Translate
lunedì 1 dicembre 2014
giovedì 9 ottobre 2014
lunedì 15 settembre 2014
maurospezzi.blog : DSA
maurospezzi.blog : DSA: DISTURBO SPECIFICO DELLA LETTURA: IPOTESI CAUSALI LA TEORIA MAGNOCELLULARE L’ipotesi Magnocellulare ammette l’esistenz...
Il Pedagogista e la Mediazione culturale
Secondo Wikipedia, il mediatore culturale è un agente bilingue che media tra partecipanti monolingue ad una conversazione
appartenenti a due comunità linguistiche differenti. Il suo compito è
quello di facilitare la comprensione. È informato su entrambe le
culture, sia quella dei nativi sia quella del ricercatore anche se è più
vicino ad una delle due.
Il mediatore è identificato dall'osservatore, e lo aiuta nella
ricerca, o facendo parte del gruppo di interesse o intrattenendo
relazioni con i membri della società in esame. Nel suo aiuto al
ricercatore, egli ha un ruolo molto delicato, quello di rassicurare
sulle intenzioni dell'osservatore quando lo presenterà ai guardiani,
cioè coloro che proteggono il gruppo da occhi indiscreti e che
giustamente vogliono informazioni sul suo scopo.
L'importanza del ruolo del mediatore implica una scelta accurata e
non frettolosa della persona che lo interpreterà, anche perché il buon
esito della ricerca è anche nelle sue mani.
Dal punto di vista dell'intervento sociale quella del mediatore culturale è una figura professionale
che ha il compito di facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri
nel contesto sociale del paese di accoglienza, esercitando la funzione
di tramite tra i bisogni dei migranti e le risposte offerte dai servizi pubblici.
La definizione di mediatore interculturale, ripresa ancora da
Demetrio, può allora così riassumersi: "per mediatore interculturale
intendiamo l’insegnante che, con consapevolezza, si interroga e si attrezza per favorire non tanto la transizione da una cultura
all’altra quanto la sintesi - dove è possibile - tra culture, allo
scopo di creare momenti pedagogici capaci di andare oltre le reciproche
differenze".
Da www.informagiovani.info - Il Mediatore culturale è un operatore che facilita gli immigrati e i
membri delle minoranze etniche ad eccedere ai servizi pubblici. Di
solito è lui stesso un immigrato o una persona che ha un’esperienza di
vita plurietnica.
Il Mediatore culturale è una figura nuova, ancora poco conosciuta, ma
sicuramente molto apprezzata, richiesta soprattutto in quei contesti,
come le istituzioni educative (scuole, associazioni), quelle sanitarie
ospedali, servizi sociali), giudiziarie (carceri, tribunali) e
amministrative (comuni, province), dove è avvertita con maggiore urgenza
la necessità di mediare tra culture diverse. Questa figura favorisce
quindi il positivo inserimento degli immigrati nella società e mira alla
realizzazione delle pari opportunità dei cittadini stranieri nei vari
ambiti sociali.
Compito principale del Mediatore culturale è quello di offrire
consulenza ai singoli utenti, alle famiglie e alle associazioni di
immigrati, per aiutarli a muoversi autonomamente nella nuova realtà di
vita e di lavoro. Il primo livello d’intervento è quello della
mediazione linguistica, operando come interprete al momento
dell’accoglienza nel nostro Paese, traducendo documenti, comunicazioni e
avvisi, oppure elaborando materiali di presentazione dei servizi in
lingue diverse dall’italiano.
Il secondo livello è quello della mediazione culturale: conoscendo la
cultura degli immigrati, questa figura può interpretarne i bisogni,
fornendo risposte efficaci che permettano ai soggetti di comprendere la
cultura, gli usi e i costumi italiani e le opportunità offerte dai
diversi servizi pubblici presenti sul territorio, aiutando
parallelamente le istituzioni ad avvicinarsi a loro. Gli immigrati
potranno utilizzare le informazioni ricevute per ricercare una casa e un
lavoro e per conoscere le modalità di accesso ai servizi sociali,
sanitari, e così via. Il Mediatore culturale può inoltre: affiancare
l’équipe socio-sanitaria nella definizione di terapie e procedure
sanitarie compatibili con la cultura di provenienza dell’utente;
supportare l’attività di assistenza ad avvocati, difensori d’ufficio e
magistrati; valorizzare nelle scuole le differenti culture, di cui sono
portatori i bambini appartenenti alle minoranze etniche. Può inoltre
svolgere attività di formazione del personale italiano in servizio, che
interagisce con gli stranieri.
