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sabato 16 novembre 2019

Mediazione Familiare

fonte: http://mediazionecoaching.net/mediazione-familiare/

Mediazione Familiare


Che cosa è la “Mediazione Familiare”

La Mediazione Familiare è uno strumento che facilita il raggiungimento di un accordo tra persone sposate e non (conviventi more uxorio, genitori non coniugati), con lo scopo di facilitare la soluzione di liti riguardanti questioni relazionali e /o organizzative concrete, prima, durante e/o dopo il passaggio in giudicato di sentenze relative tra l’altro a: dissoluzione del rapporto coniugale; divisione delle proprietà comuni; assegno di mantenimento al coniuge debole o gli alimenti; responsabilità genitoriale condivisa o esclusiva (potestà genitoriale); residenza principale dei figli; visite ai minori da parte del genitore non affidatario, che implicano la considerazione di fattori emotivo relazionali, con implicazioni legali, economiche e fiscali.

Chi è “Il Mediatore Familiare”

E’ un professionista, tenuto al segreto professionale, terza persona neutrale ed imparziale, qualificata, con una formazione specifica (di tipo interdisciplinare in campo psicologico, sociale e giuridico) che agisce in modo tale da incoraggiare e facilitare la risoluzione di una disputa. Aiuta le parti in lite a raggiungere un accordo, rispondente ai bisogni e agli interessi di tutte le persone coinvolte.

Cosa non è la Mediazione Familiare.

La mediazione familiare non è terapia di coppia, non è terapia familiare, con cui spesso viene confusa. La mediazione familiare ha in realtà un obiettivo opposto a quello della terapia ovvero quello di favorire la separazione consensuale della coppia stessa. Inoltre, a differenza della terapia familiare, prevede obbligatoriamente la presenza di entrambi i membri della coppia. Da un punto di vista procedurale la mediazione familiare non esplora aspetti del passato della coppia, ma solo quelli presenti e orientati al futuro. Non è una consulenza  legale – a cui può tuttavia essere integrata – la mediazione familiare non ha come obiettivo la cura degli interessi dei propri clienti, ma il raggiungimento di accordi condivisi.

Quale è l’obiettivo

E’ di aiutare le parti a raggiungere un accordo direttamente negoziato, fuori dalla logica antagonista vincitore-perdente.
L’accordo dovrà essere volontario, mutuamente accettabile e durevole.
Il mediatore si applicherà affinché l’autorità decisionale resti alle parti;
assisterà le parti nell’identificare le questioni;
incoraggerà la loro abilità nel risolvere i problemi ed ad esplorare accordi alternativi, sorvegliandone la correttezza, ma in assoluta autonomia dal circuito giuridico e nel rispetto della confidenzialità.

Il percorso della mediazione familiare

Coinvolge entrambi i partner, i figli non partecipano se non eccezionalmente. Lavoro a breve termine, strutturato in un numero definito di incontri (10-12), centrato sul presente e sul futuro. Si articola attraverso delle fasi tipiche: la pre–mediazione; il contratto di mediazione; la negoziazione; la redazione degli accordi.

Il Setting

Il setting da utilizzare in tutte le fasi del processo di mediazione familiare è specifico per una buona accoglienza e per favorire un clima di fiducia e parità tra i partner e tra questi ed il mediatore. Tale ambiente facilità l’espressione delle emozioni e consente una positiva gestione della conflittualità, comunicando calma e serenità.
L’organizzazione dello spazio ha una funzione importante in quanto condiziona la interazione tra gli individui.

