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martedì 14 maggio 2013

Approfondimenti sociopsicopedagogici: Processi di attaccamento


 
Per attaccamento si intende, nell'originaria teoria elaborata da John Bowlby, la condizione nella quale un individuo è legato emotivamente a un'altra persona, generalmente percepita come più forte quindi rassicurante. Il rapporto bambino/ madre come rapporto tra chi cerca e chi offre le cure è stato studiato come sistema comportamentale di attaccamento.
La prova dell'esistenza dell'attaccamento viene dalla ricerca di prossimità (o vicinanza), dal fenomeno della base sicura e dalla protesta per la separazione.
L’aspetto cruciale dell’attaccamento nella specie umana è che attraverso questa relazione il bambino interiorizza quelle strategie che mantengono, nel modo più adattivo possibile, il contatto con la figura d’attaccamento. Egli “impara”, cioè, a rappresentarsi dei modelli cognitivo-affettivi del Sé e del Sé con l’altro che verranno attivati ogniqualvolta sarà necessario raggiungere la maggior prossimità possibile con la figura di attaccamento.
Questi modelli, dapprima basati su competenze innate specie-specifiche, si andranno modificando ed organizzando attraverso la retroazione ambientale in sistemi più complessi, gerarchicamente organizzati, con relazioni reciproche e regole abbastanza stabili. In questa organizzazione avremo già la presenza di scopi, tattiche, strategie e la capacità di autorappresentazione.
In particolare, avremo due distinti modelli di rappresentazione fondamentale: il modello ambientale, che prefigura la condizioni di disponibilità ed accessibilità della figura di attaccamento, ed un modello basato sulle condizioni del soggetto, in particolare sulla rappresentazione del Sé e del Sé con l’altro, in relazione alla capacità del soggetto di suscitare reazioni positive in chi lo accudisce. Queste costruzioni sono di origine precocissima, e saranno molto stabili e protette nel corso dello sviluppo, formando il nucleo rappresentazionale interno del sistema di attaccamento e sono state chiamate da Bowlby Modelli Operativi Interni (Internal working model).
La teoria dell’attaccamento parte dall’osservazione del comportamento del bambino dalla prima infanzia in poi verso le figure familiari ed estranee presenti nell’ambiente, e in occasione della separazione dalle figure di attaccamento.
Aree collaterali di osservazione riguardano il comportamento degli adulti verso i bambini che sono chiamati ad accudire, le reazioni al lutto, il processo della formazione e della rottura dei legami affettivi.
L’attaccamento del bambino, il legame fra bambino e caregivers, e le reazioni alla separazione vengono così descritti, in tutti i loro aspetti, come funzioni di un sistema comportamentale unico.
Tale tipo di descrizione da un lato esonera dal pensare in termini di causalità lineare e dall’altro lascia relativamente indistinta la tradizionale netta distinzione fra ciò che appartiene all’individuo e ciò che appartiene all’ambiente.
E’ da notare che tale sistema comportamentale di attaccamento è definito da regole (action rule e stopping rule)  e non dalle caratteristiche intrinseche del comportamento stesso, che può variare da momento a momento. Le regole connettono funzionalmente il comportamento del bambino e il comportamento dell’ambiente ovvero definiscono le transizioni da certi stati del sistema bambino-madre ad altri stati dello stesso sistema. Le regole esistono in quanto esiste l’interconnessione fra bambino e ambiente.
Le regole del sistema dell’attaccamento sono connesse e coordinate alle regole di altri sistemi comportamentali.
Tali regole del sistema comportamentale di attaccamento, come è vero per tutti i sistemi capaci di apprendimento, sono in parte plasmabili.