Competenze
Il Mediatore culturale deve avere un’ottima conoscenza della lingua
italiana e sapere perfettamente almeno una delle lingue parlate dai
gruppi etnici maggiormente rappresentati nel territorio in cui opera
(arabo, cinese, ROM, ecc.). Deve anche conoscere usi, consuetudini e
religione dei cittadini con i quali entra in contatto. Per poter
ricoprire adeguatamente il ruolo, è necessaria un’esperienza di vita
vissuta a cavallo fra due culture, come ad esempio una migrazione, un
matrimonio misto o una permanenza pluriennale in un Paese da cui
provengono i flussi migratori. Il Mediatore culturale molto spesso è uno
straniero, che si è formato nel Paese d’accoglienza, specializzandosi
in uno dei settori che prevedono questo nuovo profilo, sia esso
educativo, sanitario, giuridico o amministrativo. Sul piano umano, egli
deve inoltre possedere un’ottima capacità di relazionarsi con gli altri,
buone doti comunicative, capacità di gestione e di risoluzione dei
conflitti.
La formazione indispensabile resta comunque quella sul campo: aver
condiviso determinate situazioni di disagio ed avere una cultura affine
sono elementi essenziali per la creazione di un rapporto di fiducia.
Deve avere una buona cultura di base, approfondendo materie quali:
Deve avere una buona cultura di base, approfondendo materie quali:
- antropologia culturale;Inoltre il mediatore deve possedere un’ottima capacità di relazionarsi con gli altri e in particolare:
– sociologia;
– psicologia;
– conoscenza del fenomeno migratorio e della multiculturalità;
- buone doti comunicative;La formazione indispensabile resta comunque quella sul campo. L’aver condiviso determinate situazioni di disagio e di emergenza, avere una cultura affine è essenziale per creare un rapporto di fiducia che spesso è determinato dall’appartenenza allo stesso gruppo culturale.
– capacità di gestione e di risoluzione di conflitti;
– disponibilità e capacità di lavorare in équipe;
– conoscenza e utilizzo delle tecniche del colloquio individuale e di gruppo, dell’accoglienza, dell’ascolto attivo, della comunicazione e dell’interpretariato.
Formazione
In alcune Regioni sono stati istituiti corsi di laurea ad hoc e corsi
di formazione di II livello, generalmente post-diploma, che rilasciano
la qualifica di Mediatore culturale.
Carriera
Si perviene a questa carica intorno ai 40-45 anni, dopo aver maturato
esperienze significative nella medesima azienda o in aziende diverse,
nel ruolo ad esempio di Responsabile del marketing operativo.
Situazione di Lavoro
Molto spesso donna, il Mediatore culturale lavora prevalentemente con
contratti di collaborazione come libero professionista o nell’ambito di
cooperative sociali, svolgendo incarichi per conto della pubblica
amministrazione, soprattutto negli uffici stranieri della Pubblica
Sicurezza, oppure nel servizio di prima accoglienza di scuole, ospedali,
carceri e tribunali.
La recente introduzione di questa figura nel nostro Paese e
l’ampiezza dei campi d’intervento non permettono un’indicazione, anche
di massima, dei livelli retributivi.
Tendenze Occupazionali
In Italia il fenomeno migratorio ha assunto ormai un carattere
strutturale. Nonostante ciò, l’utilizzo dei Mediatori culturali è stato
finora piuttosto episodico, disorganizzato e limitato al centro-nord,
benché il loro impiego si renda necessario in tutto il territorio
nazionale.
È facile pertanto ipotizzare che si tratti di una figura che avrà
buone possibilità occupazionali, come già è avvenuto in altri Paesi
Europei.
Figure Professionali Prossime
L’Interprete linguistico, l’Operatore di strada e l’Operatore
dell’informazione nei servizi sociali sono le figure professionali che
più si avvicinano a quella del Mediatore.
