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martedì 9 settembre 2014

I CONTRATTI DI LAVORO E IL BADBOSSOLOGY IN AZIENDA. COME SALVARSI DAI “CATTIVI” CAPI!



di Giuseppina D’Auria
gdauria@hotmail.com

Le relazioni fra azienda e lavoratore sono estremamente varie, complesse e regolate da una serie di norme che definiscono le diverse tipologie di contratto fra le parti.
Chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro o chi decide di cambiare posizione lavorativa, si troverà di fronte ad un variegato panorama di contratti di lavoro, alcuni che seguono i vecchi e “tipici” modelli, altri più innovativi, in linea con la eccezionale espansione del “lavoro atipico”.
In questa sede cercheremo di spiegare i punti salienti delle diverse tipologie di contratto, evidenziando la tendenza, oggigiorno presente, verso una progressiva flessibilizzazione del rapporto impresa – lavoratore, conseguenza delle numerose leggi e riforme riguardanti il mercato del lavoro.
A proposito ricordiamo la Legge Finanziaria del 2004 (legge 24 dicembre 2003:), la Legge Finanziaria del 2005 ( Legge 30 dicembre 2004:) e la Legge sulla Competitività (Legge n.80/05 di conversione del D.L.35/05:), che modifica alcuni istituti della Riforma Biagi (Legge 30/03).
L’obbiettivo ultimo di questa serie di riforme è incrementare i tassi di occupazione regolare e migliorare la qualità del lavoro. Per questo motivo si è deciso di intervenire proprio sulle caratteristiche del lavoro atipico, contrastando l’abuso di forme improprie di flessibilità e introducendo nuove tipologie di lavoro modulato e flessibile.
Le forme contrattuali attuali, classificabili in quattro categorie, sono le seguenti.
Il contratto di lavoro subordinato è l’accordo con il quale il lavoratore si impegna a prestare la propria attività lavorativa all’interno dell’organizzazione produttiva del datore di lavoro, tenuto a pagare la retribuzione. Dal contratto scaturiscono obblighi per le due parti: il lavoratore, per esempio,dovrà osservare le direttive impartitagli dal datore per lo svolgimento del lavoro, mentre quest’ultimo dovrà, oltre che pagare la retribuzione, garantire la sicurezza nell’ambiente di lavoro.
Una delle clausole più comuni di questa tipologia di contratto è il patto di prova, la cui durata, generalmente prevista dai contratti collettivi, non può superare per legge i sei mesi, e dovrà essere stipulata in forma scritta prima dell’inizio dei rapporti di lavoro, pena la nullità.
Di seguito le tipologie di contratto di lavoro subordinato:
Apprendistato: rapporto in cui l’imprenditore si impegna a impartire/o far impartire la formazione necessaria affinché il lavoratore possa conseguire la capacità tecnica per diventare qualificato.
Contratto di Inserimento: contratto che sostituisce il precedente “Contratto di Formazione e Lavoro”. Il Contratto di Inserimento lavorativo porta all’inserimento, o al reinserimento, del lavoratore nel mercato del lavoro mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del soggetto a un determinato contesto lavorativo. È un contratto a termine, di durata non inferiore a 9 mesi e non superiore a 18 mesi (nel caso di portatori di handicap può arrivare fino a 36 mesi).
Contratto a Tempo Determinato: il contratto di lavoro a termine può essere stipulato quando vi siano ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che richiedono un incremento di manodopera per un periodo di tempo limitato. Si può pensare, ad esempio, ad incrementi di attività dovuti a circostanze eccezionali, alle attività stagionali, alla sostituzione di lavoratori assenti per malattia, ferie, ecc. L’assunzione a termine non è invece ammessa nei seguenti casi: per sostituire lavoratori in sciopero; per le aziende che abbiano effettuato licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti l’assunzione (salvo alcuni casi particolari indicati dalla legge); per le aziende che sono ammesse alla Cassa Integrazione Guadagni; per le aziende non in regola con la normativa in materia di sicurezza sul lavoro.
