casi di giovanissimi che mostrano per lungo tempo, e non occasionalmente, comportamenti di disperazione incontenibile, irritabilità, chiusura e malinconia profonda, si fonda sull'evidenza che tali difficoltà persistenti avvertite nella fase evolutiva possono diventare più critiche e devastanti in età adulta (Lanzi, 1994). 
Alcuni programmi educativi per i giovani, mirati ad insegnare capacità emozionali e relazionali basilari (ad esempio, come migliorare i rapporti con i genitori, instaurare amicizie, aiutare un compagno in difficoltà, intraprendere attività ritenute piacevoli), sono in grado di abbassare il rischio di depressione, anche della metà. 
In tali programmi, si sperimenta concretamente la possibilità di gestire particolari sentimenti e di affrontare i modi di pensare pessimistici che si associano ai comportamenti depressivi (Stark, 2000).

Tutti gli studi presentati negli ultimi anni convergono nell’indicare quali sono le gravi difficoltà prodotte dalle lacune che si riscontrano nelle competenze sociali o emozionali dei giovani: 
chiusura in se stessi, dipendenza dagli altri o da sostanze psico-attive, ansia e depressione, squilibri alimentari, difficoltà nell’attenzione e nella riflessione, aggressività e fenomeni di prevaricazione, ecc. 
Le misure correttive e preventive sono rappresentate principalmente da interventi formativi che pongono l’apprendimento di abilità emozionali come obiettivo primario, assicurando numerosi vantaggi educativi (ad es. minore frequenza di scontri e disturbi in classe, maggiore interesse e spirito di collaborazione, migliori risultati scolastici).

I numerosi progetti che da alcuni anni si stanno realizzando nelle scuole con l’intento di costituire
una “vaccinazione psicologica” contro il disagio, trovano riscontro nelle concezioni di Daniel Goleman (1996, 1998, 2002) che ha formulato, nell'ambito delle neuroscienze, una nuova teoria della
mente emozionale definendo come il repertorio comportamentale dell'uomo sia in buona parte determinato dalle emozioni.  Nella letteratura psicologica, il termine emozione è usato per definire un evento multisistemico che interessa il piano dell’elaborazione  cognitiva e  dei resoconti  verbali  dell’esperienza soggettiva, il piano dei comportamenti motori  e quello delle risposte fisiologiche (D’Urso e Trentin, 1998).
Le dimensioni emozionali principali individuate e riconosciute  come universali ( Ekman, 1984), anche se non c’è concordanza tra studiosi, sono rappresentate da collera, tristezza, paura, gioia, amore, sorpresa,  disgusto, vergogna. L’intelligenza emotiva, il concetto impiegato da Goleman, si riferisce alla “capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre mozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali” . Sono abilità complementari ma differenti dall’intelligenza, ossia da quelle capacità meramente cognitive rilevate dal Quoziente Intellettivo, che rappresenta l'indice generale delle abilità cognitive possedute dal soggetto.
“INTELLIGENZA EMOTIVA” (Goleman)

È solo con l’affermarsi di una visione poliedrica delle capacità umane, maggiormente scientifica 
(Gardner, 1993), che è stato attribuito un peso sempre più decisivo al mondo emozionale, alle motivazioni, all’empatia, alle capacità di autocontrollo e di adattamento (Greenspan, 1997).
Il lavoro di Goleman ha riguardato l’adattamento di precedenti modelli e ricerche della psicologia scientifica (Gardner, 1983; Salovey e Mayer, 1990), ricavandone una versione utilissima per comprendere il modo in cui le risorse emotive si rivelano determinanti nella vita scolastica e professionale.  Egli afferma che “l'attitudine emozionale è una meta - abilità, in quanto determina quanto bene riusciamo a servirci delle nostre altre capacità - ivi incluse quelle puramente intellettuali", e che "oggi la ricerca individua con precisione senza precedenti le qualità e le capacità umane che fanno di un individuo un elemento capace di eccellere”. Le  competenze emotive fondamentali, sia  personali (determinano il modo in cui controlliamo noi stessi), sia sociali (determinano il modo in cui amministriamo le relazioni con gli altri), comprendono cinque elementi:
1. CONSAPEVOLEZZA DI SÉ
(conoscere in ogni istante i propri stati interiori per 
gestire meglio scelte e decisioni personali);
2. AUTOCONTROLLO 
(regolare le proprie emozioni per fronteggiare ogni 
situazione);
3. MOTIVAZIONE 
(tendenze emotive per guidare se stessi al raggiungimento di 
obiettivi); 
4. EMPATIA
(percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di adottare la loro 
prospettiva);
5. ABILITÀ SOCIALI
(gestire bene le emozioni nelle relazioni e saper leggere 
accuratamente le situazioni sociali per avere massima efficacia. Queste abilità 
comprendono: comunicazione, leadership, gestione del conflitto, collaborazione 
e cooperazione). 