Secondo Emergency i principali compiti e responsabilità del mediatore culturale sono:
- accoglienza ai pazienti e/o agli utenti dei servizi socio-sanitari;
- mediazione linguistica e culturale nella compilazione della cartella clinica;
- mediazione linguistica e culturale prima e durante la visita medica;
- concorda con il medico (se presente) e l'infermiere la presentazione dell'iter terapeutico ed eventuali attività di educazione igienico-sanitaria;
- accompagnamento dei pazienti che richiedono trattamento in struttura ospedaliera (SSN) e facilitazione delle procedure di ammissione ed eventuale ricovero;
- attività di orientamento socio-sanitario: creazione di percorsi individuali che mirano alla integrazione nel territorio, consulenza sulle norme e i diritti relativi alla tutela della salute o al soggiorno, collaborazione con i servizi territoriali pubblici e del privato sociale (anagrafe sanitaria, anagrafe comunale, servizi dedicati alle persone migranti, questure, prefetture...);
- corretto utilizzo del sistema gestionale informatizzato (raccolta dati clinici dei pazienti ed elaborazioni statistiche) al corretto uso del quale è rivolta una specifica attività formativa;
- se necessario, contribuisce alla gestione di alcuni aspetti amministrativi o logistici del progetto (cash-flow, budget control, acquisti, trasporti...);
- su richiesta del Coordinatore, partecipa a sopralluoghi di valutazione in altri siti di possibile intervento. http://www.emergency.it/lavoracon/mediatore-culturale.html
PERCHE' RIVOLGERSI AL PEDAGOGISTA? Attività proposte dallo Studio D'Auria


STUDIO DI CONSULENZA E PROGETTAZIONE
SOCIO PEDAGOGICA
Le attività dello Studio della dott.ssa Giuseppina D’Auria:
· Recupero scolastico a seguito di DSA (disturbi specifici dell'apprendimento, problematiche psico-fisico-relazionali, bullismo).
. Consulenza, sostegno e supporto nelle difficoltà di apprendimento,
BES, attività di tutoring, mentoring e orientamento scolastico.
. Intervento pedagogico specialistico e qualificato con bambini e
ragazzi interessati da problematiche di autismo.
. Metodologie, tecniche di valutazione e progettazione pedagogica.
· Consulenze socio pedagogiche ad Enti pubblici o privati.
· Elaborazione di progetti su bandi pubblici.
· Consulenze e colloqui di coppia, con la famiglia (supporto tecnico nel complesso lavoro educativo).
· Relazioni peritali scritte d'Ufficio o di Parte; Certificazioni rilasciate per fini privati.
· Supervisioni ed interventi individuali o di gruppo. Incontri di formazione e aggiornamento.
· Sostegno scolastico pomeridiano rivolto a bambini di scuola primaria e ragazzi di scuola secondari di primo e secondo grado.
· Guida alla compilazione del curriculum, orientamento formativo e lavorativo (bilancio delle competenze).
· Test, Questionari, Ricerche bibliografiche ed Elaborazioni per Tesi di Laurea.
· Mediazione culturale.
NaturalMente&Corpo: L'ALTRO COME PROSSIMO: DALLA RELAZIONE-LEGAME ALLA...
NaturalMente&Corpo: L'ALTRO COME PROSSIMO: DALLA RELAZIONE-LEGAME ALLA...: Le figure dell'Alterità come limite, concorrente, origine e destino si concretizzano all'interno di uno scenario che è la relazione...
martedì 9 settembre 2014
(FORMAZIONE ALL’) ORIENTAMENTO: RIFLESSIONI
di Giuseppina D’Auria
gdauria@hotmail.com
Svolgere una professione, o gestire un ruolo
sociale e immateriale, è un lavoro. Il concetto di lavoro è associato a quello
di fatica, sforzo, energia che viene spesa e deve essere reintegrata attraverso
una qualche forma di compenso. Ma esso è legato, anche, all'idea di competenza,
cioè di capacità prestazionale
finalizzata. Le scienze umane si sono, da sempre, molto occupate del lavoro
materiale e hanno, invece, investito poco nello studio del lavoro immateriale.
Da una parte, il lavoro immateriale creativo, intellettuale ed espressivo
(l'arte in genere) è sempre stato visto più come hobby, in quanto poco
associato alla fatica fisica, che come lavoro; dall'altra, il lavoro sociale è
stato considerato più una missione che un lavoro, a causa delle basse
competenze a esso associate. Il Secolo XX è stato il secolo dello sviluppo del
lavoro immateriale di massa. Sono aumentati, in modo progressivo, gli addetti e
i fruitori e, parallelamente, questo lavoro è andato sempre più legandosi al
compenso ed alle competenze. Il Secolo XXI segna il sorpasso del lavoro
immateriale su quello materiale. I lavoratori dell'immateriale prevalgono numericamente.