Lavoro Ripartito (job sharing): il lavoro ripartito, o job sharing, è uno speciale contratto di lavoro mediante il quale due lavoratori assumono insieme l’adempimento di un’unica ed identica obbligazione lavorativa. I prestatori si impegnano pertanto a coprire la prestazione lavorativa e possono determinare a tal fine discrezionalmente e in qualsiasi momento sostituzioni tra loro; possono modificare consensualmente la collocazione temporale dell’orario di lavoro, anche per sopperire all’impossibilità della prestazione da parte di uno dei due.
Lavoro Intermittente (job on call): il lavoro intermittente è un contratto mediante il quale un lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro, che può utilizzare la prestazione lavorativa quando ne ha effettivo bisogno. Questo tipo di contratto può essere instaurato sia a tempo determinato che a tempo indeterminato e, diversamente dal contratto di somministrazione, è stipulato direttamente tra datore di lavoro e lavoratore. Questa tipologia di contratto può essere indirizzata solo a giovani disoccupati con meno di 25 anni e a lavoratori con più di 45 anni “espulsi” dal ciclo produttivo (licenziati o iscritti in lista di mobilità e presso i Centri per l’impiego come disoccupati). I lavoratori che non rientrano in queste categorie possono stipulare questo tipo di contratto solo per prestazioni discontinue e non individuate dai contratti collettivi di lavoro o, in assenza, dal Ministero del Lavoro con apposito decreto ministeriale.
Somministrazione di lavoro: contratto che sostituisce il precedente “Lavoro Interinale”. Con la somministrazione di lavoro si instaura un particolare tipo di contratto di lavoro subordinato che coinvolge tre soggetti: il somministratore, l’utilizzatore e il lavoratore. Il lavoratore è assunto dal somministratore, ma viene inviato a svolgere la propria attività presso l’utilizzatore (c.d. missione). Tra somministratore e utilizzatore viene stipulato un contratto di fornitura di manodopera, che è un normale contratto commerciale.
Part-Time: il contratto di lavoro a tempo parziale prevede un orario inferiore rispetto a quello normale indicato dalla legge o dal contratto collettivo. Si distinguono tre tipologie di lavoro part-time: Orizzontale (riduzione dell’orario normale giornaliero di lavoro); Verticale (attività lavorativa svolta a tempo pieno ma limitatamente a periodi determinati della settimana, mese e anno) e Misto (combinazione dei precedenti).
Lavoro a progetto: il lavoro a progetto sostituisce la precedente accezione di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, regolamentandone sia la forma contrattuale che la finalità. Il contratto di lavoro a progetto deve avere forma scritta e deve indicare: la durata (determinata o determinabile in base al raggiungimento di un determinato obiettivo); il progetto; il programma o la forma di lavoro; l’ammontare del corrispettivo erogato; l’indicazione dei tempi e modi di pagamento; l’indicazione delle modalità di retribuzione di determinati rimborsi o spese; le forme di coordinamento del lavoratore con il committente e le misure di sicurezza adottate nei confronti del lavoratore.
Lavoro occasionale: la collaborazione occasionale è caratterizzato da un duplice requisito: durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente e un compenso non superiore a cinque mila euro nello stesso anno solare e con lo stesso committente.
Il contratto di lavoro parasubordinato si pone al confine tra lavoro subordinato e lavoro autonomo, presentando elementi tipici dell’uno e dell’altro.
Questa forma contrattuale non prevede l’instaurarsi di un rapporto di lavoro dipendente, ma è una prestazione lavorativa in cui le modalità di lavoro, la durata ed il relativo compenso sono stabiliti da un contratto stipulato dalle parti.
Tale contratto non obbliga né all’iscrizione ad albi professionali, né l’apertura di una partita IVA ed è applicabile a chiunque: disoccupato, inoccupato o in cerca di altra occupazione (Art.2094 c.c; D.Lgs. 26 maggio 1997; Art.2106 c.c.).
Di seguito le tipologie di lavoro parasubordinato:
Collaborazioni Coordinate Continuative: i collaboratori coordinati e continuativi sono lavoratori che svolgono la loro attività con regole stabilite in un contratto di lavoro individuale nel quale sono fissati la durata, le modalità e il compenso del lavoro. Questo tipo di contratto non prevede automaticamente l’unicità della prestazione, pur potendo prevedere in alcuni casi l’esclusività. Il lavoratore, quindi, può accedere ad altri contratti di collaborazione, a meno che non ci sia un esplicito divieto dettato da una norma precisa del contratto individuale. La collaborazione coordinata e continuativa non obbliga all’apertura di partita Iva.