I programmi di alfabetizzazione emozionale, o di efficacia nelle relazioni interpersonali, attuati nelle scuole, hanno come obiettivo principale quello di consentire un'adeguata gestione dei sentimenti e lo sviluppo di specifiche capacità, in modo tale che i processi cognitivi e di apprendimento, sia individuali che di gruppo si realizzino naturalmente, senza interferenze e con maggiore successo  (Gordon, 2001). Gli obiettivi preminenti riguardano perciò l'acquisizione e il consolidamento delle competenze emotive relative alle cinque aree/dimensioni. Fornire una prestazione di buon livello non può in ogni caso comportare che si predomini in tutte queste competenze, ma piuttosto che si possiedano punti di forza in alcune di esse sufficienti a raggiungere la soglia critica necessaria per il successo scolastico/professionale e la realizzazione personale. L’intelligenza emotiva, a differenza del QI, può essere potenziata in ogni fase della vita. Tende ad aumentare in proporzione alla  consapevolezza degli stati d’animo, al contenimento delle emozioni che provocano sofferenza, al maggiore affinamento dell'ascolto e della sensibilizzazione empatica. È la conferma che anche le reazioni emotive più radicate hanno la possibilità di essere rimodellate. La maturità stessa, è ridefinita come il lungo processo esperienziale attraverso il quale si diventa più intelligenti circa il nostro mondo emozionale e quello coinvolto nella estesa rete delle relazioni sociali. Alfabetizzazione delle emozioni “Processo di educazione emotiva”, inteso come strategia di prevenzione del disagio  emotivo, costituisce un vero e proprio lavoro di alfabetizzazione emozionale. Si tratta di un percorso attraverso il quale si cerca di educare la mente del bambino al potenziamento di quell'aspetto dell'intelligenza che è in grado di favorire reazioni emotive equilibrate e funzionali.
Insegnare al bambino “l’A.B.C. delle emozioni”. Nell'ambito dell'educazione emotiva vuol dire includere i  tre elementi che  intervengono in qualsiasi manifestazione emotiva: punto A: l’evento attivante, la situazione vissuta dall'individuo;  punto C: la sua reazione emotiva e comportamentale;  fra A e C interviene il punto B, ossia la propria rappresentazione mentale della  realtà, il proprio modo di pensare, ovvero di interpretare e valutare, dentro la  propria testa, ciò che è avvenuto al punto A.  

L'A B C delle emozioni, se insegnato precocemente al bambino, costituisce il primo  passo per  una vera e propria “vaccinazione emotiva” , in quanto viene fornito uno  strumento che gli permetterà di comprendere le proprie reazioni emotive  negative per poterle successivamente trasformare.
Ciò non vuol dire che non proverà più emozioni spiacevoli, ne farà senz'altro esperienza di tanto in tanto, ma anziché essere sopraffatto da esse, sarà in grado di dominarle.
L'Educazione Razionale - Emotiva riconosce che le emozioni, anche quelle negative, 
hanno un loro valore legato alla sopravvivenza della specie.  Così come il dolore fisico ci comunica che qualcosa sta nuocendo al nostro corpo, anche  il disagio emotivo funge da segnale che ci avverte dell'opportunità di  mobilitare le nostre risorse per fronteggiare la situazione.  Se però questo disagio emotivo si fa troppo intenso ne saremo sopraffatti e non saremo più in grado di attivare, in modo efficace, le nostre risorse personali.  
L'intento dell'Educazione Razionale - Emotiva non è quindi eliminare ogni emozione  spiacevole, ma minimizzare l'impatto che tali emozioni hanno sulla vita  dell'individuo, favorendo nel contempo la massimizzazione di emozioni positive.