Il mercato dell'immateriale supera quello dei beni materiali. I compensi e le
competenze legate all'immateriale distaccano di parecchie lunghezze quelle del
settore materiale. Addirittura, in molti casi, la situazione è rovesciata: il
lavoro materiale è diventato per molti un hobby, legato a livelli modesti di
competenza; mentre alcuni ruoli sociali, da sempre legati alla sfera non
lavorativa (pensiamo al genitore, al cittadino, al volontario ecc.), sono
diventati un lavoro caratterizzato da un alto grado di fatica e dalla necessità
di sempre maggiori competenze. Per certi versi possiamo dire che anche essere
consumatore, fruitore, cliente, utente è diventato un lavoro, che richiede
fatica e competenze. Oggi i lavoratori dell'immateriale si trovano al centro della
rivoluzione della luce. Siamo in
presenza di un'ondata storica che vede il pianeta centrarsi sulle idee, le
immagini, le persone più che sui campi, le miniere, i pozzi di petrolio: i
lavoratori dell'immateriale da sempre privilegiano quelle su queste e, dunque,
si trovano nella condizione di essere l'avanguardia della trasformazione.
Proponiamo le seguenti riflessioni per rispondere ad una esigenza che in questa
fase riteniamo importante, quella del “fare ordine” ed anche perché costituiscono
l’orizzonte comune degli interventi di orientamento realizzati nelle varie
attività progettuali, rappresentando una base condivisa circa concetti ed
impianto delle azioni di orientamento.
La modalità
stessa con cui queste riflessioni vengono presentate, volutamente non concettose, utilizzando talvolta un
linguaggio evocativo e metaforico, consente di considerarle indicazioni di
massima, un canovaccio da confrontare con gli interventi sviluppati e da
sviluppare.
Si riportano di seguito le tre grandi categorie che caratterizzano l’orientamento in rapporto a specifici centri di interesse, legati a diversi fasi di transizione.
Si riportano di seguito le tre grandi categorie che caratterizzano l’orientamento in rapporto a specifici centri di interesse, legati a diversi fasi di transizione.
Esse devono
inserirsi in un approccio di tipo globale e continuo (lifelong guidance), le differenze riguardano il centro d’interesse
e la misura in cui si occupano di:
·
orientamento
scolastico in relazione alle scelte nel campo degli studi;
·
orientamento
professionale in relazione alle scelte professionali e all’inserimento nel
mondo del lavoro;
·
orientamento
personale e sociale in relazione agli aspetti personali e sociali
(difficoltà relazionali e comportamentali, di rapporto ambientale, ecc.).
I servizi
(intesi come complesso di azioni tese al soddisfacimento dell’utente) offerti
nell’ambito dei diversi approcci sopra citati possono ulteriormente articolarsi
secondo la classica triripartizione: informazione, Formazione e Consulenza.
L’Informazione
è vocata a fornire indicazioni utili per il proseguimento degli studi o per la
scelta professionale attraverso guide, pubblicazioni, banche dati, mass media.
La Formazione ha lo scopo
di aumentare - attraverso percorsi modulari di orientamento -
la conoscenza di sé, sostenere e rafforzare l'individuo nelle fasi di
transizione (empowerment).
La Consulenza si
propone di aiutare - attraverso colloqui individuali o per piccoli gruppi - a
fare il punto su di sé, sulla propria situazione formativa o lavorativa e a
predisporre un progetto professionale.
L’area dell’informazione
concerne il servizio di
accoglienza, che si realizza attraverso un primo colloquio, finalizzato
a introdurre l’utente ai servizi offerti dalla struttura ed a pervenire ad una
prima definizione del quadro dei suoi bisogni.
Con il termine
servizi/prodotti di informazione si indica l’insieme strutturato di azioni e
mezzi attraverso i quali gli utenti accedono e fruiscono di indicazioni utili
al proprio processo di orientamento. Fra questi alcune specifiche articolazioni
sono le Guide, pubblicazioni specifiche,
banche dati, Sportelli informativi (Consultazione autonoma o guidata) e Organizzazione di incontri pubblici e
conferenze con esperti.