Lavoro a Progetto: si tratta di nuovo contratto recentemente regolato dal decreto legislativo 276/03 con l’intento teorico di limitare l’uso di quelle collaborazioni coordinate e continuative, che - avvalendosi di un ridotto costo del lavoro - nella sostanza mascherano rapporti di lavoro dipendente. In realtà anche la nuova norma, senza un adeguato intervento della contrattazione collettiva, consente di celare dietro a un contratto a progetto un rapporto di lavoro dipendente a tutti gli effetti.
Collaborazioni occasionali: si tratta di “attività lavorative di natura meramente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mondo del lavoro, ovvero in procinto di uscirne” (art. 70, comma 1). L’istituto in esame è una novità introdotta dalla legge di riforma del mercato del lavoro. Tale scelta legislativa risponde a due diverse finalità: da un lato, l’intento di tutelare quelle forme di lavoro che, per il loro carattere “secondario” e discontinuo, rischiano di sfuggire alle tutele fornite dalle disposizioni legislative, rimanendo spesso nel mondo del sommerso; dall’altro, l’impegno a favorire l’inserimento di fasce cosiddette “deboli” nel mondo del lavoro.
Possiamo definire “lavoro autonomo” qualsiasi prestazione compiuta senza vincoli di subordinazione; sono attività di lavoro autonomo, per il Codice Civile, sia quelle svolte dagli imprenditori sia quelle svolte dai professionisti, dagli artisti, dai consulenti
Appalto: l’appalto è il contratto con il quale una parte assume con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro.
Associazione in Partecipazione :l’associazione in partecipazione è disciplinata dall’art. 2594 c.c. è consiste nell’apporto in capitale o in prestazione lavorativa, che l’associato da ad una impresa in cambio della partecipazione agli utili della stessa.
Va evidenziato che la gestione della società resta interamente nelle mani del titolare anche se la sua gestione dovrà essere improntata in modo tale da non pregiudicare le aspettative dell’associato.
Tale rapporto, pertanto, non origina un rapporto associativo.
Lavoro Accessorio: per prestazioni di lavoro accessorio s’intendono tutte le attività lavorative occasionali rese da soggetti che non hanno ancora fatto ingresso nel mercato del lavoro o che rischiano l’esclusione sociale. La attività non può superare i 30 giorni nel corso dell’anno e non dà luogo a compensi maggiori di 3000 euro complessivi. Nello specifico, possono utilizzare questo contratto, i lavoratori extracomunitari, i pensionati, gli studenti, le casalinghe, i disoccupati da oltre un anno, i disabili e le persone in comunità di recupero rivolgendosi ai servizi per l’impiego delle province nell’ambito territoriale di riferimento.
Lavoro Autonomo Occasionale: questo contratto disciplina l’affidamento di un incarico ad un qualsiasi soggetto (lavoratore dipendente, autonomo, professionista, pensionato, disoccupato, studente, ecc.) per una prestazione di lavoro occasionale, svolta nella piena autonomia, al di fuori della struttura organizzata del committente, libera da vincoli di orario e senza carattere di continuità o ripetitività dell’incarico.
Altre forme di lavoro:
Tirocinio (Stage): contrariamente al contratto di lavoro, l’obiettivo principale del contratto di tirocinio non consiste nella prestazione lavorativa eseguita dietro retribuzione, bensì nella formazione della persona in formazione. Le disposizioni legali del contratto di lavoro si applicano in generale anche al contratto di Tirocinio, ma questo contratto comporta anche altre disposizioni particolari. Il contratto di lavoro dei/delle tirocinanti deve in particolare essere concluso per iscritto e approvato dall’ autorità competente designata dal cantone. In linea di massima il contratto di tirocinio viene concluso per tutta la durata della formazione professionale di base. Trascorso il periodo di prova, il contratto non può più essere disdetto fino al termine della formazione, salvo nel caso in cui la disdetta venga data per cause gravi.