Dalla fine del primo anno di vita in poi, esso viene mediato da sistemi comportamentali sempre più sofisticati e complessi, organizzati e incorporanti modelli rappresentativi dell’ambiente e del sé. Questi modelli rappresentativi di sé e degli altri significativi che intervengono nella regolazione dell’attaccamento, ovviamente, si formano a partire dall’esperienza di interazione del bambino con le persone che costituiscono la famiglia e possiedono le proprietà dei sistemi, quelli che Piaget chiama “schemi”, che si strutturano secondo le leggi dello sviluppo della conoscenza individuale fino alla formalizzazione delle operazioni logico-deduttive.
Le modalità di attaccamento si cominciano a realizzare nella vita intrauterina ma è dalla nascita che il sistema di attaccamento del neonato entra in interazione con quello dei genitori.
La modulazione del tono, i ritmo delle parole rappresentano elementi costitutivi del processo di attaccamento nelle sue fasi iniziali predisponendo il bambino ad un corretto sviluppo delle capacità di adattamento e consentendone lo sviluppo emozionale e della conoscenza di sé. Per questi motivi la modalità con cui si struttura la reciprocità tra genitori e figlio è estremamente importante per l'organizzazione della conoscenza del bambino. Si assiste dunque all'intersezione di fattori genetici, cioè di predisposizioni biologiche, cui si sommano gli aspetti dei sistemi di reciprocità, cioè lo stile di allevamento, che i bambini sperimentano nei primi anni di vita che, successivamente, nell'interazione con i fattori ambientali e sociali, determinano il successivo sviluppo della personalità sia per ciò che riguarda il concetto di sé, l'autostima e la sicurezza sia per quanto riguarda l'ambiente scolare, i rapporti con i coetanei, la famiglia, le capacità di prendere decisioni e fare scelte. Le teorie sullo sviluppo dei processi emotivi hanno visto impegnati in prima istanza autori di matrice psicoanalitica nelle cui tesi si sottolineava che le emozioni e la coscienza di sé derivano dalla regolazione e dal controllo delle spinte pulsionali e dalla consecutiva distribuzione energetica, successivamente con gli studi di Bowlby si è cominciato a parlare di sistema comportamentale in cui è implicito il concetto di motivazione. Recentemente lo sviluppo delle neuroscienze ha portato a realizzare modelli interpretativi più sofisticati che interfacciano aspetti neurobiologici e legami affettivi.
Secondo alcuni ricercatori un'esperienza emotiva vera e propria compare verso i 7-8 mesi e quindi anche l'idea della permanenza delle figure d'attaccamento. Ovviamente anche un neonato ha manifestazioni di terrore, ad esempio di fronte ad un forte rumore, ma questo viene definito stato emotivo e non esperienza emotiva: sarebbe, cioè, geneticamente predisposto a quella reazione senza averla ancora imparata.
Le esperienze emotive hanno una gradualità, cosicché la paura precede la vergogna o la colpa per le quali è necessario un più erborato meccanismo di pensarsi. Non c'è una priorità tra sviluppo emotivo e cognitivo: entrambi agiscono come strutture inseparabili fin dalle primissime fasi dello sviluppo.
Sviluppo del Sé e teorie psicoanalitiche 
 Le teorie sull’amore di Freud vengono qui messe in evidenza per chiarire le differenze rispetto al punto di vista della psicologia del sé.
Secondo Freud la base dell’unione è l’istinto sessuale. Nella sua teoria dei due stadi l’amore è sessualità sublimata e ha due radici: la tenerezza e la sensualità.
La prima deriva dalla libido oggettuale inibita nella meta e deriva dall’originale scelta oggettuale infantile: gli istinti sessuali seguono gli istinti dell’Io. L’aspetto sensuale emerge nella pubertà e – a causa del tabù dell’incesto – incoraggia il distacco dall’oggetto infantile. L’aspetto affettuoso derivato dall’infanzia gradualmente passa su un nuovo oggetto d’amore dando origine all’amore sensuale.
Freud considera la capacità di amare, insieme alla capacità di lavorare, come un elemento della salute psichica.
