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domenica 20 settembre 2015

FORMAZIONE PER EDUCATORI: NOTE DI ANALISI TRANSAZIONALE

articolo di Giuseppina D’Auria

Uno dei concetti fondamentali dell'Analisi Transazionale è il modello  degli stati dell’io (modello gab). Uno stato dell'Io è un insieme di comportamenti, pensieri ed emozioni attraverso cui si manifesta la nostra personalità in un dato momento. Ed è proprio tale maniera di reagire che darà vita a quelle transazioni, ovvero scambi di informazioni e di sentimenti, che sono oggetto di studio dell'A.T..
Secondo questo modello esistono tre stati dell'Io distinti, più semplicemente, tre modi di porsi nei confronti degli altri. Quando una persona reagisce in maniera razionale ad uno stimolo esterno utilizzando, cioè, tutte le capacità che ha a sua disposizione in modo adulto, si dice che si trova nello stato dell'Io Adulto Adulto.
Se invece reagisce in maniera paternalistica servendosi di comportamenti, pensieri e sentimenti copiati dai propri genitori o da figure genitoriali di riferimento, diciamo che si trova nello stato dell'Io Genitore.
Quando, infine, reagisce in modo infantile come faceva quand'era bimbo, diciamo che la persona si trova nello stato dell'Io Bambino.
Questi tre differenti stati dell'Io rappresentano la struttura della personalità di ogni persona e vengono convenzionalmente diagrammati come un insieme di tre cerchi l'uno al di sopra dell'altro. Essi sono presenti in ogni persona, a prescindere dalla sua età anagrafica, e sono attivati dal riascolto di registrazioni cerebrali di eventi accaduti in passato conferendo così alla personalità una struttura sana ed equilibrata. Accanto al menzionato modello degli stati dell'Io troviamo versioni più dettagliate di tale modello che considerano gli stati dell'Io in termini di struttura o di funzione. Il modello strutturale degli stati dell'Io si interessa del loro contenuto, mentre il modello funzionale si interessa del loro processo, più precisamente suddivide i vari stati dell'Io per permettere di vedere in che modo vengono da noi utilizzati.
Stato dell'Io Genitore: Comportamenti, pensieri ed emozioni copiati dai genitori o figure genitoriali
Stato dell’Io Adulto: Comportamenti, pensieri ed emozioni che sono una risposta diretta al qui – e – ora.
Stato dell’Io Bambino: Comportamenti, pensieri ed emozioni sperimentati e riproposti dall’infanzia
 Per sapere, quanto ognuna di queste parti funzionali è importante nella nostra personalità possiamo utilizzare l'Egogramma elaborato da J. Dusay.
Esso è una rappresentazione grafica e comparativa del modo in cui una persona si percepisce o è percepita dagli altri. Ne esiste una varietà infinita e nessuno somiglia all'altro, anche se tutti hanno in comune determinate caratteristiche.
E' importante sottolineare che l'essenza dell'egogramma consiste nel fatto che esso deve essere utilizzato nel tentativo di conoscere meglio sé stessi in vista di futuri cambiamenti e di una futura crescita psicologica.
b. Contaminazione ed Esclusione. Distinguere nettamente uno stato dell'Io dall'altro non è sempre
possibile, così come non lo è passare di propria volontà da uno all'altro.
In effetti, può accadere che uno di essi sia intimamente mescolato ad un altro oppure che una persona non riesca ad entrare o ad uscire fluidamente da un dato stato dell'Io.
Si verificheranno, pertanto, quei fenomeni psicologici che E. Berne ha definito contaminazione ed esclusione.
Si ha contaminazione quando uno stato dell'Io "invade", per così dire, il territorio di un altro.
A): La contaminazione dell'Adulto da parte del Genitore implica che un individuo scambi erroneamente slogan genitoriali (peculiari) per una realtà dell'Adulto. Rientrano in questa casistica tutti quei pregiudizi e quelle credenze che, per troppo tempo nutriti e non contraddetti, hanno finito per venire considerati altrettante verità:
"I meridionali sono pigri". "Meglio non fidarsi degli altri". "Il padrone ti sfrutta", e così via.
B): Si ha contaminazione dell'Adulto da parte del Bambino quando un individuo fa affiorare alla propria coscienza convinzioni consolidatesi durante la Iª infanzia ad esempio: il timore che gli altri ridano alle sue spalle. La contaminazione del Bambino, tuttavia, investe una sfera più ampia, come il rimanere ancorato a quelle che Berne chiama Idee Fisse: "Non sono fatto per imparare le lingue." "Non riuscirò mai a smettere di fumare." "Sono nato grasso," e così via.
C): La doppia contaminazione dell'Adulto, infine, chiama in causa contemporaneamente gli altri due stati dell'Io, nel senso che l'individuo ripropone uno slogan Genitoriale, cui si adegua tramite una credenza da Bambino e scambia entrambe queste cose per la realtà.
Per esempio:
(G) "E' dimostrato che le donne non pensano." (B) "Alla larga dalle bimbe." (A) "Meglio non fidarsi delle donne." Con l'esclusione, invece, uno o due stati dell'Io dominano il comportamento di una persona.
Questi stati dell'Io vengono definiti costanti o escludenti.  In linea di massima, si può affermare quanto segue:
• Una persona con un Genitore costante affronterà il mondo unicamente attraverso un insieme di regole genitoriali, come capita ad esempio agli insegnanti, ai medici, infermieri, ecc., che tendono a
fare prediche e a volte, a sconfinare nell'autoritarismo.
• L'Adulto costante, tende a mettere in secondo piano la propria emotività e a funzionare proprio come un calcolatore elettronico.
Molti scienziati, soprattutto nel campo della ricerca e sperimentazione, hanno questo Adulto costante.
• Chiunque, infine, si trova nel Bambino costante penserà, si comporterà e sentirà sempre come se fosse ancora nell'infanzia (Sindrome di Peter Pan). Riterrà, ad esempio, che sia suo compito specifico divertire la gente. Questa è una situazione peculiare a tutti coloro che operano nel mondo dello spettacolo. Accade, tuttavia, che molti individui utilizzino fondamentalmente soltanto due dei loro stati dell'Io, escludendo il terzo.