I Tempi

Il percorso di Mediazione Familiare si articola in più incontri, in genere fino ad un massimo di 10-12, con cadenza settimanale o quindicinale.
Il numero e la frequenza degli incontri varia in relazione al tipo e all’entità del conflitto, nonché agli aspetti di vita del minore che i genitori vogliono affrontare col mediatore e su quali essi intendono accordarsi.
Il merito del percorso mediativo è quello di rispettare i tempi dei minori e dei loro genitori, accompagnandoli nell’elaborazione del disagio che nasce dalla Separazione, aiutandoli a produrre dei cambiamenti adeguati ai bisogni di ciascuno

I motivi che dovrebbero indurre i clienti a preferire la mediazione familiare

  1. Aiuta i coniugi a separarsi civilmente;
  2. permette un notevole risparmio dei costi del divorzio sia dal punto di vista psicologico che economico;
  3. consente di raggiungere accordi durevoli perché più condivisi e dunque più rispettati nel tempo, soddisfacenti per tutti i membri del nucleo familiare;
  4. aiuta la coppia che si separa a rimanere unita nell’esercizio della funzione genitoriale per la crescita sana ed equilibrata dei figli;
  5. aiuta a non patologizzare il divorzio ma a vederlo anche come un’opportunità di crescita e di cambiamento per tutti i membri del nucleo familiare.
    La mediazione familiare inoltre rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi: se infatti il mediatore non interviene in merito al contenuto degli accordi, sui quali soltanto i coniugi hanno diritto di parola, egli ha comunque il diritto di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minacciano l’interesse dei bambini. Sono allora i figli, terzi assenti nel processo di mediazione, beneficiari privilegiati di questo tipo di intervento.

I Costi

Non esiste un tariffario nazionale per i Mediatori Familiari.
I Centri pubblici sono gratuiti.
I Centri privati assumono come criterio guida i parametri sanciti nei regolamenti adottati dalle Associazioni di Mediatori Familiari esistenti in Italia, tra cui l’ A.I.Me.F, Associazione Italiana Mediatori Familiari, www.aimef.it, diventata il registro nazionale privato dei mediatori familiari con l’iscrizione nell’elenco speciale del CNEL, rispettosa di un codice deontologico specifico che è parte integrante dello Statuto associativo AIMeF.
Le tariffe possono essere orarie o riferite all’incontro di mediazione; possono includere l’attività svolta dal Mediatore prima e dopo gli incontri.
In genere i costi vengono sopportati da entrambe le Parti, ciascuna contribuendo nella misura del 50%.