Essa tuttavia è confinata in un modello di passioni motivate dagli istinti che a livello intrapsichico danno origine al conflitto col Super-Io. La tragedia della ricerca della felicità attraverso il lavoro e l’amore è che alla fine conduce all’angoscia e al dolore, perché l’individuo fa esperienza della propria incapacità a controllare gli istinti e di trovarsi alla mercé dei poteri distruttivi dell’aggressività e dei propri sensi di colpa.
Le teorie di Freud sull’amore sono strettamente collegate alla sua concezione del narcisismo. Si occupa unicamente della linea evolutiva dal narcisismo all’oggetto.
Dal suo punto di vista  l’apparato psichico evolve dai processi primari e immaturi ai processi secondari maturi. Questo ha come risultato la sublimazione di forme immature di investimento istintuale, il narcisismo, verso forme mature di amore oggettuale. Il narcisismo primario viene istituito come la transizione dall’autoerotismo all’amore oggettuale e indica lo stato di essere innamorati di se stessi.
Freud, inoltre, trova questo amore di sé anche nell’omosessualità, che egli spiega come il risultato dell’amore represso per la madre.
Il narcisismo secondario è conseguente al ritiro dell’investimento libidico oggettuale successivo alla fase narcisistica primaria. Il narcisismo primario, secondo Freud, è una fase nella quale gli istinti sessuali precedentemente non organizzati si uniscono in relazione ad un oggetto: l’Io in via di sviluppo. Freud  ha definito il narcisismo primario in termini economici ed energetici come investimento libidico dell’Io.
Un maggiore o minore livello di narcisismo è collegato ai corrispondenti cambiamenti nell’amore oggettuale. La meta evolutiva è l’amore oggettuale post-edipico.
"La scoperta dell’oggetto è in realtà una riscoperta", perché nell’amore adulto viene ricercato l’oggetto d’amore dell’infanzia.
Il primo punto di distacco da Freud è che Kohut ha concettualizzato la sua linea evolutiva per il narcisismo, o per il sé e il suo oggetto-sé, slegata dall’istinto e l’ha sempre più considerata non solo come indipendente dallo sviluppo istintuale, ma come primaria.
Essa deriva da un sé virtuale e conduce, attraverso il sé arcaico, al sé maturo, facilitando quindi lo sviluppo di un sé coeso inscritto in una matrice d’oggetto-sé.
L’onnipotenza infantile è seguita da un crescente senso di realtà e la grandiosità infantile gradualmente lascia il posto ad una percezione matura del proprio valore. Solo un sé non coeso dipende in vari gradi dalle esperienze d’oggetto-sé arcaiche, a seconda della dimensione della strutturazione intrapsichica.
Una capacità limitata di auto-calmarsi, per esempio, porta alla ricerca di oggetti-sé idealizzati, mentre la bassa auto-stima porta alla ricerca di oggetti-sé rispecchianti. Lo sviluppo normale quindi non è concepito come un facile progredire dalla dipendenza senza risorse all’autonomia, o dall’amore di sé all’amore oggettuale. Al contrario i bisogni di oggetto-sé permangono per tutta la vita e normalmente si trasformano da forme arcaiche a forme mature. Bisogni arcaici d’oggetto-sé non scaturiscono dalla perdita di un oggetto amato, ma piuttosto dall’assenza di esperienze d’oggetto sé più mature.
La seconda differenza rispetto a Freud consiste nell'idea che la salute psichica secondo Kohut non è confinata alla capacità di amare e lavorare, ma piuttosto alla realizzazione di almeno una sfera della personalità nella quale, mediante le capacità e le attitudini esistenti, vengono perseguite con successo le aspirazioni verso una meta ideale.
Il benessere soggettivo è dunque decisivo.
Mentre il punto di vista romantico di Kohut enfatizza la realizzazione e lo sviluppo del sé, e non vede conflitti importanti tra la natura interiore e la realtà esterna, la posizione classica di Freud è definita dal credere nella ragione combinata con una moralità del sacrificio come unica possibilità per stabilire relazioni umane.