Tirocini Estivi di Orientamento: la legge li definisce come tirocini promossi durante le vacanze estive a favore di un adolescente o di un giovane, regolarmente iscritto a un ciclo di studi (università o qualsiasi istituto scolastico di ogni ordine e grado) con fini orientativi e di addestramento.
Piani di Inserimento Professionale: hanno lo scopo di migliorare la formazione e di facilitare l’inserimento professionale dei giovani nelle aree del mezzogiorno e nelle altre aree depresse. I progetti sono realizzati dal Ministero del lavoro d’intesa con le regioni interessate e prevedono periodi di formazione e di esperienze lavorative presso le imprese.
Al termine il datore di lavoro può assumere il giovane con Contratto di Formazione Lavoro.
Esiste, al di là di ogni discorso sulle tipologie contrattuali, un problema molto serio: quello dei cattivi capi che danneggiano l’azienda
Badbossology: significa letteralmente “proteggere le persone e le aziende dai cattivi capi”. Manager poco educati, aggressivi oltre misura e persecutori nei confronti degli altri possono danneggiare sia la salute del singolo individuo che la redditività dell’azienda. Analizziamo questa nuova patologia lavorativa e vediamo le possibilità di intervento.
Nel mondo del lavoro si sta assistendo ad un fenomeno sempre più specifico dell’estrema flessibilità e mobilità del mercato: “cattivi capi” che gestiscono male i collaboratori e l’azienda. Un esempio della diffusione del fenomeno? Con Google si possono trovare oltre 33mila voci che trattano il problema!
La tendenza è in aumento, come dimostrano gli studi della SDA Bocconi, dove molti manager si trovano a convivere con capi o colleghi impossibili.
In America i ricercatori della Marshall Schoool of Business hanno calcolato che il numero di impiegati maltrattati dai boss almeno una volta alla settimana è passato dal 20% del 1998, al 48% del 2005.
Il rischio di stress eccessivo è serio, poiché, come dice Richard Conniff, autore di uno studio specifico sul tema, un capo sgradevole può provocare l’aumento del cortisolo, l’ormone dello stress, minando lo stato psicofisico del lavoratore.
Secondo le psicoterapiste Katherine Crowley e Kathi Elster, autrici di “Lavorare con te mi sta uccidendo”, ci sono cinque profili di badboss.
Il “ladro di idee” si appropria delle idee altrui, spacciandole per sue, mostrando così ai superiori le sue qualità e negando l’apporto degli altri.
Per “incontentabile”, si intende quel capo che pensa di essere solo lui l’unico bravo in azienda. Gli altri sbagliano e non danno mai il massimo e l’eccellenza negli altri non esiste. Per ogni parola di lode ne segue una dove si evidenzia il limite del proprio collaboratore.
L’egocentrico pensa che l’azienda sia un enorme teatro dove deve essere messo in scena il suo show. Non delega, poiché non reputa gli altri capaci quanto lui. E non sopporta nemmeno le critiche: anche quando sbaglia nega l’errore, inventando scuse anche incredibili!
Per “inamovibile” si intende quel capo che ossequia sempre i superiori e non genera nessun attrito con i colleghi e viene premiato per anzianità e non per le capacità.
Il “seduttore” invece è convinto che la via per il successo passi attraverso il suo fascino. La via più breve è sempre la migliore da seguire e gli errori vanno nascosti e mai svelati.
In Italia il modello di “badboss” più diffuso è l’egocentrico che tratta gli altri come “bimbi scemi”, per usare le parole di Beatrice Bauer, psicologa alla SDA Bocconi.
Il sistema italiano è organizzato principalmente in modo top-down, un modello insostenibile per molti stranieri, dove il peer-to-peer risulta, sopratutto nel sistema anglosassone, vincente.
Siete maltrattati dal capo? Per Crowley e Elster è sufficiente rispondere a cinque domande per capire se siete vittima di un “cattivo capo”: 1) vi sentite spesso manipolati da lui/lei?; 2) relazionarvi con lui non vi fa dormire bene?; 3) per sopportare questa relazione patologica abusate di cibo, alcool o medicinali?; 4) pensate che l’autostima sia calata da quando avete iniziato a lavorare con lui/lei?; 5) avete iniziato a dubitare delle vostre capacità?
Se la risposta è sì alla maggior parte delle domande, almeno quattro su cinque, allora è il caso di pensare di cambiare lavoro, oppure ufficio. Oppure bisogna affrontare il capo, mostrando che siete cattivi almeno quanto lui!
 