• Coloro che escludono il Genitore tendono a rifiutare le regole già stabilite e preferiscono crearsene di nuove. Sono molto bravi a servirsi del loro Bambino creativo (Piccolo Professore) per afferrare al volo quanto avviene intorno a loro e ad adeguarvisi. Sono i cosiddetti «volponi» e possono essere: dei politici di razza, dei manager di successo, ma anche dei mafiosi di alto bordo. • Coloro che escludono l'Adulto sono privi della capacità di esaminare oggettivamente la realtà. Dentro loro si svolge un continuo dialogo tra Genitore e Bambino, finalizzato all'esplicitazione di sentimenti e
azioni che possono anche apparire bizzarri, in quanto spesso avulsi dalla realtà concreta. Di solito, questa esclusione è di tipo patologico e caratterizza, ad esempio, coloro che soffrono di Psicosi Maniaco- Depressiva, i quali alternano periodi di sovreccitazione fanciullesca a periodi di oppressività genitoriale.
• Coloro che, infine, escludono il Bambino lo fanno prevalentemente a fini difensivi e, pertanto, tendono a cancellare i ricordi immagazzinati della propria infanzia e i sentimenti ad essi correlati. E'
l'atteggiamento classico del «freddo calcolatore» o del «narcisista».
c. Transazione e Comunicazione. La Transazione è un concetto fondamentale dell'Analisi Transazionale.
Essa è uno scambio qualificato e caratteristico tra due persone o, più esattamente, tra un mittente che, attivando un proprio stato dell'Io, si rivolge ad uno degli stati dell'Io del destinatario (stimolo Transazionale), e da un destinatario che, a sua volta, reagirà a partire da un proprio stato dell'Io rivolgendosi ad uno degli stati dell'Io dell'altro (reazione Transazionale). L'A.T., nella sua espressione più semplice, si occupa di diagnosticare quale stato dell'Io ha provocato lo stimolo transazionale e quale ha messo in moto la reazione transazionale.
Se ne può agevolmente dedurre che un rapporto sociale, di cui la transazione è l'unità fondamentale unità fondamentale, è caratterizzata, appunto, da una successione di transazioni il cui studio può consentire di comprendere meglio il fenomeno comunicazione.
Le transazioni possono essere: complementari, incrociate e ulteriori e riconducibili alle tre regole fondamentali della comunicazione di E. Berne.
La Iª regola della comunicazione afferma che una transazione complementare ha la caratteristica di essere prevedibile e fintantoché la transazione rimarrà complementare, non ci sarà nulla nel processo di comunicazione che potrà interrompere il flusso ininterrotto tra S e R o, almeno, fino a quando non sarà stato raggiunto lo scopo desiderato.
I vettori transazionali sono paralleli e lo stato dell'Io cui la persona si rivolge è quello Adulto che risponderà. Possiamo, tuttavia, produrre tre altre possibilità di transazione complementare: quella da Genitore a Bambino, da Genitore a Genitore e da Bambino a Bambino.
La IIª regola della comunicazione dice che una transazione è incrociata quando il dialogo si interrompe prima del raggiungimento dello scopo, a meno che uno dei due o entrambi gli interlocutori non decidano di passare da uno stato dell'Io ad un altro affinché il dialogo possa essere ristabilito.
In questa situazione i vettori transazionali non sono più paralleli ma incrociati e che lo stato dell'Io a cui ci si rivolge non è quello che risponde, provocando una reazione inattesa.
Infine, la IIIª regola della comunicazione sostiene che in una transazione ulteriore vengono trasmessi contemporaneamente un messaggio manifesto o a livello sociale, e un messaggio segreto o a livello psicologico e che l'esito in termini comportamentali di questa transazione è determinato a livello psicologico e non a quello sociale. In altre parole Berne sottolinea il fatto che se si vuole capire il comportamento bisogna prestare attenzione al livello psicologico della comunicazione.
Lo possiamo fare attraverso quello che Berne chiama "pensiero marziano" che privilegia l'osservazione dei segnali non verbali utilizzati durante la comunicazione. Li troviamo nel tono di voce, nei gesti, nelle espressioni dell'atteggiamento corporeo e facciale, nella respirazione, sudorazione e così via.
Ogni transazione, in verità, ha un livello psicologico (messaggi segreti) oltreché un livello sociale (messaggi manifesti). Ma in una transazione ulteriore le due cose non collimano. I messaggi trasmessi dalle parole sono contraddetti dai messaggi non verbali.
 d. Il Copione. Con il concetto di copione introduciamo un nuovo e fondamentale aspetto dell'A.T.
Esso indica un programma di vita inconscio costruito su una decisione presa durante l'infanzia, rinforzata dai genitori e giustificata dai successivi eventi, che culmina in una scelta decisiva. Ciascuno di noi, dunque, vivendo scrive ed interpreta una sorta di copione le cui istruzioni vengono registrate nello stato dell'Io Bambino per effetto delle transazioni che avvengono tra lui e i suoi genitori. Il concetto, tuttavia, è molto più ampio, e possiamo distinguere tra copioni culturali, sub-culturali e familiari. I primi sono quelli che affondano le loro radici nella cultura in cui gli individui nascono e si sviluppano. Ogni cultura ha il proprio tema di copione: la conquista militare per gli antichi romani, la diversità e sofferenza per il popolo ebraico, la lotta per la sopravvivenza dei pionieri americani, e così via. I secondi si sviluppano all'interno di una determinata cultura ma non
accettati dalla totalità di questa. Il razzismo, anche semplicemente come contrasto tra nord e sud, potrebbe esserne un esempio quanto mai preciso ed attuale. I terzi, infine, vengono sviluppati all'interno di alcune famiglie per poi esercitare pressioni sui figli affinché ne interpretino i ruoli.
Molti di questi copioni, che possono essere identificati con frasi classiche:
“Noi Rossi, non abbiamo mai chiesto niente a nessuno”, hanno finalità
generiche e si traducono in comportamenti esistenziali. Sono convinzioni che l'individuo accetta acriticamente (più precisamente il bambino durante la Iª infanzia) e che si porterà appresso per tutta la vita. Tuttavia, per meglio comprendere il copione è bene analizzare la definizione data da E. Berne già sopracitata.
In tale definizione troviamo inseriti alcuni elementi rilevanti quali: l'elemento piano di vita, l'elemento rinforzo genitoriale, l'elemento culmine e l'elemento decisione.