Processi ed esperienze nell’ambito dell’amore primario o delle relazioni di oggetto-sé facilitano lo sviluppo del sé e allo stesso tempo formano le basi della capacità per l’amore oggettuale. L’esperienza interna di sentirsi amati, cioè le funzioni di oggetto-sé di prendersi cura, di disponibilità, di empatia e di piacere fornite dai genitori in modo pieno nelle relazioni col bambino, corrispondono all’amore passivo di Balint e di Ferenczi. Questa concettualizzazione non riduce l’amore meramente alle origini somatiche interne.
La stima di sé e l’amore nascono da una matrice di relazioni di oggetto-sé. L’amore è il bisogno di reintegrazione attiva di una relazione di oggetto-sé precedente, nella quale si realizza l’amore e l’essere amati. Lo scopo delle relazioni più intime è il mutuo scambio di sostegno al sé. L’oggetto d’amore soddisfa le prime richieste di oggetto-sé, al punto che il soggetto e l’oggetto sono chiaramente separati. L’oggetto d’amore è quindi intimamente connesso all’amore di sé.
Il legame tra sensualità ed erotismo è forgiato attraverso le connessioni tra l’esperienza di sensualità infantile e adulta. Comunque, anche la non sensualità è una parte abbastanza fondamentale dell’amore oggettuale.
Lo sviluppo dalla forma arcaica a quella matura delle funzioni di oggetto-sé conduce all’oggetto che viene visto sempre più chiaramente come al centro della propria iniziativa dell’individuo. Lo sviluppo dell’amore dipende da questo. La relazione con un oggetto percepito sempre più come indipendente non è semplicemente un’esperienza gioiosa. Frequentemente c’è una successione di esperienze di separazione e fusione attraverso le quali lo sviluppo dell’amore ottiene il suo inconfondibile carattere e intensità.
Terman paragona questa sequenza a una fuga: un tema che si schiude e che successivamente viene raccolto da singole voci, le quali formano insieme una confluenza che poi va via di nuovo. La capacità di prendersi cura e di apprezzare gli altri, secondo Terman, non è del tutto presente finché lo sviluppo del sé non è completo e non c’è più un obbligo unidirezionale di soddisfare le funzioni d’oggetto-sé essenziali.. La reciprocità di queste funzioni viene acquisita solo molto più tardi nello sviluppo.
Mentre Freud comprendeva l’amore come sessualità sublimata, la psicologia psicoanalitica del sé lo concepisce come considerazione, tenerezza, affetto e interesse.
Siccome l’oggetto d’amore ha funzioni d’oggetto-sé, può accadere che in reazione alla rottura di una relazione - come risultato dell’umiliazione e del rifiuto – si sviluppino sintomi narcisistici. In questo caso la sessualità è secondaria; l’importanza motivazionale di preservare la coerenza di sé è primaria.
L’amore maturo è caratterizzato dal più maturo uso reciproco che gli adulti fanno dell’altro come oggetto-sé. Questa forma più matura di relazione è raggiunta per mezzo di un sé più forte e coerente, che si è sviluppato all’interno di un centro relativamente indipendente di iniziative e può, quindi, considerare gli altri come un oggetto.
Riguardo l’attaccamento, deve essere molto chiaro che l’attaccamento e l’amore non sono, di certo, identici. Ogni relazione d’amore contiene una relazione d’attaccamento, ma non viceversa. La prima teoria di Freud sull’amore può essere considerata come l’anticipazione di una relazione d’attaccamento.
Le ricerche contemporanee sull’attaccamento hanno scoperto che le relazioni d’amore adulte possono essere fatte risalire agli stili d’attaccamento acquisiti nell’infanzia. Suggeriscono che un tipo di gioco d’amore – l’amore romantico – può essere compreso come un processo d’attaccamento.
Questo punto di vista ha un significato particolare perché l’amore romantico, in quanto opposto all’amore di coppia, sta diventando sempre più importante. 