domenica 3 agosto 2014

Sportello di accoglienza e informazione - L'Esperto risponde

Sportello di accoglienza e informazione
Operatori qualificati nella gestione dell’informazione orientativa possono offrirti risposte personalizzate e supportarti nella ricerca di dati su:
- scuole, università, master;
- corsi di formazione professionale;
- stage, tirocini, borse di studio e contributi;
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- mondo delle professioni e del lavoro;
- banche dati su Formazione Professionale, Scuole secondarie di II grado, Università e borse di studio.

L'Esperto risponde
L'Esperto risponde è uno sportello virtuale con operatori che realizzano ricerche mirate consultando Internet, banche dati, materiale cartaceo, libri, riviste, risorse umane e ti forniscono via e-mail una risposta personalizzata.

Consulenza orientativa


Psicologi esperti di orientamento forniscono su appuntamento i seguenti servizi:

colloquio di orientamento
Consente di chiarire, con uno o più incontri, la propria posizione personale e sociale discutendo con uno psicologo orientatore gli elementi importanti del proprio futuro allo scopo di mettere a punto un progetto formativo e professionale personalizzato.

counseling
Permette di elaborare strategie personali per uscire da particolari situazioni di stallo. Con l'aiuto di uno psicologo orientatore, all'interno di un ciclo di 5 o 6 incontri, è infatti possibile:
- approfondire i propri interessi, motivazioni e potenzialità;
- parlare e discutere delle difficoltà familiari, scolastiche e professionali;
- imparare a costruire un progetto formativo e professionale personalizzato.

bilancio di competenze 
Si rivolge prevalentemente a giovani o adulti che abbiano già avuto esperienze lavorative e consente, con 7 o 8 incontri, di:
- individuare e valorizzare capacità, abilità e conoscenze sviluppate;
- definire le proprie competenze e le possibilità di miglioramento in rapporto alle richieste del mondo del lavoro;
- costruire un progetto professionale realistico.

martedì 22 luglio 2014

Focus su alcuni servizi offerti dallo studio di Consulenza Socio Pedagogica D'Auria

 

PROGETTAZIONE
Il servizio di progettazione è pensato per gli enti – pubblici e privati non profit – che desiderano cercare fondi per realizzare un progetto di tipo culturale, sociale o formativo.
La consulenza spazia dalla prima formulazione dell’idea alla sua pianificazione e comprende:
ricerca bandi: ricerca delle migliori opportunità di sovvenzione per poterla realizzare, in base all’idea progettuale;
sviluppo dell’idea: partendo da un’analisi del contesto, definizione degli aspetti fondamentali dell’idea progettuale – obiettivi, destinatari, attività e risultati principali, e partenariato;
pianificazione: definizione del piano di lavoro, dello sviluppo temporale e del budget preventivo;
ricerca partner: ricerca dei potenziali partner da coinvolgere nel progetto, soprattutto per i progetti transnazionali;
preparazione dossier: compilazione dei formulari e preparazione della documentazione per la richiesta di contributo.
GESTIONE
Il servizio di Gestione viene offerto come supporto agli organismi che stanno avviando un progetto, finanziato all’interno di un programma di finanziamento regionale, nazionale o comunitario.
Il servizio comprende:
assistenza al coordinamento delle attività di progetto;
gestione dei rapporti con il partenariato internazionale;
gestione economico-finanziaria del progetto;
gestione dei rapporti con l’ente finanziatore;
redazione delle relazioni e dei rendiconti intermedi e finali per l’ente finanziatore.
FORMAZIONE
L’attività di formazione viene svolta principalmente in aula, all’interno di percorsi formativi di organismi accreditati. La formazione riguarda principalmente le tecniche di project management dedicate alla cultura e al sociale.
Accanto a questa, si propone un’attività di formazione specifica per le organizzazioni che desiderano attivare un percorso studiato ad hoc per il proprio personale, presso la loro sede. Sono qui possibili due modalità principali di formazione:
formazione per piccoli gruppi: un percorso studiato in base alle esigenze dell’ente, rivolto ai collaboratori che formeranno un team di progettazione interno;
workshop di progettazione: a partire da un progetto che l’ente intende sviluppare, viene proposta un’attività di affiancamento durante la fase di progettazione, presentando passo a passo strumenti e strategie.
Ci occupiamo anche di formazione e recupero materie scolastiche per bambini, adolescenti ed adulti.
— presso studio di consulenza socio pedagogica dott.ssa Giuseppina D'Auria,tel. 098543877- 3334906617, e-mail: gdauria@hotmail.com, skype: giuseppina.d.auria, pec: giuseppina.dauria@postacertificata.gov.it

domenica 19 gennaio 2014

Pedagogista e professione

Il pedagogista si occupa dei problemi quotidiani, delle difficoltà di tutti i giorni, lavora sul potenziamento delle risorse della persona e del contesto sociale in cui questa è inserita, accompagna bambini, adolescenti e adulti  in un percorso di ricerca del benessere e di uno sviluppo sano. Il pedagogista si occupa di empowerment della persona partendo dalla convinzione che "l'educazione possa essere motore di cambiamento" e il suo lavoro si esplica in una relazione d'aiuto intesa come 'prendersi cura dell'altro'.
In quanto esperto di educazione e formazione, avendo acquisito specifico titolo di laurea, il pedagogista può:
  • Progettare percorsi educativi, formativi, di evoluzione personale e di recupero (anche attraverso l’utilizzo di tecnologie)
-Redazione di programmi di recupero ed integrazione per bambini con difficoltà d'apprendimento
-Progettazione di iniziative di orientamento scolastico
-Progettazione di corsi di formazione professionale