Condividere le memorie ed il dialogo a scuola

  • Le interazioni in classe. L’interazione educativa
Triplette DRV utilizzate per confermare lo status di superiore conoscenza dell’adulto (legittima la relazione educativa) Esempio 4: risposta preferita inclusa nella domanda 1. Toni(FAC): avete mai pensato che forse il miglior modo di aiutare voi stessi sia aiutare gli altri? 2. Children: ((annuiscono)) 3. Toni(FAC): se io non penso come posso risolvere il problema, ma come possiamo noi risolverlo? Forse se aiuto lei, lei poi mi aiuterá trovando modi che io non pensavo…mh? 4. Jan: si Esempio 5: difesa superiore autoritá epistemica e scaffolding 1.Mila: quando ero nel mezzo aveva paura, perché ero la prima a farlo 2.Tom(FAC): m: 3.Mila: ma se fossi stata la seconda o la terza non avrei avuto paura 4.Tom(FAC): ah-ah 5. Mila: no, perché avrei visto che nessuno ti lascia cadere, é come impossibile 6. Tom(FAC): é impossibile che ti lascino cadere ((lunga pausa)) sí…ma come puoi esserne sicura? Non é forse che hai fiducia negli altri? 7.Mila: eh: (.) ok (.) m: sí Interazione educativa: • gerarchia tra adulti competenti e bambini che non ancora competenti non sono (obiettivi educativi) • ineguali possibilitá di partecipare all’interazione • adulto che trasmette conoscenza gestisce la distribuzione dei turni di parola e valuta la qualitá della partecipazione del bambino Modulo successivo: altre forme di interazione educativa? facilitazione della partecipazione attiva del bambino.
L’intenzione educativa coinvolge diversi ruoli, con specifici diritti e obblighi. Per esempio, Insegnanti  detengono la conoscenza da trasmettere, possono e devono controllare l’interazione (sviluppo e contenuti) Aspettative degli insegnanti  fondate su curricula didattici e teorie pedagogiche, stabiliscono i criteri per valutare le azioni di chi é chiamato ad apprendere.

Interazione educativa • puó coinvolgere qualsiasi fascia di etá, essendo basata non su differenza di etá, ma di status epistemico (riconoscimento all’insegnante di una superiore conoscenza) • in questo modulo ci focalizzeremo sull’interazione educativa che coinvolge adulti e bambini, ed in particolare sul modo in cui gli adulti esercitano controllo sull’interazione, nell’interesse degli obiettivi educativi gestione della presa del turno di parola sequenze di domande e valutazioni.

L’interazione educativa situazione sociale incentrata sul raggiungimento di obiettivi: • aquisizione di saperi e abilitá • adattamento a norme e valori sociali • appredimento della capacitá di apprendere • valutazione.

Gestione della presa del turno di parola regole per l’accesso al ruolo di parlante, quando un turno di parola é stato completato interazione educativa  gestione partecipazione dei bambini all’interazione educativa, allineandola agli obiettivi di apprendimento adulti  controllano la gestione del turno di parola, accesso privilegiato al ruolo di parlanti bambini  limitate o nulle possibilitá di selezionare il prossimo parlante.

Esempio 1: gestione presa del turno: selezione diretta prossimo parlante 1. Mike(FAC): che colori avete scelto? E perché quelli? 2. Children: blu 3. Paul(FAC): voi ragazzi sceglievate blu tutte le volte, perché? Luis? 4. Luis: (per segnare) piú punti 5. Mike(FAC): Liam, perché?

Esempio 2: gestione presa del turno: stabilire regole 1.Erika: quando siete pronti, se qualcuno ha qualcosa da dire alzi la mano? Prendete il vostro turno! ((indica Lia)) 2.Lia: credo che non sia giusto. Se ci vuoi insegnare, tutti dovrebbero recitare i ricchi ed anche fare i poveri 3.Erika: qualcun altro ha alzato la mano? Alzate la mano! Che cosí… 4.Ange: si? 5.Erika: Ange?

Domande e valutazioni: sequenze di domande (risposte) e valutazioni: controllo dei contenuti dell’interazione • domanda: adulto seleziona quale conoscenza sia importante, stabilisce l’oggetto della seguente valutazione • valutazione risposta: distinzione tra contributi accettabili e non accettabili triplette ‘domanda-risposta-valutazione’ strutture fondamentali dell’interazione educativa.