L’area della formazione ha attinenza con il
servizio di formazione orientativa, che è costituito dalla progettazione ed
erogazione di interventi formativi o di momenti strutturati e guidati di
inserimento lavorativo, per specifici target di utenza, finalizzati allo
sviluppo di capacità cognitive ed abilità legate ai processi di scelta ed alla
raccolta ed analisi degli elementi del contesto ambientale di riferimento (es.
sistema formativo, mercato del lavoro, professioni, aziende, etc.).
Tale
area è il campo di applicazione privilegiato dei centri di formazione
professionale, anche se la trasformazione in corso degli stessi come agenzie
formative li vede sempre più impegnati - anche nelle aree successivamente
descritte di consulenza e di sostegno - all’inserimento lavorativo. In
particolare, la loro stretta cooperazione con le imprese - al fine di
realizzare stages, come specifici
periodi di alternanza nell’ambito di un corso di formazione professionale - li
candida come principali promotori delle nuove modalità di tirocini orientativi
e formativi.
L’area della consulenza esplicita il servizio di
consulenza orientativa, che si realizza fondamentalmente mediante un colloquio
di sostegno orientativo che può essere individuale e/o di gruppo. La finalità è
soprattutto esplorativa e i contenuti principali riguardano l’immagine di sé e
il potenziale individuale, il rapporto del soggetto con l’esperienza formativa
e l’esperienza di lavoro.
Una
modalità particolare di consulenza orientativa è costituita dal bilancio di
competenze, percorso di consulenza individuale rivolto a destinatari adulti con
un bagaglio di esperienze e di competenze professionali e finalizzato alla
realizzazione di un progetto professionale in una prospettiva di cambiamento e
di sviluppo di carriera.
Tale
consulenza si articola in colloqui individuali, laboratori di gruppo e attività
di approfondimento personale. Un punto chiave è la valutazione delle competenze
acquisite e la messa a punto di un portafoglio di competenze.
Il
counselling presenta molti punti di
analogia con la consulenza orientativa: lavora su contenuti analoghi, si
caratterizza come relazione d’aiuto, prevede una restituzione finale all’utente.
Il
counselling può essere condotto solo
da esperti con una specifica formazione nell’ambito psicologico, in quanto
interviene su aspetti legati alla personalità del soggetto.
I servizi a sostegno dell’inserimento lavorativo sono finalizzati a supportare il soggetto nella ricerca di opportunità di lavoro e di inserimento lavorativo o nella creazione di attività autonoma e si caratterizzano come servizi di confine rispetto all’orientamento e alla formazione. Fra questi possiamo segnalare:
I servizi a sostegno dell’inserimento lavorativo sono finalizzati a supportare il soggetto nella ricerca di opportunità di lavoro e di inserimento lavorativo o nella creazione di attività autonoma e si caratterizzano come servizi di confine rispetto all’orientamento e alla formazione. Fra questi possiamo segnalare:
·
Supporto
nella ricerca di lavoro
·
Tutoring per l’inserimento lavorativo
·
Orientamento
e consulenza per la creazione di impresa.
Tra soggetti con
caratteristiche diverse e in varie fasi della vita, l’orientamento sta assumendo tanta rilevanza per l’aumento e la
diffusione che stanno avendo i momenti di passaggio e di transizione tra
formazione e lavoro; l’alternanza tra lavoro/ non lavoro, tra lavoro
dipendente/lavoro autonomo e la necessità e/o opportunità di cambiare settore
economico e livello professionale.
Rispetto alle attività o servizi
che un centro svolge, l’orientamento si
può configurare come:
-
servizio autonomo rivolto a raggruppamenti omogenei, a
singoli soggetti, o a raggruppamenti diversificati;
-
modulo autonomo rispetto alla formazione
professionalizzante;
-
modulo trasversale al percorso formativo (iniziale, in
itinere, finale);
-
modulo propedeutico ad un percorso mirato alla
creazione d’impresa.
L’attività di orientamento é
fondamentalmente una azione a sostegno di una scelta consapevole ed
autonoma rispetto ad un personale percorso di formazione/lavoro.
La consapevolezza é intesa
come conoscenza delle condizioni soggettive (conoscenza di sé, dei propri
interessi, curiosità, disponibilità, abilità e competenze); delle condizioni
oggettive (mercato del lavoro, mappa delle opportunità formative e di lavoro di
un determinato territorio e/o una determinata area professionale).