1): Ciò in cui la teoria del copione dell'A.T. si differenzia dagli altri è nel sostenere che il bambino componga, più o meno consapevolmente, un piano specifico della propria vita, più che semplicemente una visione generale del mondo. Questo piano di vita, dice la teoria, viene composto
sotto forma d'azione drammatica, con una sua introduzione, uno sviluppo e una conclusione.
2): I genitori anche se non sono in grado di determinare le decisioni di copione del bambino, di certo le influenzano fortemente lanciandogli ripetutamente quei messaggi verbali già sopra riportati. Va, tuttavia, sottolineato che tali messaggi vengono completati e rinforzati anche da componenti non verbali, conformi all'atmosfera in cui il bambino cresce ed agli atteggiamenti di coloro che lo circondano.
3): Il copione in quanto azione drammatica deve culminare in qualcosa, cioè in una conclusione, in una sorta di apoteosi. Secondo l'A.T., il bambino non si limita a scrivere il copione in quanto tale, ma scrive anche la scena finale; e non è da escludere che tutte le varianti e aggiustamenti successivi, messi in atto in età adulta, mirino soprattutto alla realizzazione di quella scena finale (tornaconto del copione copione). 
4): L'ultimo elemento, la decisione, merita una particolare attenzione in quanto racchiude in sé una differenziazione assoluta dalle teorie del behaviorismo, che, come sappiamo, postula l'importanza determinante dell'ambiente per gli sviluppi futuri dell'individuo. Invece, secondo le osservazioni pratiche di Berne, quindi trasferite nella teoria transazionale, due bambini, nati nella medesima famiglia e vissuti nello stesso ambiente, possono elaborare copioni di vita totalmente diversi.
Va, tuttavia, precisato che, in A.T., il termine decisione va colto in una sua accezione particolare, più emotiva che razionale.
Infatti, le decisioni di copione del bimbo non sono prese nel modo riflessivo e determinato che normalmente associamo alle decisioni prese dall'adulto ma da un esame prevalentemente emotivo della realtà in cui il bimbo agisce. Perciò, sono importanti i primissimi anni di vita di un individuo e soprattutto le prime esperienze inconsapevoli che un neonato fa in rapporto agli altri per la costruzione iniziale del copione.
Durante il corso di vita di un individuo il copione da lui elaborato potrà rivelarsi difficilmente applicabile. L'Adulto, dovrà allora scegliere tra impuntarsi a realizzarlo, portandosi dietro la frustrazione di non aver dato continuazione alle proprie aspirazioni più genuine, o modificarlo, trascinandosi appresso il rammarico di avere frustrato le aspettative risposte in lui dalle figure genitoriali che hanno contribuito a scriverlo.
Più semplicemente, che sarà l'Adulto a dovere fare i conti con sé stesso e, di fatto, con gli altri due stati dell'Io (Genitore, Bambino). In quest'ottica, M. Janes e D. Jongewaard, due allieve di Berne hanno elaborato i concetti di vincente e di perdente. (Copione vincente e Copione perdente perdente) Sintetizzando le conclusioni cui sono giunte le due autrici, possiamo dire che è vincente colui il quale sta bene nei propri panni, mentre è perdente colui che vorrebbe stare nei panni di qualcun altro. Possiamo concludere con due dichiarazioni di principio particolarmente significative:
e. I Giochi Psicologici. In chiave Transazionale un gioco è una interrelazione tra due persone, assimilabile a una transazione duplice o ulteriore, perché si sviluppa contemporaneamente sia a un livello sociale che psicologico, del quale, come sappiamo, dal capitolo dedicato alle transazioni, sono consapevoli soltanto i due interlocutori; o per meglio dire, giocatori che giocano consapevolmente sul solo livello sociale. Ai fini dell'interpretazione dei giochi, è interessante la teoria di S. Karpmann secondo il quale in tutti i giochi gli interlocutori, anche se sono soltanto due, interpretano tre ruoli di copione, così denominati:
• Persecutore (P); • Salvatore (S); • Vittima (V).
Il persecutore considera gli altri inferiori a lui e non OK e lo stesso fa il salvatore con la differenza però che reagirà offrendo loro aiuto da una posizione di superiorità. Una vittima è una persona che si considera inferiore e non OK. I giochi che prendono l'avvio da questo ruolo tendono a rinforzare l'immagine negativa che uno ha di sé stesso: Io non sono OK e, quindi, devo essere punito o salvato.
All'origine del ruolo c'è, ovviamente, una svalutazione.
Questi tre ruoli danno vita ad un diagramma triangolare, dove ciascuno di essi occupa un vertice e che, pertanto, è stato denominato "Triangolo drammatico di Karpmann".
L'aspetto più interessante del triangolo di Karpmann è che ciascuno dei due interlocutori può passare da un ruolo all'altro. Questo passaggio avviene solitamente nel momento in cui il gioco arriva al colpo di scena; una volta agganciata la vittima, il giocatore cambia mossa e capovolge la situazione per ottenere il desiderato tornaconto (FINE, solitamente negativo, cui tende il gioco).
Nel corso di un medesimo gioco, tale capovolgimento di situazione può avvenire più volte. Il livello sociale A- - > A viene abbandonato balzando in primo piano le transazioni G - -> B e B - -> G.
Per uscire da un qualsiasi gioco, una persona dovrà attivare il suo Io Adulto che la porterà ad instaurare una transazione complementare orizzontale A - - > A che produrrà risultati concreti risolvendo così ogni problema. Interessante è evidenziare come, a volte, un Educatore può attivare
inconsciamente questa triangolazione (P, S, V.) durante la sua attività educativa.
Concludendo, è evidente come tali giochi psicologici (dinamiche nevrotiche che seguono la IIIª regola della comunicazione di E. Berne) influenzino negativamente la relazione educativa.
Da quanto sopradescritto si può evincere che l'utilità dell'A.T. per l’Educatore può essere riassunta nei seguenti tre punti:
 A) La capacità e la competenza di saper analizzare le personalità di tutte le parti coinvolte nelle situazioni educative (famiglia, gruppo…) insieme alle dinamiche interpersonali che si sviluppano in itinere.
B) Sapere utilizzare lo stato dell'Io adatto alle diverse fasi del processo educativo; ad esempio l'energizzazione del Genitore Affettivo per rassicurare l’educando, o del bambino libero per creare complicità, etc.