Esempio 3: sequenza domanda  risposta  valutazione 1.Lynn(FAC): credete che alvorare insieme, come un gruppo, vi abbia aiutato a vincere? (D) 2.Roberto: sí (R) 3.Mike(FAC): sí, bene ((rivolgendosi ad un altro bambino), e tu, Chen? (V)
Prossimamente: 
  • La facilitazione e il dialogo a scuola
  • La comunicazione interculturale
  • Le "narratives" e le memorie
  • La fotografia e le memorie
  • La memoria come narrazione
  • Le tecnologie digitali per il dialogo interculturale a scuola

venerdì 15 dicembre 2017

Le 7 competenze chiave per una negoziazione di successo

di gdauria2000@yahoo.it
La negoziazione è la chiave del successo aziendale. Una negoziazione di successo implica buone capacità interpersonali e comunicative, utilizzate insieme per portare un risultato desiderato. In effetti, la negoziazione è una delle qualità principali che i datori di lavoro cercano quando reclutano il personale al giorno d'oggi. Questo perché un buon negoziatore può chiudere le migliori offerte, portando al progresso di un'organizzazione. Miglioramento delle relazioni con i fornitori, vantaggio competitivo sostenibile e gestione efficace dei conflitti sono tutti vantaggi dei negoziati di successo.
Alcune persone hanno le capacità innate di indulgere in un fruttuoso processo di negoziazione e hanno la capacità di portare un risultato positivo, indipendentemente da quanto possa sembrare difficile la negoziazione. Tuttavia, questo potrebbe non essere il caso per la maggior parte dei dipendenti. La buona notizia è che le capacità di negoziazione possono essere apprese e praticate per ottenere risultati migliori. Questo può essere fatto attraverso programmi di formazione e sviluppo innovativi. Le moderne soluzioni di formazione e-learning come video di formazione basati su scenari, simulazioni e gamification hanno reso meno complesso il compito di formare i dipendenti. Prendiamo, ad esempio, video di formazione basati su scenari: attraverso tali soluzioni di formazione, i dipendenti sono in grado di assistere a situazioni di lavoro reali alle quali possono facilmente relazionarsi. Ciò si rivela più coinvolgente e li prepara ad affrontare situazioni simili nella vita reale. Pertanto, sanno esattamente come reagire in circostanze difficili e anche quali tattiche utilizzare per raggiungere i loro obiettivi in una negoziazione. Alcune delle competenze chiave per una negoziazione di successo sono:
• Preparazione
La preparazione è responsabile del 90% del successo di negoziazione. Quanto più preparati stai precedendo una negoziazione, tanto più è probabile che il risultato della negoziazione sia accettabile per tutte le parti coinvolte. Le 2 cose più importanti da fare durante la preparazione sono: in primo luogo, assicurati di avere tutte le informazioni che puoi sulla prossima negoziazione. In secondo luogo, pensa al processo di negoziazione dall'inizio alla fine ed essere pienamente preparato per ogni eventualità.
È necessario conoscere il prodotto o il servizio e la persona con cui si sta negoziando. Ottieni queste informazioni scegliendo buone domande da porre che sono ben pensate. Ricorda che il potere è sempre dalla parte della persona con le migliori informazioni.
• Pazienza
I buoni negoziatori sono normalmente molto pazienti. Si concentrano principalmente sul raggiungimento di un accordo su tutte le parti del contratto che le due parti hanno in comune prima di andare alla ricerca di modi cordiali per risolvere le altre questioni. Inoltre, è importante preparare buone domande per chiedere di chiarire e comprendere ogni punto. Ciò contribuirà ad evitare confusione in seguito.
Ascolto attivo
I negoziatori hanno la capacità di ascoltare attentamente l'altra parte durante la conversazione. L'ascolto attivo include la capacità di leggere il linguaggio del corpo e la comunicazione verbale. È vitale ascoltare l'altra parte per trovare le aree per il compromesso durante l'incontro. Invece di passare la maggior parte del tempo a negoziare mentre difende il suo punto di vista, il negoziatore esperto passerà più tempo ad ascoltare l'altra parte e trovare gli indizi per un ulteriore dibattito.
• Controllo emotivo
È importante che un negoziatore abbia la capacità di tenere sotto controllo le sue emozioni durante la negoziazione. Negoziare su questioni sensibili può essere frustrante e consentire alle emozioni di assumere il controllo può peggiorare la situazione durante l'incontro. Ciò porterà più probabilmente a risultati negativi. Ad esempio, mentre negozia un buon affare con un fornitore, il dipendente può reagire con rabbia se il fornitore è troppo persistente per mantenere alti i prezzi. Questo dovrebbe essere evitato a tutti i costi e il dipendente dovrebbe essere avvisato di mantenere la calma durante il processo di negoziazione.
Comunicazione verbale
I negoziatori esperti devono essere in grado di comunicare in modo chiaro ed efficiente all'altra parte durante la negoziazione. Se il negoziatore non dichiara chiaramente il suo caso, può portare a incomprensioni e risultati sfavorevoli. Durante un incontro di contrattazione, un negoziatore efficace deve avere le capacità e il tatto per indicare chiaramente il risultato desiderato e la sua percezione logica.
• Problem Solving
I dipendenti con buone capacità di negoziazione hanno la capacità di trovare una varietà di soluzioni ai problemi. Invece di concentrarsi sul suo obiettivo desiderato per la negoziazione, l'individuo con competenze può concentrarsi sulla risoluzione dei problemi, che può portare a una rottura della comunicazione e quindi a beneficio di entrambi i lati della questione.
• Etica e affidabilità
Gli standard etici e l'affidabilità in un negoziatore esperto stimolano una fiducia per l'effettiva negoziazione. Entrambe le parti in una trattativa devono avere fiducia che l'altra parte manterrà il passo con promesse e accordi. Un negoziatore deve avere le capacità per attuare le sue promesse dopo la fine della contrattazione.
 Conclusione
Essere un buon negoziatore richiede un insieme di abilità e conoscenze per assicurarsi che gli obiettivi richiesti siano raggiunti. Affinché ciò accada, è essenziale fornire ai dipendenti un programma di formazione e sviluppo efficace, che consenta loro di conoscere l'essenza della negoziazione e i passi da seguire. Ciò probabilmente porterà ad un maggiore vantaggio competitivo e alla redditività.