Sarebbe opportuno collocare al centro del
processo di orientamento i soggetti; le relazioni di questi tra loro; le
relazioni con la comunità ed i contesti di riferimento.
Non esistono per
l’attività di orientamento soluzioni precostituite ne é possibile trovarne
fuori dalla dinamica relazionale tra Soggetti e Comunità. Il percorso si caratterizza come
ricerca della congruenza tra le condizioni oggettive e quelle soggettive e
quindi alla fattibilità del percorso professionale di ciascuno.
Bisognerebbe strutturare un
percorso a partire da sé, dalla conoscenza delle proprie potenzialità e di come
queste possono essere spese in termini professionali, nel mondo, facendo un’analisi e lettura critica degli ambiti e dei
contesti di riferimento. Segue l’attivazione del progetto, il ritorno a sé, la verifica della
propria motivazione ai diversi ambiti professionali e lavorativi, lo sviluppo/rafforzamento
dell’assertività, lo sviluppo/rafforzamento
della decisionalità, lo studio di
fattibilità sulla soluzione dei problemi e/o delle alternative emerse, l’elaborazione
di un progetto (formativo lavorativo professionale).
Il progetto che si propone prevede
una serie di step e cosa può essere basato almeno su tre modalità di azione; prevede:
·
forma del lavoro
·
area professionale
·
settore
·
ruolo
e si basa:
·
sulla continuità
·
sul cambiamento misurato
·
sul cambiamento radicale
Le attività che si possono svolgere nell’ambito di un servizio sono l’accoglienza/prima
informazione, l’informazione personalizzata, il colloquio/ consulenza, la progettazione
di itinerari individualizzati di formazione/lavoro, la gestione e tutoraggio
per stage e la conduzione di gruppi di orientamento (mirati, di breve durata); conduzione
attività di bilancio di competenze e self-assement
conduzione di
gruppi di “job club”.
I contenuti di massima di un percorso di orientamento possono essere i
seguenti:
- analisi delle proprie competenze, capacità, abilità, desideri e risorse.
·
per i soggetti adulti e/o soggetti che hanno
avuto diverse esperienze di vita e di lavoro,l’analisi si può articolare in un
recupero, riconoscimento e valorizzazione di risorse, abilità ed energie
ricavabili dalle precedenti esperienze e trasferibili in altri contesti;
·
studio/conoscenza della domanda ed offerta di
lavoro in specifici settori economico produttivi;
·
analisi delle diverse aree e profili
professionali;
·
acquisizione e/o rafforzamento di alcune
competenze trasversali: comunicazione, relazionalità, progettazione,
organizzazione e documentazione;
·
acquisizione di tecniche di ricerca del lavoro,
redazione di curricula mirati e gestione dei colloqui di lavoro;
·
elaborazione di un piano personale di sviluppo
professionale coerente e consapevole.
Gli approcci metodologici auspicabili sono i seguenti. Facendo
riferimento alle buone pratiche esperite a livello nazionale ed internazionale,
si propongono alcune linee metodologiche di base che potranno venire adattate
ai diversi soggetti:
- attivazione di situazioni ricavate da esperienze concretamente vissute e che, soprattutto per i soggetti femminili, diano rimandi significativi sulle loro risorse;
·
rilevanza all’aspetto relazionale nei gruppi di
lavoro per rafforzare una delle competenze di tipo trasversale più importanti;
·
attenzione a ciò che i soggetti femminili
pensano e dicono (attenzione al linguaggio, a non incorrere in stereotipi
sessisti);
·
approcci di tipo esperienziale in grado -
soprattutto per i soggetti più in difficoltà, più deboli - di favorire
l’autostima;
·
sviluppo delle capacità di individuare problemi
e di realizzare studi di fattibilità per la soluzione degli stessi;
·
approcci operativi che consentano lo sviluppo
dell’assertività;
·
utilizzo di metodologie che implichino il
coinvolgimento attivo dei soggetti, poiché la sicurezza di sé si rafforza nel
provarsi e nel padroneggiare se stessi in situazione;
·
favorire situazioni nuove, in cui si possano
sperimentare successi; proporre - nelle testimonianze, nella documentazione e
nelle équipe di riferimento - figure femminili autorevoli, per favorire il
superamento di stereotipi sessisti nei soggetti maschili (donne sesso debole,
uomini sesso forte) e la proposizione di modelli di riferimento positivi per i
soggetti femminili.
Iscriviti a:
Post (Atom)