C) Il sapersi porre nella relazione educativa mantenendo uno stato dell'Io Adulto lucido e razionale, ossia non condizionato da eventuali dinamiche nevrotiche (Giochi Psicologici).

Persone competenti, analisi dei bisogni.


Oggi, più di ieri, alla persona è richiesto di guadagnare un sapere della vita e per la vita, per conquistare la capacità di esistere bene, e l’educazione deve impegnarsi a promuovere e coltivare alcune formae mentis per rendere la persona esistenzialmente competente, in grado di affrontare e vivere il tempo presente e futuro in maniera autentica e responsabile.

Il cambiamento epocale che stiamo vivendo in tutti i settori della nostra vita impone una rivisitazione del concetto di pedagogia. Mentre ci aspettiamo un cambiamento dall'alto, cioè dalle istituzioni, ci accorgiamo che esso è già in atto da tempo grazie al pionierismo di tante persone di buona volontà che hanno a cuore il destino dei propri figli e dell’umanità in genere.
Siamo in un momento di grande fermento, tutti pionieri di un nuovo modo di vedere e di vivere le cose.
Montessori, Steiner, Libertaria, Homeschooling, esperimenti vari in Italia e all’estero… sono tanti coloro che stanno già attuando la Nuova Pedagogia. Il prossimo passo sarà creare una Rete per incontrarsi fisicamente alle Tavole Rotonde che organizzeremo ovunque per darci l’un l’altro sostegno in questo straordinario momento di transizione per unire le forze e attuare una riforma scolastica basata su un vero lavoro di intelligenza collettiva.
Chi educa, è perennemente coinvolto all'interno di un pensiero progettuale il cui centro è la Persona. Come un moderno Mentore deve impossessarsi dell’antica arte del “segnare”, indicare vie possibili, fornire modelli, dare forma, ipotizzare anche l’inimmaginabile, slanciarsi con curiosità nei territori dello stupore e dell’incanto attraverso un agire maieutico, espulsivo. Un educatore (un curante, un insegnante) proprio per la nobiltà di questo mandato, non può arrestare il proprio pensiero immaginativo, il proprio pensiero prospettico, ma deve preoccuparsi di nutrirlo, alimentarlo con continue immersioni rivitalizzanti e propulsive. Ma chi può aiutare colui che aiuta? E’ possibile costruire spazi di ricerca per accogliere una riflessione metaforica su di sé, per ri-attraversare la scelta originaria, sorvolando le motivazioni del proprio mandato ontologico?
La riflessione sull’efficacia di un processo formativo non può prescindere dall’attuale valore che si attribuisce al processo della conoscenza e di quelli che sono i suoi limiti. Conoscere non consiste in un metodo definito una volta per tutte e valido in ogni occasione: è, al contrario, un percorso che si traccia camminando, da soli, ma soprattutto con i nostri compagni di viaggio. Si tratta quindi di passare da un paradigma riconducibile alla scienza galileiana-cartesiana, a un processo bio-antropico che va oltre il metodo scientifico tradizionale ponendo l’attenzione sul sistema dei saperi dell’individuo, sulle sue relazioni con il mondo esterno e sulle pratiche e le tecniche messe a disposizione dalle attuali Scienze. I tempi sono ormai maturi per riconoscere che la formazione deve essere affrontata come un itinerario educativo sistemico in grado di valorizzare la interdisciplinarità, l’interdisciplinarità delle conoscenze e l’appartenenza dell’individuo ad una società intesa come sistema aperto e quindi dinamico, evolutivo ed auto-poietico. 
La copiosa letteratura sulla formazione ha finora dedicato scarso spazio al tema dell'analisi dei bisogni. Un argomento dove da un lato sembra prevalere un eccesso di semplificazione, dall'altro un eccessivo tecnicismo. Una situazione che nel complesso non ha giovato alla qualità della formazione ed inoltre non ha rafforzato la consapevolezza di formatori (educatori, insegnanti ecc.) sull'evidenza implicita che l'azione non può esimersi dal prendere autenticamente in carico i bisogni dei soggetti rispetto ai quali gli interventi formativi dichiarano esplicitamente di indirizzarsi.
Tuttavia il possesso dei valori fondamentali, necessari ad un esercizio responsabile della professione, non comporta un'automatica capacità di trasmetterli; la trasmissione dei valori etici è complessa, sofisticata, perché investe il colloquio tra generazioni e la parola e l'esempio sono ancora gli strumenti più efficaci,unitamente alla disciplina in senso lato. Per essere creativi non sono sufficienti doti individuali, come l’immaginazione, l’ingegno e il talento, ma occorre anche la capacità di mettere in pratica le proprie idee, di produrre qualcosa di nuovo e utile per sé e per gli altri, restituendo così un senso etico e relazionale all'agire creativo.
E' possibile una fenomenologia che rilegga e interpreti i temi dell’educazione (anche scolastica) indicando i principi generali della cura dei legami sociali, delle relazioni di cura e della narrazione? Avvertiamo la necessità di partire dall'esperienza effettiva, da come il mondo viene esperito dalle persone, poiché ogni formazione deve prendere le mosse da un precedente stato di non formazione. Nella varietà delle loro declinazioni, la formazione e l’educazione consistono nell'aprire la persona al possibile, e questo diventa anche il criterio per distinguere tra ciò che forma e ciò che deforma. In questa direzione si delinea, da un punto di vista fenomenologico, la distinzione tra persona e psiche, la struttura e il ruolo delle emozioni, i caratteri dell’esperienza dell’altro e i rapporti tra educazione, formazione e tradizione, in quanto temporalità che lega tra loro le generazioni. 
Le conoscenze da migliorare, le abilità e i comportamenti da modificare devono essere accuratamente progettati, comunicati e infine valutati per stabilirne l'effettiva acquisizione e la corretta applicazione nella vita quotidiana. L'attenzione alla competenza comunicativa, alle tecniche della progettazione e valutazione nonché a quelle dell'insegnamento e dell'apprendimento presentate tendono a far risaltare al meglio l'esperienza di ciascun individuo facilitando una rivisitazione critica della propria esperienza.
E' importante gestire al meglio le quattro fasi di un processo formativo: Audit iniziale, Progettazione, Erogazione e Misurazione dell'efficacia. Nella capacità di raggiungere risultati si riconosce un formatore di successo. 