Con l’aiuto della teoria sull’attaccamento, è possibile concettualizzare differenti forme di amore nel corso dello sviluppo.
Si presuppone che le caratteristiche della comunicazione nell’attaccamento infantile (cioè la responsività, la prevedibilità, il sostegno, la sicurezza, ed altro) determinano anche la sicurezza di un attaccamento romantico adulto.
Nella teoria dell’attaccamento normalmente vengono distinti quattro tipi di attaccamento infantile:
  1. Attaccamento sicuro (tipo B)
  2. Attaccamento insicuro-evitante (tipo A)
  3. Attaccamento insicuro-ambivalente ((tipo C)
  4. Attaccamento disorganizzato-disorientato (tipo D)
Waters e altri hanno mostrato che nel 70% dei casi il tipo di attaccamento infantile rimane invariato fino ai vent’anni. All’opposto, Owens e altri hanno mostrato che il potere determinante delle esperienze primarie non è così forte, ma al contrario la mutua costruzione di una relazione d’attaccamento romantica adulta può modificare l’effetto delle esperienze primarie. Non hanno riscontrato alcuna correlazione tra i tipi di attaccamento infantile dei due partner, ma una correlazione tra i rappresentanti delle loro attuali relazioni d’amore.
Ne consegue che le esperienze di attaccamento primarie hanno solo una moderata influenza sulla relazione d’attaccamento tra due partner adulti, così che una certa apertura al cambiamento è sempre presente e l’equazione infanzia felice/infelice = amore felice/infelice non è sempre vera.
Nella teoria dell’attaccamento si assume che l’attaccamento degli adulti può essere modellato come nello schema di Bowlby dello sviluppo del bambino.
Da alcuni studi, effettuati da Beebe e McCrorie nel 1996, è emerso che nelle coppie avviene un bilanciamento dei ritmi vocali, un coordinamento dei pattern temporali, che è propedeutico al raggiungimento della co-costruzione di un attaccamento sicuro attraverso attese e anticipazioni.
Questo è un processo simile a quello che avviene tra madre e figlio, o tra analista e analizzando. In modo interessante, una contingenza massima di ritmi vocali tra madre e bambino di quattro mesi porta a un attaccamento di tipo disorganizzato nel bambino all’età di 12 mesi.
Infine, c’è un ulteriore aspetto dell’amore, già osservato come significativo da Erikson, l’intimità.
L’intimità non è solo associata alla sessualità, ma anche con relazioni emotive affiatate. Come l’attaccamento e la capacità di amare, essa si sviluppa attraverso esperienze significative con gli altri. La capacità di entrare in intimità con gli altri si basa sulla capacità di entrare in intimità con noi stessi.
L’intimità con se stessi dipende dall’essere capaci di ricreare esperienze emotive. L’intimità con gli altri è stabilita dal raggiungimento dell’intersoggettività (l’auto-consapevolezza in Stern) attraverso l’attiva assimilazione e riconoscimento degli stati emotivi.
Un sentimento positivo dell’intimità si basa sul piacersi. Questo dà adito alla simpatia per sé stessi che, se necessario, viene protetta nei confronti di attacchi esterni, o che può essere condivisa con gli altri nell’amore, negli affetti e nella sicurezza. Il fare esperienza di forti sentimenti di intimità con sé e con gli altri migliora e rinvigorisce la qualità dell’esperienza umana. Inoltre, nell’intimità con un partner c’è sempre la possibilità di riconoscere aspetti del sé attraverso il rispecchiamento e la responsività. Questi sono prerequisiti per lo sviluppo di una capacità di amare matura.
Sé e sistemi cognitivi
Se mettiamo a fuoco la struttura, lo sviluppo e l’apprendimento dei sistemi di esperienze interconnesse che costituiscono il sé o l’identità personale, appare evidente l’interconnessione fra tali sistemi e il sistema dell’attaccamento.