LA FORMAZIONE DEL MEDIATORE FAMILIARE

fonte: http://mediazionecoaching.net/tag/requisiti-per-diventare-mediatore-familiare/
LA FORMAZIONE DEL MEDIATORE FAMILIARE
Ho deciso di affrontare il tema della formazione del mediatore familiare, poiché ho notato che non è chiaro per molti se è necessario o meno frequentare un Corso di formazione per diventare mediatore familiare, quante sono le ore di formazione richieste, se è necessario superare un esame; se la professione di Mediatore Familiare è una professione Riconosciuta o Regolamentata e cosa vuol dire professione riconosciuta e professione regolamentata.
In questo articolo mi propongo di fare un po’ di chiarezza.
Attualmente non esiste in Italia una norma giuridica che disciplina la figura del mediatore familiare, come in altri Paesi Europei. Si tratta di una professione riconosciuta ma non regolamentata, non regolamentata significa che non esiste un organo istituzionale vigilante (come un albo e/o un Ordine Professionale dei Mediatori Familiari), il Legislatore non ha regolamentato questa professione, non sono stati formulati normativamente dei requisiti minimi per poterla esercitare.
[Accanto alle professioni “ordinistiche” (o “protette”) si sono sviluppate, anche nel nostro Paese e con intensità crescente nel corso degli ultimi anni, numerose professioni che nella quasi totalità dei casi hanno dato vita ad autonome associazioni professionali rappresentative di tipo privatistico. Si tratta delle cosiddette professioni non regolamentate o “non protette”, diffuse in particolare nel settore dei servizi, che non necessitano di alcuna iscrizione ad un ordine o ad collegio professionale per poter essere esercitate.
Lo statuto delle professioni non regolamentate entra in vigore il 10 febbraio 2013. E' stata infatti pubblicata in Gazzetta Ufficiale 26 gennaio 2013, n. 22 la Legge 14 gennaio 2013, n. 4. Le nuove norme definiscono "professione non organizzata in ordini o collegi" l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'articolo 2229 del Codice civile, e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative. Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista. Si consente inoltre al professionista di scegliere la forma in cui esercitare la propria professione riconoscendo l’esercizio di questa sia in forma individuale, che associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente.
I professionisti possono costituire associazioni professionali (con natura privatistica, fondate su base volontaria e senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva) con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. Le associazioni possono costituire forme aggregative che rappresentano le associazioni aderenti, agiscono in piena indipendenza ed imparzialità e sono soggetti autonomi rispetto alle associazioni professionali che le compongono, con funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali (Altalex, 28 gennaio 2013 www.altalex.com).
Si introduce per legge un sistema duale delle professioni composto da ordini ed associazioni. La legge affida alle libere associazioni professionali, organizzazioni a carattere privatistico ed adesione volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, il compito di valorizzare le competenze dei professionisti ad esse iscritte, attraverso il rilascio di un attestazione di qualificazione professionale che agevola la scelta e la tutela del cittadino/utente.]
Gli operatori che esercitano la professione di mediatore familiare sono attualmente professionisti che si occupano non esclusivamente di mediazione familiare.
“Ad oggi la maggior parte dei professionisti impegnati in questa attività continua a far riferimento alle principali associazioni di categoria, le quali, hanno provveduto a disciplinare autonomamente gli standard formativi richiesti a quanti vogliono associarsi e ad acquisire come base, al di là delle differenze di modelli e di organizzazione interna, le regole stabilite dal Forum europeo della mediazione familiare e più in generale della Raccomandazione europea” (Cfr. G. MENICUCCI, La formazione del mediatore familiare, in A. CAGNAZZO (a cura di), La Mediazione Familiare, Trattati Brevi, Utet Giuridica, 2012, 206-207).
Conoscenze di base in psicologia, sociologia, diritto di famiglia, gestione del conflitto, comprensione dei ruoli degli altri professionisti che lavorano nel campo della separazione.
I requisiti formativi richiesti dalle associazioni di mediatori familiari presenti sul territorio nazionale per poter accedere alle stesse sono i seguenti:
L’A.I.Me.F. senza innalzare barriere discriminatorie accetta nell’ambito dell’Associazione anche mediatori familiari seri, qualificati e competenti, che hanno conseguito il titolo presso centri di formazione non accreditati dall’A.I.Me.F. ma validi, dopo aver accertato previo esame le competenze dichiarate. L’A.I.Me.F è nata nel 1999 e raggruppa mediatori familiari in attività, competenti e con una specifica formazione successiva alla laurea in scienze sociali o del diritto oppure ad una lunga esperienza nell’ambito dell’assistenza alle coppie in crisi e alla famiglia. Non si presenta come una scuola di pensiero o il portavoce di un particolare modello di mediazione, ma li contiene tutti purché rispettosi di un comune codice deontologico specifico, il quale è parte integrante dello Statuto associativo A.I.Me.F. www.aimef.it.