sabato 29 agosto 2015

Ispirazioni per il Wedding 2016.



La Wedding Planner é come un angelo custode. Ascolta, consiglia, propone idee. 

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venerdì 24 luglio 2015

L’orientamento? E’ cosa di tutti

sito web https://slosrl.wordpress.com/2015/06/05/lorientamento-e-cosa-di-tutti/
JacekYerka5__700-600x609Gli autori del post sono Roberto Piccinini – Responsabile Servizio Istruzione, Formazione, Lavoro e Giovani della Provincia di Mantova, Sabrina Magnani – Responsabile Ufficio Istruzione e Programmazione formativa, Alessandra Tassini – Responsabile Ufficio Pari Opportunità, Orientamento e Giovani  e Francesca Oliva, consulente di SLO 

In periodi di crisi economica e lavorativa, il tema dell’orientamento, delle scelte formative e professionali sembra paradossalmente passato in secondo piano rispetto ad altri temi apparentemente più urgenti. Sembra che la capacità degli individui di scegliere, promuoversi, ricercare attivamente le direzioni del proprio destino personale e professionale siano diventate meno importanti degli aspetti contrattuali e strutturali.
Esistono invece realtà in cui non solo questo tema non è passato di moda ma è stato oggetto di azioni mirate e specifiche, e per certi versi innovative. Parliamo della Provincia di Mantova e del suo Piano dell’Orientamento, di cui SLO ha curato come terza parte la valutazione ed il monitoraggio.
Forte delle risorse provenienti dall’Atto negoziale – Ambito Istruzione  –  stipulato con la Regione Lombardia in attuazione della legge regionale n. 19/2007 art. 6 “Norme sul sistema educativo di Istruzione e Formazione della Regione Lombardia”, la Provincia di Mantova ha promosso il coinvolgimento degli attori locali  operanti nella formazione, nell’istruzione, nel lavoro, nel terzo settore e nelle pari opportunità  attraverso l’invito alla sottoscrizione nel 2012 di un “Protocollo di intesa per l’attivazione nella provincia di Mantova di un Rete Provinciale dei servizi per l’orientamento formativo e professionale”.
I riferimenti metodologici del Protocollo di intesa sono stati la definizione di Orientamento adottata nella  Risoluzione del Consiglio Europeo del 2004, come “Orientamento lungo tutto l’arco della vita” e il documento  del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali “Prospettive di sviluppo di un sistema nazionale di orientamento” che sottolinea una accezione di orientamento inteso come attività processuale, legata all’intero percorso di vita della persona, trasversale ai diversi sistemi di istruzione e formazione, del lavoro, sociale, con attenzione al genere e all’inclusione sociale, diacronico rispetto alla vita della persona.
Il Protocollo di intesa ha raccolto l’accordo dei sottoscrittori attorno a tre obiettivi fondamentali:
  1. Definizione e attuazione di un efficace sistema di orientamento basato sull’integrazione tra le politiche dell’ istruzione, della formazione e lavoro e delle pari opportunità attraverso l’attivazione di una rete territoriale permanente tra i diversi attori che si occupano di orientamento scolastico e lavorativo;
  2. Superamento della frammentarietà degli interventi e razionalizzazione delle risorse economiche impiegate, integrazione e valorizzazione delle competenze professionali espresse dagli operatori;
  3. Individuazione delle linee strategiche di indirizzo e predisposizione di un coerente Piano di azione operativo annuale che individui le diverse attività e interventi di orientamento e un efficace sistema di monitoraggio e valutazione degli stessi
Ciò che ha trasformato il Protocollo da una intesa formale a strumento di conseguimento degli obiettivi è stata l’azione di progettazione partecipata avviata successivamente dalla Provincia.
L’atto formale di sottoscrizione del Protocollo di intesa è stato infatti accompagnato, in una fase successiva, da un percorso di progettazione partecipata che ha chiamato tutti i soggetti in gioco a partecipare a quattro Tavoli di lavoro, corrispondenti alle quattro fasi di vita dell’individuo all’interno del processo di orientamento, sulla base dei ruoli tecnici, delle funzioni e attività svolte dagli Enti e dalle organizzazioni coinvolte e delle candidature di partecipazione.
Il percorso di progettazione partecipata, dopo una prima fase di mappatura e condivisione tecnica e politica con gli stakeholder del territorio ha coinvolto in quattro incontri per ciascun Tavolo, soggetti molto diversi fra loro: istituzioni pubbliche, organizzazioni del privato sociale, imprese, istituti scolastici, sindacati, associazioni. Agli incontri dei Tavoli sono stati invitati a partecipare rappresentanze dei diversi Enti e organizzazioni con un ruolo tecnico e una prospettiva e competenza specifica da condividere.
In questa fase i referenti della Provincia hanno avuto un ruolo di facilitatori del processo e catalizzatori di risorse e idee: hanno raccolto le candidature e coinvolto  i partecipanti, organizzato e coordinato i lavori dei Tavoli, facilitato e proposto la mappatura dei servizi e delle attività in essere, tenuto traccia e fatto sintesi dei temi emersi durante gli incontri, elaborato e proposto all’attenzione dei partecipanti le strategie e gli indirizzi condivisi legati ai temi emersi.
Ciascun Tavolo ha individuato, infine, un focus/priorità da cui è poi scaturita la proposta di un’azione sperimentale che l’amministrazione provinciale ha condiviso, supportato e sostenuto.
Il processo attivato è stato un processo bottom-up: la scelta dei Focus da parte dei diversi Tavoli ha contribuito a determinare le scelte della Provincia rispetto a quali azioni/progetti di orientamento privilegiare all’interno delle quattro macroaree orientative individuate: istruzione e formazione, ingresso nel mondo del lavoro, esperienza lavorativa ed uscita dal mondo del lavoro. Complessivamente sono stati finanziati 17 Progetti per più di 355.000 euro, distribuiti su tutto il territorio provinciale.
Il Piano tuttavia, oltre ad individuare le priorità territoriali in materia di orientamento e a finanziarle attraverso gli avvisi relativi, ha anche contribuito a definire nuovi scenari e ambiti per i processi territoriali dell’orientamento. Il ruolo che la Provincia di Mantova si è ritagliata, ha consentito di  facilitare l’attivazione di nuove reti e collaborazioni tra attori mettendo così le basi per lo sviluppo di nuovi progetti e per l’accesso a ulteriori finanziamenti.
Le scelte della Provincia hanno avuto un riconoscimento significativo dal momento che il Piano dell’Orientamento di Mantova è stato considerato esperienza pilota di riferimento per il nuovo Sistema Regionale dell’Orientamento permanente – DGR Regione Lombardia n. 2191 del 25/07/2014.
La realizzazione del Piano ha evidenziato ampi spazi per lo sviluppo delle politiche di orientamento che potranno beneficiare del nuovo quadro delineato dalle scelte regionali. Da questo punto di vista le indicazioni regionali ex d.g.r. 2191/2014 “Interventi per la promozione dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita –approvazione del sistema regionale dell’orientamento permanente” e il successivo  D.d.u.o. 1 dicembre 2014 – n. 11338 “ Assunzione impegno di spesa a favore delle Province lombarde e approvazione delle modalità operative per l’attuazione del sistema regionale dell’orientamento permanente ai sensi della d.g.r. 2191/2014” delineano uno scenario interessante che consente uno sviluppo delle potenzialità espresse dal Piano.
In questo contesto il monitoraggio del Piano si è rivelato uno strumento che ha ampliato la consapevolezza degli attori consentendo di coglierne gli elementi distintivi e ha agevolato la definizione delle linee di sviluppo sull’orientamento nel territorio mantovano.
Roberto Piccinini,  Sabrina Magnani, Alessandra Tassini, Francesca Oliva