Ciascuno di noi costruisce ampie fondamentali parti della concezione di sé a partire dalla descrizione di sé che “osserva”, come in uno specchio, negli atteggiamenti che le figure di attaccamento e gli altri significativi in generale hanno verso di lui o lei, e nelle descrizioni verbali di sé che riceve da tali persone.
L’ipotesi essenziale che qui importa sottolineare è che, grazie alla sua origine, il sistema cognitivo relativo al sé è ampiamente situazionale, nel senso che è regolato dal contesto ambientale da cui ha tratto origine ed in cui è immerso. La capacità di auto-mantenimento di tale sistema cognitivo –la sua costanza nel tempo e la sua resistenza al cambiamento- appare legata ad un attivo ristabilimento, ogni volta che queste vengono mutate, delle transazioni con l’ambiente compatibili con la sua struttura. Tale tendenza a mantenere costante lo stile di transazioni compatibile con il mantenimento dell’identità personale si riflette nella tendenza a formare una nicchia ecologica  costante.
Funzionali alla creazione e al mantenimento della nicchia ecologica sono la resistenza alla separazione, cioè alla rottura dei legami affettivi, le scelte dei nuovi partners affettivi e delle amicizie.
Nel parlare di sistemi cognitivi relativi al sé non si intendono soltanto regole e rappresentazioni pertinenti all’elaborazione verbale delle informazioni (dialogo interno, memoria semantica, ecc.) ma anche regole e rappresentazioni immaginative ed emozionali (fantasie, sogni, memoria episodica, ecc.).
In questa prospettiva, i sistemi cognitivi relativi all’identità personale appaiono come sistemi sovraordinati rispetto alla maggior parte degli altri sistemi cognitivo-comportamentali a cui l’organismo umano partecipa, e nello stesso tempo come costruiti a partire da essi.
Il sé si costruisce nella famiglia a partire dall’attaccamento e finisce per contenere, come i suoi sottoinsiemi, la famiglia e l’attaccamento.
Ciò che, insomma, viene ritenuto indispensabile tanto nello sviluppo, quanto nella terapia, è la possibilità dello stabilirsi di un’esperienza continuativa di “base sicura“ dalla quale l’individuo possa sviluppare una sua indipendenza ed autonomia e con la quale queste modalità possano coesistere.
Sé e famiglia
Il sistema del sé è costituito a partire da esperienze, fra le quali quelle che avvengono nei primi anni di vita e all’interno della trama delle interazioni fra i membri della famiglia, costituiscono probabilmente le più significative.
Questa affermazione, evidentemente sostenuta dal senso comune e da una massa imponente di osservazioni cliniche, è alla base di due diverse direttrici di ricerca psicopatologica.
La prima, a partire dalla diagnosi di una determinata sindrome nevrotica, psicotica o psicosomatica, si muove a considerare il tipo di transazione familiare che caratterizza la famiglia di gruppi più o meno vasti di pazienti con tale diagnosi.
La seconda direttrice di ricerca prende anch’essa le mosse dalla descrizione di una determinata “entità” nosografia e procede a definire l’organizzazione della conoscenza di sé posseduta dalle persone che ricevono la corrispondente diagnosi. Tale organizzazione cognitivo-comportamentale è poi studiata nella sua origine all’interno della storia individuale di apprendimento. Anche seguendo tale linea direttrice, si arriva ad identificare una serie di patterns invarianti con figure di attaccamento e altri significativi.
Seguendo entrambe queste linee di ricerca, dunque, si arriva a stabilire una correlazione fra il sistema famiglia e il sistema Sé. Tale correlazione può apparire come una subordinazione del sistema sé al sistema famiglia, nel senso  che il sistema famiglia comprende almeno una parte del sistema del sé del bambino che si sviluppa al proprio interno, proprio come sottosistema.
Tuttavia, si può vedere come il modello rappresentativo della propria famiglia e di ciascuno dei suoi membri sia un sottoinsieme del sistema del sé.

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