Gli standard di base richiesti nel documento del Forum Europeo per la formazione professionale dei mediatori familiari distinguono tre livelli: sensibilizzazione, formazione, supervisione. Le attività di sensibilizzazione non consentono un accesso alla pratica della mediazione. La possibilità di esercitare la professione richiede un minimo di 180 ore di formazione, con aggiornamento continuo. Formazione che mira a fornire un approccio interdisciplinare per raggiungere uno standard professionale elevato.
I metodi per formare i mediatori familiari: insegnamento formale, giochi di ruolo, discussione e analisi dei casi, video e compiti scritti.
Copia di image_gallery
l’A.I.Me.F., Associazione Italiana Mediatori Familiari, richiede come requisito d’iscrizione di aver superato l’esame finale di un corso di formazione professionale per mediatori familiari accreditato dall’A.I.Me.F. della durata minima di 220 ore (di cui 120 sulla mediazione familiare, 60 sulle materie complementari e 40 di pratica professionale super visionata).
La Società Italiana di Mediazione Familiare (Simef) costituita il 25.5.1995, www.simef.it, richiede che la formazione alla mediazione familiare deve avere durata almeno biennale. Il totale complessivo di ore minimo è fissato in 240, delle quali: 180 di formazione di base, almeno 40 di supervisione dell’attività di mediazione dell’allievo, almeno 20 di moduli differenziati in ragione delle caratteristiche dei partecipanti e delle loro esperienze formative pregresse, almeno il 70% delle 180 ore di base deve essere dedicato alla pratica della mediazione familiare.
L’Associazione Italiana Mediatori Sistemici (A.I.M.S.), www.mediazionesistemica.it, fondata nell’aprile del 1995, richiede corsi biennali, di 240 ore complessive, suddivise in: training specifico (160 ore) giornate seminariali e congresso biennale organizzato dall’A.I.M.S. (80 ore). A termine del biennio viene rilasciato un attestato di partecipazione al corso di formazione in mediazione familiare sistemica o comunitaria sociale. È inoltre previsto che ciascun allievo segua in supervisione tre processi di mediazione, per un totale di 15 ore. Al termine della supervisione, previo superamento della prova di esame finale con discussione sui casi di mediazione familiare seguiti in supervisione, una commissione dell’A.I.M.S. a carattere nazionale rilascia un diploma che attesta la qualifica di mediatore familiare sistemico o mediatore comunitario e sociale, che consente l’iscrizione all’A.I.M.S. come socio ordinario.
L’A.na.Me.F., Associazione nazionale avvocati mediatori familiari, nata a Roma nel 2006, raccoglie avvocati mediatori familiari. Il proprio codice deontologico in tema di formazione dispone che “l’avvocato che intenda condurre una mediazione familiare come mediatore deve aver maturato- presso enti, istituti e associazioni di acclarata competenza- crediti formativi per almeno 180 ore e aver svolto un percorso di supervisione. Il mantenimento dell’iscrizione all’associazione è subordinato per i mediatori familiari ad una formazione permanente di almeno 10 crediti/ore annue” (Cfr. G. MENICUCCI, Il mediatore familiare: quale regolamentazione, in A. CAGNAZZO (a cura di), La Mediazione Familiare, Trattati Brevi, Utet Giuridica, 2012, 206-207-208).


come diventare mediatore familiare

fonte  https://blog.fiscozen.it/partita-iva-mediatore-familiare/
come diventare mediatore familiare