  • Compiere analisi critiche e complesse delle situazioni individuali, familiari, lavorative, di gruppi e di comunità;
​-Consulenza rispetto all'analisi dei fabbisogni formativi delle risorse umane
-Consulenza ai singoli o alla famiglia che sta vivendo una fase di transizione aiutando a ridefinire progetti di vita adeguati alla nuova situazione (nascita di un fratellino, separazioni/divorzi; trasferimenti...)​

  • Occuparsi di coordinamento, consulenza e promozione di iniziative educative rivolte a singoli, gruppi, organizzazioni e reti interistituzionali;
-Consulenza individualizzata finalizzata allo sviluppo di competenze o alla valutazione di competenze possedute
-Consulenza alle agenzie formative per la definizione di piani educativi individualizzati
Svolgere attività didattiche, sperimentazione e ricerca nello specifico ambito professionale.
Gli ambiti d'intervento del pedagogista sono: educativo, sociale, assistenziale, socio-sanitario, scolastico, formativo, ambientale e culturale, dei servizi per l’impiego e per le imprese, del terzo settore e della pubblica amministrazione.
Il pedagogista non può:
  • occuparsi di persone con psicopatologie poichè per nessun motivo può proporre un percorso terapeutico. E' dovere professionale indirizzare queste persone da uno psicologo.
  • occuparsi dei disturbi del linguaggio orale. E' dovere professionale indirizzare queste persone da un logopedista.

martedì 7 gennaio 2014

Percorsi per la prevenzione e il trattamento dei disturbi specifici dell'apprendimento

Come interviene il pedagogista?
​Il pedagogista non si concentra esclusivamente sulle cause biologiche, psichiatriche alla base della difficoltà/ disturbo, ma considera il bambino nella sua globalità, come persona che deve poter godere di una condizione di benessere. Il pedagogista non può compiere test o rilasciare certificazioni, ma è chiamato a compiere un cambio di prospettiva, a interpretare la difficoltà/disturbo come “bisogno di”. Una volta effettuato questo passaggio, è compito del pedagogista progettare interventi didattici-educativi che facciano leva sulle risorse interne del bambino e che lo coinvolgano nel superamento delle sue difficoltà. Se la scuola dispone di risorse atte ad avviare percorsi di inclusione, si può instaurare una proficua collaborazione o se, per qualsiasi motivo, la scuola non dovesse riuscire a rispondere ai bisogni speciali del bambino, sarà il pedagogista ad elaborare strategie specifiche di intervento.
Possibili modalità d'intervento:
• colloquio diretto con i genitori
• colloquio con gli insegnanti;
• progettazione un percorso di sostegno scolastico o extrascolastico elaborato sulle esigenze specifiche del bambino;
• affiancamento nei compiti sia individualmente che in piccolo gruppo;
• percorsi individualizzati per l’acquisizione di un metodo di studio.
Compilazione portfolio competenze scolastiche
Il portfolio rappresenta il bagaglio scolastico del bambino, la cartella in cui vengono registrati i progressi educativi e documentate le esperienze significative.
Purtroppo, non sempre gli insegnati hanno la possibilità e soprattutto il tempo di compilare, come vorrebbero,  il percorso educativo di ogni singolo alunno.
Per questo, si vuole proporre la possibilità di creare un portfolio di competenze del bambino/ragazzo in collaborazione con gli insegnanti, con genitori e con lui stesso. Raccogliendo materiali prodotti a Scuola, testimonianze delle figure educative che ruotano attorno al bambino/ragazzo, tramite l’ausilio di materiali didattici appositamente preparati per la valutazione di aree specifiche di apprendimento* si vuole offrire un'immagine quanto più completa del bambino/ragazzo e organizzare  secondo precisi criteri tutte le informazioni che lo riguardano.​
*Tutte le prove effettuate non hanno valore clinico-diagnostico, ma servono ad individuare aree su cui poter LAVORARE IN SENSO EDUCATIVO.

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