PARTE LA RIFORMA DEI SERVIZI PER L’IMPIEGO

17 giugno 2015 di slosrl

Autore Sergio Bevilacqua, sito web https://slosrl.wordpress.com/2015/06/17/parte-la-riforma-dei-servizi-per-limpiego/ 
immagine cpiMessaggio a chi lavoro nei centri per l’impiego, nelle province, negli enti accreditati, per chi è senza lavoro. Finalmente si mette mano ai servizi pensando ad innovare . . . era ora! Si danno indicazioni a chi lavora nei servizi e a chi li usa. Nell’ordine una breve sintesi, una sorta di bigino per un primo orientamento
  • Nasce un’agenzia nazionale che accorpa ministero del lavoro, INPS (per ciò che concerne gli ammortizzatori, INAIL, strutture regionali, provinciali, centri per l’impiego e attenzione anche i fondi interprofessionali (per esempio fondimpresa, foncoop …)
  • L’agenzia garantirà i servizi (livelli essenziali di prestazione) per le persone senza lavoro: orientamento, tirocini, formazione
  • Il Ministero stipula un convenzione con ogni regione per gestire i livelli essenziali e in quella sede si deciderà come coinvolgere gli accreditati
  • Le convenzioni andranno concordate entro il 30 settembre!Finalmente una data certa
  • Le regioni che non riusciranno ad assicurare i livelli minimi concorderanno una gestione diretta dei servizi da parte dell’agenzia
  • Si riconosce lo status di disoccupato anche ai lavoratori autonomi, è una novità innanzitutto culturale
  • Compare la figura del “disoccupato parziale” cioè chi genera un reddito inferiore al minimo esente da imposizione fiscale
  • Ci sarà un profilo della persona disoccupata che corrisponde ai bisogni della persona che si rivolge ai servizi (profilazione); chi opera in Lombardia consoce già questa modalità
  • La relazione tra disoccupato e agenzia è regolato da un patto di servizio e da un progetto che implica diritti e doveri (condizionalità). Tra i doveri la presenza alle convocazioni, ai percorsi di orientamento, alla formazione, l’accettazione di proposte di lavoro coerenti con il profilo.
Dopo più di quindi anni lo Stato italiano mette mano ai servizi per l’impiego. E’ una grande novità, tanto invocata e in sua attesa ha regnato uno stato di incertezza che ha prodotto disorientamento e demotivazione tra gli operatori delle strutture pubbliche.
Adesso si tratta di far decollare i nuovi servizi e le nuove organizzazioni. Ci sarà tanto lavoro da fare, il percorso è lungo.  Cercasi persone che intendano tirarsi su le maniche.

Una bussola per i nuovi servizi per l’impiego: una proposta di metodo

24 luglio 2015 di slosrl
Articolo di Sergio Bevilacqua, Alida Franceschina dal sito https://slosrl.wordpress.com/2015/07/24/una-bussola-per-i-nuovi-servizi-per-limpiego-una-proposta-di-metodo/
Gli autori del post sono Sergio Bevilacqua, esperto di interventi rivolti alle organizzazioni che erogano i servizi per l’impiego e Alida Franceschina, esperta di interventi rivolti a persone senza lavoro.
foto blog
Il Jobs Act è in dirittura di arrivo, uno dei decreti legislativi in discussione riguarda i servizi per l’impiego pubblici e privati, il ruolo delle regioni nella gestione dei servizi, la destinazione delle funzioni in passato demandate alle province, il collocamento mirato delle persone disabili e i diritti/doveri delle persone disoccupate. Finalmente tante novità che ci dicono di una rinnovata attenzione dello Stato e delle regioni verso i servizi per il lavoro. Dopo una lunga stagione di abbandono ripartono i lavori e pensiamo che chi opera nei servizi pubblici avrà finalmente indicazioni, per ora di massima, che conferiscono un senso di orientamento dopo un lunghissimo periodo di incertezza. Diversa invece la situazione di chi opera in quelli privati, soprattutto in Lombardia dove ferve il dibattito sui rischi della qualità dei servizi
Come sempre quando partono i lavori di un nuovo edificio, in questo caso l’avvio dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), si deve far fronte a tanti temi da gestire in contemporanea: le convenzioni tra Ministero e regioni ed il loro livello di autonomia, la definizione dei livelli essenziali di prestazione, il nuovo sistema informativo.
A noi sembra fondamentale considerare nelle future politiche dell’ANPAL la presa in carico delle persone senza lavoro perché costituisce il centro del problema. Perché in questo momento, con tutti i problemi organizzativi, gestionali,di definizione del sistema delle relazioni è così importante parlare di presa in carico della persona disoccupata?
Perché la letteratura dice che una persona senza lavoro soffre un trauma doloroso che indebolisce e a volte annulla, le capacità di ricerca attiva del lavoro . Ne abbiamo parlato varie volte in questo blog analizzando da vicino casi concreti. Se la persona ha un supporto che le permette di rileggere l’esperienza della perdita del lavro, di definire un proprio progetto professionale alternativo potrà farcela a rimettersi in pista, a cercare un lavoro, ad avere un atteggiamento “attivo”.  Se poi alle condizioni di fragilità personali si aggiungono obsolescenza del profilo ricoperto, età, bassa scolarità, il sostegno per il nuovo inserimento al lavoro diventa strategico.