Il mediatore familiare è una figura specializzata nella gestione dei conflitti in ambito, appunto, familiare.
A differenza di quanto si pensi comunemente, la figura del mediatore familiare non nasce in tempi recenti. I primi studi di mediazione familiare sorgono, infatti, negli Stati Uniti, a partire dagli anni Sessanta.
In Europa, invece, la professione si diffonde con un lieve ritardo. È solo dagli anni Ottanta che i mediatori familiari iniziano ad operare nel vecchio continente, per far fronte all’aumento dei casi di separazione e/o divorzio.
Oggi la figura del mediatore familiare è ampiamente riconosciuta. Si tratta, infatti, di un professionista con elevate competenze in vari ambiti: psicologico e giuridico, innanzitutto, ma anche sociologico e comunicativo.
La sua funzione, dunque, è estremamente importante: non soltanto all’interno della coppia in crisi, ma anche per la serenità ed il benessere psicologico di tutti i membri della famiglia (in primis, i figli minorenni appartenenti al nucleo familiare). Dunque, il mediatore familiare opera in un contesto particolarmente delicato e complesso e, per tale ragione, necessita di una formazione completa, che tocchi più discipline ed ambiti di approfondimento.
Il mediatore familiare ha il compito di “restaurare” la comunicazione tra le parti interessate – ovvero, nella stragrande maggioranza dei casi, i due coniugi – favorendo quel dialogo interrotto da tensioni e/o conflitti.
Le sue mansioni possono, dunque, essere riassunte in tre aspetti principali:
La figura del mediatore familiare tocca, come abbiamo visto, discipline ed ambiti diversi: dalla giurisprudenza alla psicologia ed alla sociologia. Tuttavia, occorre distinguere tra il ruolo del mediatore familiare e quello di altri professionisti, come l’avvocato, lo psicoterapeuta o l’assistente sociale. L’impostazione della mediazione familiare è, infatti, volto non ad indagare le cause e l’evoluzione del conflitto, bensì a fornire strumenti pratici per un possibile accordo. Pertanto, ciò che assolutamente non deve fare un mediatore familiare è spingere i coniugi verso la riconciliazione o la separazione, esternare giudizi sul rapporto familiare, né imporre il proprio punto di vista.
Dopo aver analizzato il suo ruolo, vediamo adesso come diventare mediatore familiare e quali sono le tappe principali del suo percorso di formazione. Come abbiamo accennato all’inizio di questo articolo, in Italia, la professione del mediatore familiare non è ancora regolamentata. Non esiste, infatti, alcun albo professionale, né un elenco dei requisiti richiesti per intraprendere tale carriera. Tuttavia, è possibile fare riferimento alle principali associazioni di categoria private ed italiane che operano nel campo della mediazione familiare, vale a dire:
Tali associazioni prevedono un albo privato ed indicano come diventare mediatore familiare, secondo le attuali disposizioni in materia. Per accedere ai vari corsi di formazione (qui un elenco dei principali corsi e master riconosciuti), è necessaria innanzitutto una laurea magistrale (o specialistica) in: giurisprudenza, psicologia, scienze della formazione, servizi sociali, scienze dell’educazione, nonché in ambito umanistico o sociologico.
In secondo luogo, occorre frequentare un corso di formazione per mediatore familiare della durata non inferiore ai 12 mesi, per un totale di almeno 250 ore. Tali corsi sono, generalmente, articolati tra studio teorico (con nozioni di tipo giuridico, psicologico e sociologico) ed esercitazioni di carattere pratico, durante le quali vengono simulate “situazioni tipo”. Al termine del corso, verrà rilasciato un attestato riconosciuto a livello nazionale.
I corsi per diventare mediatore familiare si tengono, ogni anno, in tutte le Regioni italiane. I costi per l’iscrizione possono variare a seconda dell’ente scelto: si va da circa 1.000 o 1.500 euro ad oltre 5.000 euro.
Il percorso formativo del mediatore familiare, comunque, non cessa al termine del corso. Il professionista è tenuto ad aggiornarsi riguardo alle novità (es. modifiche del Codice Civile), seguendo seminari e convegni sul tema.
Abbiamo visto insieme come diventare mediatore familiare e, adesso, è il momento di approfondire gli aspetti fiscali di questa professione. La carriera di mediatore familiare si muove su due strade. C’è chi sceglie quella dell’assunzione presso Pubbliche Amministrazioni, associazioni del settore, onlus, studi professionali (es. studi legali) ed altre aziende private. Altri, invece, preferiscono intraprendere la via della libera professione.
Per lavorare come mediatore familiare in maniera autonoma, come libero professionista o mediante varie forme di collaborazione con enti e strutture, occorre aprire la Partita IVA, proprio come accade per altre attività.
Per aprire la Partita IVA come mediatore familiare, dunque, dovrai seguire questi passaggi:

Se desideri informazioni riguardo all’apertura della Partita IVA da mediatore familiare, sappi, inoltre, che esistono servizi online – come Fiscozen – che offrono consulenza ed assistenza in materia fiscale. Il tutto ad un costo ben più competitivo rispetto all’onorario di un commercialista. Compilando il seguente form di contatto, potrai richiedere delucidazioni sui tuoi obblighi fiscali e contributivi. Verrai, pertanto, ricontattato da uno specialista, che ti spiegherà come diventare mediatore familiare con Partita IVA ed essere in regola con il fisco!
IL MEDIATORE FAMILIARE E' ISCRITTO AD UN ALBO? No. La figura del mediatore rientra nella legge 4/2013 che disciplina proprio le professioni non organizzate.

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