sabato 18 novembre 2017

CYBERBULLISMO - Aspetti normativi, tecnologici e psico-sociali - prima parte aspetti normativi

Prima parte  - aspetti normativi


a cura di Giuseppina D'Auria - gdauria@hotmail.com




Il Parlamento ha dato il via libera alle nuove disposizioni contro il fenomeno del c.d. cyberbullismo e nella Gazzetta del 3 giugno scorso è stata pubblicata la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo" in vigore dal 18/06/2017. 

Vediamo quali sono le principali novità introdotte dal provvedimento:
Definizione di «cyberbullismo»: con questa espressione si intende "qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo".
Obiettivo della legge: il provvedimento intende contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l'attuazione degli interventi senza distinzione di età nell'ambito delle istituzioni scolastiche.
Gestore del sito internet: si intende il prestatore di servizi della società dell'informazione che, sulla rete internet, cura la gestione dei contenuti di un sito in cui si possono riscontrare le condotte di cyberbullismo; non sono considerati gestori gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.
Oscuramento del web: la vittima di cyberbullismo, che abbia compiuto almeno 14 anni, e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l'interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.
Ruolo della scuola nel contrasto al cyberbullismo: in ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l'autore. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l'altro, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l'educazione alla legalità e all'uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali. 
Il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo (salvo che il fatto costituisca reato) deve informare tempestivamente i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale o i tutori dei minori coinvolti e attivare adeguate azioni di carattere educativo.
Ammonimento da parte del questore: è stata estesa al cyberbullismo la procedura di ammonimento prevista in materia di stalking (art. 612-bis c.p.).
In caso di condotte di ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del codice della privacy) commessi mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età.
Piano d'azione e monitoraggio: presso la Presidenza del Consiglio è istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il bullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.


domenica 2 luglio 2017

PROFESSIONE PEDAGOGISTA

determinata presso dott.ssa Giuseppina D'Auria Studio di Consulenza Socio Pedagogica.

domenica 14 maggio 2017

Associazione Pedagogica Italiana Sezione Riviera dei Cedri

Associazione Pedagogica Italiana

Sezione Riviera dei Cedri

di  aspeirivieradeicedri@gmail.com 

https://sites.google.com/view/aspeirivieradeicedri 

E' Nato il nuovo sito web della sezione As.Pe.I. Riviera dei Cedri.

L'invito a visitare la pagina web della sezione Riviera dei Cedri mira a condividere informazioni in qualità di "filo rosso" che accomuna le nostre personali esperienze di vita e professionali: La Cultura Pedagogica.

Fiduciosa di aver fatto cosa gradita a ciascuno,
nell'attesa di ricevere vostri contatti, suggerimenti e, soprattutto, rinnovata disponibilità alla collaborazione nel comune sforzo di supporto e diffusione della cultura,
porgo i più cordiali saluti a nome della sezione As.Pe.I. Riviera dei Cedri - Santa Maria del Cedro (CS)- Calabria.
dott.ssa Giuseppina D'Auria, presidente.

domenica 19 marzo 2017

Nativi Digitali, una nuova modalità di apprendimento

Sulla piattaforma https://learn.eduopen.org/ ci si può iscrivere gratuitamente al corso universitario "Nativi Digitali, una nuova modalità di apprendimento" condotto dal Docente: Paolo Ferri.



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