In Lombardia fra operatori privati, enti accreditati della formazione professionale, organizzazioni sindacali è molto diffuso il giudizio positivo sull’efficacia dei servizi per il lavoro, ritenendo l’indicatore del numero di occupati creato dai servizi un elemento fondamentale. Sembrerebbe logico ovviamente, ma forse è il caso di approfondire la questione con un po’ di pazienza. Proviamo a farlo analizzando due casi.
Se un’agenzia trova lavoro ad una persona che è attiva al punto di procurarsi autonomamente dei buoni collegamenti con il mercato del lavoro e ha addirittura a disposizione un possibile datore di lavoro, l’agenzia investe denaro pubblico su una persona che con grandissima probabilità si sarebbe ricollocata da sola.
Se invece l’agenzia contatta l’azienda segnalata da un utente che per varie ragioni è in difficoltà a concludere la relazione avviata autonomamente con l’impresa, sicuramente apporta un contributo risolutivo perché evita i rischi legati alle incertezze di una gestione autonoma del contatto da parte del singolo utente. Però non abbiamo un’idea del livello di tenuta di quell’utente, né sappiamo, in caso di assunzione a tempo determinato, quanto quell’utente sarà in grado di ricollocarsi autonomamente.
Nel primo caso abbiamo un’assunzione, un successo in tempi di crisi, quindi apparentemente un dato incontrovertibile. Ma l’efficacia di quell’investimento rimane relativa e tutta da dimostrare:  l’indicatore del posto di lavoro da solo non è sufficiente a dare una adeguata valutazione dell’efficacia del servizio erogato. Nel secondo caso abbiamo addirittura il rischio di una cronicizzazione della dipendenza: se la persona non ce la fa a ricollocarsi al termine del contratto è quasi sicuro che si ripresenterà all’agenzia. A questo punto è necessario chiedersi quale sia il costo reale del servizio e quale sia l’efficacia
Ma se il modello di presa in carico non prevede un’attenta valutazione della domanda dell’utenza distinguendo fra i bisogni della persona senza lavoro, il rischio è la proposizione di un servizio uguale per tutti. Con esiti che potranno favorire l’utilizzo di risorse per la ricollocazione dei disoccupati forti cioè quelli attivi e propositivi, l’elevato rischio di cronicizzazione di quelli meno forti, cioè attivi ma con maggiori difficoltà e la marginalizzazione di quelli deboli che per vari motivi faticano ad attivarsi.
L’attuale “profilazione”, neologismo che intende l’attribuzione di un punteggio in base alle caratteristiche dell’utente, non prevede in alcun modo di considerare i vissuti della persona senza lavoro. Non è prevista una procedura che lo consenta e soprattutto non c’è la consapevolezza dei rischi di una mancata considerazione di questi aspetti.
Anche le indicazioni attuali previste dal decreto legislativo e non solo l’esperienza lombarda, si muovono in una direzione in cui al centro dell’attenzione si pone l’organizzazione che prende in carico la persona disoccupata. E le osservazioni che arrivano dagli attori lombardi confermano questa impostazione del dibattito.
In una recente intervista che ci ha visto coinvolti con Paola Fontana che propone i gruppi di auto aiuto per persone disoccupate, abbiamo cercato di spiegare la centralità di un approccio che deve partire dai bisogni cui si intende dare una risposta.
Il forte rischio è che per altri anni si centri l’attenzione sull’organizzazione che intercetta l’utente, pubblica o privata che sia. Reiterando una mancanza di attenzione nei confronti dell’analisi della domanda e delle caratteristiche delle persone che si presentano al servizio. Come se nell’impostazione strategica da conferire ai servizi per il lavoro si desse attenzione al ruolo ricoperto dall’attore che eroga il servizio e non al tipo di domande poste da chi si rivolge ai servizi.
Sarebbe un peccato correre il rischio di perdere l’occasione per ripensare al ruolo dei servizi per l’impiego, per ridefinire le politiche attive, per valutare l’efficacia degli esiti e degli indici di rating utilizzati fino ad ora.
Potrebbe essere utile nella ridefinizione dei servizi attingere dalle esperienze sviluppate nell’ inserimento lavorativo dei disabili dove da anni si è sperimentata la collaborazione fra pubblico e privato evitando un approccio stereotipato alla profilazione dell’utenza per comprenderne invece i bisogni individuando percorsi efficaci che ottimizzassero le scarse risorse a disposizione.
La pianificazione della strategia dei servizi per l’impiego richiede, come sempre accade nei casi di ridefinizione dei servizi, la capacità di immaginare sintesi nuove introducendo soluzioni innovative e favorendo integrazioni di  politiche che fino ad oggi sono rimaste inutilmente distanti.

sabato 13 giugno 2015

wedding planner & event manager

La wedding planner & event manager vuole dare una risposta ad una precisa esigenza del mercato. Infatti, secondo le più recenti indagini statistiche riguardanti le professioni più richieste, l’organizzatore professionale di eventi è ai primi posti, facendosi finalmente strada tra le professioni inerenti il settore culturale. Il compito di tale professionista è organizzare queste diverse tipologie di eventi in occasione di modificazioni societarie, quotazioni in borsa, feste, celebrazioni, congressi, convegni, iniziative culturali fino alle manifestazioni teatrali e musicali. 

Grazie alle competenze acquisite con il corso per wedding planner & event manager, sarà possibile sovrintendere alla realizzazione di un avvenimento, cura tutta la fase preparatoria, presiede al suo svolgimento e ne gestisce la chiusura. Al wedding planner e event manager competono la definizione e la messa in opera della regia complessiva dell’evento (scelta dei tempi e dei luoghi, allestimento sedi, coordinamento del personale di assistenza) ma anche la quantificazione e la gestione degli investimenti (ricerca sponsor, gestione degli aspetti amministrativi, etc) e la selezione dei canali e degli strumenti di comunicazione da attivare. Nello svolgimento del suo ruolo, interagisce con molti altri interlocutori, tenendo i rapporti con sponsor, enti pubblici, giornalisti, uffici marketing, uffici comunicazione e relazioni pubbliche, uffici stampa delle aziende, organizzazioni di catering, agenzie di personale di assistenza ecc. 

Le esigenze della vita moderna sono tali che oggi le coppie avvertono l’esigenza di avere un aiuto nel momento in cui per la prima volta nella loro vita si trovano a dover reperire e gestire location, catering, fiori, fotografo, acconciatura, abito, bomboniere, musica e quant’altro. Tutto ciò può creare un super lavoro alle coppie di sposi che, soprattutto oggi, spesso non hanno il tempo di organizzare da soli. Per questo motivo il professionista si mette al loro fianco, e li assiste in ogni fase dei preparativi. In Italia questa figura professionale si sta diffondendo sempre di più, diventando una delle professioni più ambite ed in forte espansione. 
Il wedding planner e event manager è colui che progetta, organizza, coordina, assiste, supervisiona e realizza ogni singolo aspetto e servizio legato al matrimonio curando inoltre la regia, l’atmosfera e lo svolgimento dell’intero “evento matrimonio”.
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